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11 Aprile 2026 - 15:22
Nuovi OGM in Piemonte, Alice Ravinale: “Senza regole rischi per agricoltori, consumatori e prodotti DOP”
Martedì approda in Consiglio regionale del Piemonte l’atto di indirizzo presentato da "Alleanza Verdi Sinistra" sui cosiddetti nuovi OGM. Un documento, depositato già a maggio 2025, che – come sottolinea la consigliera Alice Ravinale – “nasce dalle preoccupazioni concrete di tanti piccoli agricoltori piemontesi e dei produttori di sementi, che oggi non si sentono ascoltati”.
Il tema è quello delle nuove tecniche genomiche (NGT), note anche come TEA, Tecniche di Evoluzione Assistita. Si tratta di strumenti innovativi su cui l’Unione Europea sta discutendo una proposta di deregolamentazione. In sostanza, spiega Ravinale, “si vuole facilitare l’ingresso sul mercato europeo di piante e prodotti derivati da queste tecniche, riducendo controlli e vincoli che oggi esistono per gli OGM tradizionali”.
Ma proprio qui si concentrano le criticità. “Il rischio – afferma Alice Ravinale – è che si faccia un passo indietro su trasparenza e sicurezza”. Secondo quanto evidenziato anche dall’Associazione Rurale Italiana (ARI), i punti più controversi sono due: da un lato la possibile eliminazione dell’obbligo di etichettatura e tracciabilità, dall’altro il tema dei brevetti.

Alice Ravinale
“Se passa questa impostazione – prosegue Ravinale – i cittadini non sapranno più cosa stanno comprando. Non potranno distinguere un prodotto contenente nuovi OGM. Questo significa minare la fiducia nel biologico e nel km zero, che sono invece un punto di forza del nostro territorio”.
Le conseguenze, però, non riguardano solo i consumatori. “Per gli agricoltori piemontesi il rischio è ancora più grande”, insiste Alice Ravinale. “Parliamo di aumento dei costi delle sementi, obbligo di acquistare prodotti specifici, ma anche del pericolo di essere accusati di violazione di brevetti. È una situazione che può mettere in difficoltà soprattutto le piccole aziende”.
Un passaggio chiave riguarda proprio il sistema dei brevetti. “Come già avvenuto con i vecchi OGM – spiega Ravinale– anche queste nuove tecniche saranno in gran parte coperte da diritti industriali. Questo significa concentrare il controllo nelle mani di poche multinazionali e ridurre lo spazio per chi produce in modo indipendente”.
Secondo AVS, il rischio concreto è una progressiva scomparsa delle realtà più piccole. “Le aziende sementiere di dimensioni ridotte o medie non avranno le risorse per competere. Anche volendo investire in ricerca, verrebbero schiacciate da pochi grandi gruppi”, sottolinea Ravinale.
Non solo: sul piatto c’è anche la tutela delle produzioni di qualità. “Se non ci sono regole chiare sulla coesistenza, si rischia la contaminazione e quindi la perdita di certificazioni come DOP e IGP. E questo, per il Piemonte, sarebbe un danno enorme”.
I numeri lo confermano. La cosiddetta “DOP economy” regionale vale circa 1,64 miliardi di euro, con il comparto vitivinicolo che da solo supera 1,3 miliardi e rappresenta una fetta significativa dell’agroalimentare piemontese. “Il nostro sistema – ricorda Alice Ravinale – si basa su qualità, tipicità e biodiversità. È un equilibrio delicato, che non possiamo mettere a rischio”.
A livello europeo, intanto, cresce la mobilitazione. Oltre 200 organizzazioni – tra cui Slow Food – hanno sottoscritto una dichiarazione congiunta per chiedere che i nuovi OGM restino soggetti a valutazione dei rischi, tracciabilità ed etichettatura. “Non siamo soli in questa battaglia – evidenzia Ravinale – c’è un fronte ampio che chiede prudenza e regole chiare”.
Nel mirino anche la posizione del Governo. “Il Ministro dell’Agricoltura ha espresso un parere favorevole alla deregolamentazione, ignorando le richieste dei piccoli agricoltori e dei consumatori”, attacca Alice Ravinale. “E la Regione Piemonte, finora, è rimasta in silenzio. Questo non è accettabile”.
Da qui la richiesta contenuta nell’atto di indirizzo. “Chiediamo alla Regione di prendere posizione e di adottare un approccio precauzionale”, conclude Ravinale. “Servono strumenti di monitoraggio, tracciabilità e la possibilità di istituire zone libere da OGM e NGT. Dobbiamo proteggere le nostre filiere, il lavoro degli agricoltori e la qualità del cibo che arriva sulle tavole dei cittadini”.
“Non siamo contro l’innovazione – precisa Alice Ravinale – ma vogliamo che sia governata, trasparente e al servizio del territorio. Così com’è, questa proposta rischia di andare nella direzione opposta”.
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