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24 Aprile 2026 - 10:59
Lo Russo nella bufera sul 25 aprile: “Una Liberazione svuotata e piegata alle politiche di guerra”
Un presidio “contro la guerra e l’economia di guerra” è stato convocato oggi, 24 aprile, alle 17:30 in piazza Palazzo di Città da Potere al Popolo Torino. L’iniziativa si terrà prima della tradizionale fiaccolata della vigilia della Liberazione, quest’anno al centro di polemiche legate anche alla mancata modifica della data per consentire la partecipazione della comunità ebraica, impossibilitata a prendervi parte per via dello Shabbat.
Nelle scorse settimane, infatti, la giunta guidata dal sindaco Stefano Lo Russo aveva valutato l’ipotesi di spostare la fiaccolata al 23 o al 25 aprile proprio per andare incontro a questa esigenza, salvo poi fare marcia indietro e confermare l’appuntamento nella sua collocazione tradizionale. Una scelta che ha alimentato il dibattito politico cittadino, ma che – secondo Potere al Popolo – non incide sul nodo centrale.
Nel comunicato diffuso dagli organizzatori si legge infatti che «quello che è successo intorno alla fiaccolata istituzionale […] non è che la conferma di una traiettoria ormai evidente», ovvero «la trasformazione del 25 aprile in un rito istituzionale svuotato, piegato alle compatibilità politiche del presente» e «sempre più distante dai conflitti reali e dalla sostanza dell’antifascismo».
La critica si concentra in particolare sul ruolo delle forze politiche di centrosinistra, accusate di essersi progressivamente allineate alle politiche internazionali occidentali: «un intero blocco politico […] ha scelto da tempo di collocarsi dentro un perimetro di piena compatibilità con le politiche di guerra, con il riarmo e con l’atlantismo». Un orientamento che, secondo il movimento, si rifletterebbe anche nelle piazze: «tutti ci ricordiamo allo scoppio della guerra in Ucraina le bandiere del regime di Zelensky […] come l’anno scorso quelle di Israele e NATO».
Il comunicato collega queste dinamiche alle trasformazioni economiche della città. Torino, si legge, starebbe attraversando «una trasformazione profonda», passando dalla crisi dell’automotive a una riconversione verso «l’aerospazio e la difesa», con progetti come la Città dell’Aerospazio. Un processo che – secondo gli organizzatori – lega sempre più istituzioni, ricerca e industria a «un modello economico fondato sulla sicurezza, sulla competizione globale e, sempre più chiaramente, sulla guerra». In questo quadro viene citato anche il TAV, indicato come «corridoio militare».
Ampio spazio è dedicato anche al contesto internazionale, descritto con toni molto critici. Nel comunicato si parla di «una congiuntura molto grave» in cui «l’imperialismo statunitense insieme allo stato sionista stanno conducendo una guerra criminale contro l’Iran», mentre si denuncia «l’aperto sostegno al genocidio in atto in Palestina». Parallelamente, si evidenzia come anche in Europa «crescono le spese militari» e resti aperto il conflitto in Ucraina.
Da qui la definizione di una linea politica alternativa: «essere antifascisti oggi è porsi di traverso a questa deriva bellicista», rompendo «con l’alleanza atlantica, con gli Stati Uniti e con Israele» e fermando «l’economia di guerra che porta solo a licenziamenti di massa e definanziamenti […] a settori pubblici come scuola e sanità».
Nel testo compare anche un riferimento alla situazione politica interna e al recente referendum sulla giustizia, interpretato come segnale di un malcontento diffuso: «è emersa una limpida e condivisa necessità: il bisogno di un’alternativa politica e sociale a tutto campo», sia contro il governo sia contro quello che viene definito un «campo largo bellicista».
La critica investe direttamente anche il significato delle celebrazioni del 25 aprile: «non possiamo accettare una Liberazione che può convivere con il riarmo, con il sostegno a Israele, con l’allineamento alle politiche NATO». Una ricorrenza che, secondo Potere al Popolo, rischia di diventare «una memoria innocua, gestita dall’alto e funzionale all’esistente», separata dalla natura originaria della Resistenza.
Il presidio di oggi si propone quindi come momento di mobilitazione alternativa, con l’invito a partecipare rivolto a realtà sociali e cittadini per esprimere una posizione chiara: «contro la guerra, l’economia e l’industria di guerra», «contro il colonialismo e il sostegno a Israele», «contro le politiche di riarmo e l’atlantismo» e «contro la repressione e le politiche che colpiscono lavoratori, studenti e quartieri popolari».
Un appuntamento che, nelle intenzioni degli organizzatori, vuole riportare al centro una lettura politica e attuale della Liberazione, indicando – concludono – «cosa significa essere partigiani oggi».

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