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10 Aprile 2026 - 18:11
Dormitorio chiuso da 4 mesi, ma sul sito del Comune è ancora aperto
Quattro mesi dopo la chiusura, il dormitorio di Chivasso continua a “esistere”. Non nella realtà, ma sul sito del Comune.
C’è l’indirizzo, via Nino Costa 48. Ci sono gli orari, le regole, le modalità di accesso. C’è perfino la descrizione dettagliata di come si entra, si dorme, si esce. Tutto aggiornato, tutto disponibile. Tutto falso.
Perché quel servizio, deciso e cancellato dall’amministrazione guidata da Claudio Castello con l’assessora Cristina Varetto, non esiste più dal 31 dicembre 2025.
Questa non è una semplice dimenticanza. È il segno di un modo di governare.
Per mesi si è discusso se il dormitorio fosse utile o meno, se costasse troppo, se servisse davvero. In Consiglio comunale la maggioranza ha difeso la chiusura con toni duri, rivendicando la scelta, rifiutando perfino l’idea di riaprire un confronto. “Non ci sarà nessun tavolo”, è stata la linea.
Bene. Se una scelta è così chiara, così rivendicata, così definitiva, allora dovrebbe essere altrettanto chiara nella sua gestione.
Invece succede il contrario: il servizio viene cancellato nella realtà, ma resta vivo online. Come se nulla fosse. Basta cliccare qui per dare una sbirciata ad orari, regole di comportamento, persino il disciplinare della struttura.
E qui qualcuno dirà: «sì, vabbè, ma è un sito internet…».
E chi non va oggi su internet?

Cristina Varetto assessore alle Politiche Sociali
«Massì, è un sito...» E sticazzi. Certo che è un sito. È una vetrina pubblica, istituzionale. E come tale dovrebbe essere aggiornata, verificata, coerente con la realtà. Non è un dettaglio. È il minimo.
Perché il sito del Comune non è una bacheca qualsiasi. È il primo punto di accesso per chi cerca aiuto, per chi si deve orientare. È il luogo dove un senza dimora, un volontario, un operatore sociale può trovare informazioni concrete. O almeno dovrebbe.
Oggi, invece, trova una porta aperta su un servizio che non esiste più. Questo è il punto.
Cos'è questa? Sciatteria amministrativa? Probabilmente. Ma senz'altro è un'immagine reale che rappresenta ciò che il Comune dice e ciò che il Comune fa, tra la realtà e la sua rappresentazione ufficiale.
E quando questa frattura riguarda un servizio per persone senza fissa dimora, il peso è diverso. Più grave.
Perché qui non si parla di una strada chiusa o di un orario sbagliato. Si parla di persone fragili, che si muovono su informazioni essenziali. Informazioni che possono fare la differenza tra trovare un riparo o restare fuori.
Lasciare online un servizio che non esiste più significa, nei fatti, alimentare confusione. Illudere. Disorientare.
E tutto questo mentre in Consiglio comunale si sostiene che “nessuno è rimasto fuori”, che il problema è risolto, che la gestione attuale funziona.
Perché non dire chiaramente: il dormitorio è chiuso, questa è la nuova soluzione, questi sono i riferimenti, queste le modalità?
La risposta più semplice è anche la più scomoda: perché manca attenzione. Manca cura. Manca quella responsabilità minima che distingue una scelta politica – legittima o discutibile – da una gestione seria delle sue conseguenze.
E allora il punto resta lì, nudo. Si è scelto di chiudere un servizio. Si è scelto di non riaprire il confronto. Si è scelto di andare avanti così.
Ma non si è stati capaci, nemmeno, di aggiornare una pagina web.
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