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24 Aprile 2026 - 10:22
Senza più il dormitorio, a Chivasso c'è chi passa la notte sotto i portici di via Torino
Sotto i portici del centro restano i cartoni, i sacchi, i segni di un giaciglio appena abbandonato. L’uomo non c’è più. È andato via prima che aprissero i negozi. Prima degli sguardi. Prima delle polemiche.
Ma il punto è proprio questo: non serve più nemmeno vederlo.
Siamo a Chivasso, venerdì 24 aprile. La foto finisce nel gruppo Facebook “Cittadini di Chivasso” e in poche ore accende decine di commenti. “Le autorità per vigilare i senza dimora in pieno centro?” scrive l’utente che pubblica. E da lì parte il solito scontro: decoro contro umanità, sicurezza contro solidarietà, cittadini contro amministrazione.
Il resto è già noto.
Ma qui non siamo davanti a un’opinione.
Siamo davanti a una conseguenza.
Il dormitorio comunale di via Nino Costa ha chiuso il 31 dicembre 2025, sotto l’amministrazione del sindaco Claudio Castello. Una scelta politica, prevista e portata fino in fondo, nonostante mesi di polemiche.

Claudio Castello sindaco di Chivasso
Al suo posto? Non un servizio equivalente. Non una struttura stabile.
Il Comune, con l’assessore alle Politiche Sociali Cristina Varetto, ha messo in piedi una soluzione temporanea: alcuni posti limitati nei locali di via Paleologi, senza le caratteristiche di un vero dormitorio. Un riparo invernale, senza servizi adeguati, senza continuità. Una risposta emergenziale a un problema strutturale.
E infatti il problema non è sparito.
Si è spostato.
Quei cartoni sotto i portici non sono degrado. Sono una traccia. Qualcuno ha dormito lì, nel cuore della città, perché non aveva un altro posto dove andare. E poi si è alzato, è sparito, lasciando dietro solo quello che basta per far finta che non esista.
È più comodo così. Anche per la politica.
Perché finché esisteva il dormitorio, il problema aveva un luogo, un perimetro, una responsabilità pubblica. Non era risolto, ma era riconosciuto. Era dentro un servizio.
Oggi no.
Oggi il problema si disperde, si muove, compare all’alba e scompare prima che la città apra le serrande. E quando resta solo il segno, come in questa foto, diventa perfetto per alimentare lo scontro sterile sui social.
Ma il punto resta uno.
Si può discutere all’infinito se sia giusto o meno che qualcuno dorma sotto i portici. Se dia fastidio. Se sia decoroso. Se esistano alternative rifiutate.
Tutto legittimo.
Ma prima viene una domanda più semplice: dove dovrebbe andare?
Perché se la risposta è “non qui”, allora serve dire anche “dove sì”.
E oggi, a Chivasso, quella risposta non c’è più dal 31 dicembre.
Restano i cartoni. Restano i post indignati. Resta una città che si divide su Facebook mentre il problema cambia angolo.
E resta un fatto difficile da aggirare: quando togli un servizio, non elimini il bisogno. Lo lasci per strada.
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