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22 Aprile 2026 - 12:17
Scontro sugli OGM in Regione, bocciata la proposta contro la deregulation: “Rischio per bio e piccole aziende”
Nuovi OGM, vecchie divisioni. Il Consiglio regionale del Piemonte respinge l’ordine del giorno presentato da Alleanza Verdi Sinistra contro la deregolamentazione delle TEA (Tecniche di Evoluzione Assistita), aprendo un fronte politico e agricolo destinato a restare caldo nei prossimi mesi, anche in vista del voto europeo sul tema.
La proposta, bocciata dalla maggioranza di centrodestra con l’astensione del consigliere leghista Protopapa, puntava a chiedere alla Regione una posizione netta contro la liberalizzazione dei cosiddetti nuovi OGM, che Bruxelles si appresta a regolamentare con norme più permissive.
Secondo AVS, la posta in gioco è alta. La deregolamentazione, sostengono, rischierebbe di compromettere interi comparti dell’agroalimentare piemontese, a partire dalle filiere biologiche e da quelle OGM-free, che rappresentano una parte significativa dell’identità produttiva regionale.
Il nodo centrale riguarda la tracciabilità. La proposta europea prevede infatti che una larga parte delle nuove tecniche genetiche — in particolare le cosiddette NGT1, che rappresentano oltre il 90% dei casi in sviluppo — possa essere diffusa senza obbligo di etichettatura stringente. Un passaggio che, secondo i promotori dell’ordine del giorno, renderebbe di fatto impossibile evitare contaminazioni tra colture.
“Metterebbe innanzitutto a rischio l’operato degli agricoltori biologici”, è la posizione espressa da AVS, che sottolinea come la coesistenza tra colture tradizionali e geneticamente modificate, in assenza di regole chiare, rischi di diventare impraticabile.
Non solo. Un altro punto critico riguarda il tema dei brevetti. Le nuove varietà sviluppate attraverso queste tecniche sarebbero infatti coperte da diritti di proprietà intellettuale, spesso detenuti da grandi gruppi dell’agrochimica. Una dinamica che, secondo i critici, potrebbe penalizzare le piccole e medie aziende sementiere, riducendo la competitività e aumentando la dipendenza da pochi attori globali.

Il Piemonte, in questo scenario, rappresenta un caso emblematico. Il sistema agroalimentare regionale è fortemente orientato alla qualità e alla differenziazione, con un peso significativo delle produzioni certificate. La cosiddetta “DOP economy” vale circa 1,64 miliardi di euro, con il solo comparto vitivinicolo che supera 1,3 miliardi e incide per il 19% sull’intero settore agroalimentare.
Un equilibrio delicato, secondo AVS, che potrebbe essere messo in discussione da un quadro normativo troppo permissivo. “Il sistema è strutturalmente fondato su produzioni di qualità differenziata, particolarmente vulnerabili”, si legge nella posizione del gruppo.
La proposta bocciata raccoglieva anche le istanze di oltre 200 realtà del settore, tra cui Slow Food Italia, ARI, ASCI e ARCI, che già nel 2025 avevano sottoscritto una dichiarazione congiunta contro la deregulation dei nuovi OGM, chiedendo maggiori garanzie per agricoltori e consumatori.
Sul piano politico, la bocciatura segna una linea chiara. La maggioranza ha scelto di non assumere una posizione preventiva, in attesa delle decisioni europee, allineandosi di fatto alla linea del Governo nazionale, che ha espresso parere favorevole alla proposta UE. Una scelta che AVS contesta apertamente. “La destra, sempre pronta a dichiararsi al fianco degli agricoltori e a difesa del made in Italy, non ha accolto le richieste di precauzione”, è la critica rivolta al Consiglio regionale.
Il tema, però, è destinato a tornare. Dalla stessa maggioranza è arrivata la disponibilità a riaprire il confronto una volta definito il quadro normativo europeo. Un passaggio che potrebbe spostare il dibattito dal piano ideologico a quello tecnico, con valutazioni più dettagliate sugli impatti reali delle nuove tecnologie.
Nel frattempo, il dibattito sugli OGM di nuova generazione resta aperto anche a livello scientifico. Le TEA si distinguono dagli OGM tradizionali perché non introducono necessariamente geni esterni, ma modificano quelli già presenti nella pianta. Una differenza che, per alcuni, giustifica un approccio regolatorio più flessibile, mentre per altri non elimina i rischi legati alla diffusione incontrollata.
Sul fronte opposto, sostenitori delle nuove tecniche evidenziano le potenzialità in termini di resistenza ai cambiamenti climatici, riduzione dell’uso di pesticidi e aumento della produttività. Un argomento che trova spazio soprattutto in un contesto agricolo sempre più esposto a crisi ambientali.
Il confronto, dunque, si muove su un equilibrio complesso tra innovazione e tutela. Da un lato la necessità di sostenere la competitività del settore agricolo, dall’altro la difesa di modelli produttivi basati su qualità, biodiversità e tradizione. In questo scenario, il Piemonte si trova in una posizione strategica. Regione leader nelle produzioni di eccellenza, ma anche territorio che potrebbe essere direttamente coinvolto dalle trasformazioni legate alle nuove tecnologie agricole.
La bocciatura dell’ordine del giorno non chiude il capitolo. Piuttosto, segna l’inizio di una fase di confronto che si sposterà sempre più su scala europea. Sarà infatti il Parlamento UE a decidere le regole del gioco, con ricadute dirette sui territori. Per ora, resta una frattura politica netta e una domanda di fondo: come conciliare innovazione e tutela delle filiere locali? Una questione che, nei prossimi mesi, tornerà inevitabilmente al centro del dibattito.
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