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Mille papaveri per la Resistenza: a San Mauro il 25 aprile parte dalle scuole

Studenti protagonisti del progetto “1000 Papaveri Rossi” alla vigilia della Liberazione

Mille papaveri per la Resistenza: a San Mauro il 25 aprile parte dalle scuole

Mille papaveri per la Resistenza: a San Mauro il 25 aprile parte dalle scuole

Non una cerimonia tradizionale, ma un gesto ripetuto centinaia di volte. Piegare la carta, costruire un fiore, scrivere un nome. È così che a San Mauro Torinese ha preso forma “1000 Papaveri Rossi”, il progetto che ha aperto le celebrazioni del 25 aprile coinvolgendo direttamente le scuole e riprendendo il celebre brano di Fabrizio De André.

Al parco Pragranda, il 24 aprile, le ragazze e i ragazzi della Dalla Chiesa e della Silvio Pellico hanno dato vita a un grande prato simbolico, dove ogni papavero è dedicato a un partigiano o a una persona che ha contribuito alla Resistenza. Dentro ogni fiore, una storia breve, essenziale, ma sufficiente a restituire un volto e un frammento di vita.

L’idea è semplice, ma il significato va oltre l’impatto visivo. «Vogliamo costruire in ogni paese un prato dedicato ai partigiani, realizzato dai cittadini tutti insieme», spiega Daniela Carisi, artista dell’associazione Miranda e ideatrice del progetto. Non un’installazione calata dall’alto, ma un processo collettivo, fatto di incontri, preparazione e partecipazione.

Il lavoro, infatti, inizia prima. I fiori vengono costruiti nei giorni precedenti, in piccoli gruppi, dedicando tempo non solo alla manualità ma anche al ricordo. È lì che la memoria prende forma, prima ancora di essere esposta. Poi i papaveri vengono raccolti in un unico spazio, diventando un’immagine condivisa e accessibile a tutti.

Il coinvolgimento delle scuole non è un dettaglio. È il punto centrale. Perché in questo modo la memoria non viene semplicemente raccontata agli studenti, ma attraversata, costruita, fatta propria. «Ogni fiore contiene la storia di un partigiano o di una partigiana che i ragazzi potranno tenere con sé», sottolinea la sindaca Giulia Guazzora.

E infatti il prato non resta lì. Al termine dell’iniziativa, ogni studente può portare a casa il proprio papavero. Un passaggio che trasforma il ricordo da collettivo a personale, da simbolico a concreto. Non più qualcosa che si osserva, ma qualcosa che si conserva.

In questo senso, il progetto cambia anche il modo di intendere il 25 aprile. Non solo una ricorrenza istituzionale, ma un’esperienza che passa dalle nuove generazioni. Il papavero, simbolo universale legato alla guerra e alla memoria, assume così un significato ulteriore. Non è solo un richiamo storico, ma uno strumento educativo. Un modo per collegare passato e presente attraverso un gesto semplice, ma ripetuto, condiviso, consapevole.

Il prato dei papaveri ha aperto le celebrazioni cittadine, che proseguono con il programma del 25 aprile. In mattinata la Santa Messa alla Pulcherada alle 10, seguita dal corteo e dalla commemorazione istituzionale tra le vie della città. Nel pomeriggio, al parco Einaudi, la pastasciutta antifascista e il concerto degli Yo Yo Mundi, mentre il 28 aprile al teatro Gobetti è in programma lo spettacolo musicale “Garofani in aprile”.

Un calendario che tiene insieme momenti diversi. Ma che, quest’anno, parte da lì: da un prato costruito dai ragazzi, dove ogni fiore racconta una storia e la memoria smette, almeno per un momento, di essere qualcosa di distante.

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