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Diritti umani, giovani protagonisti alle Ogr: in 500 sulle orme di Robert F. Kennedy

Dalle scuole di tutta Italia performance artistiche tra podcast, videoclip e teatro per rileggere l’eredità di Robert F. Kennedy

Non è stata una semplice giornata di eventi, né una vetrina scolastica. Alle Ogr di Torino, oltre 500 studenti arrivati da tutta Italia hanno dato forma a qualcosa di più ambizioso: provare a tradurre i diritti umani in linguaggi contemporanei, facendoli uscire dai libri per portarli sul palco, nelle cuffie, sugli schermi.

Si intitola “Bridges of Hope – Parole che cambiano il mondo” l’iniziativa promossa da Robert F. Kennedy Human Rights Italia, che ha riunito ragazze e ragazzi di 27 scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado, al termine di un percorso iniziato lo scorso anno, nel centenario della nascita del senatore americano Robert Francis Kennedy. Una figura che, a distanza di decenni, continua a rappresentare un riferimento per il suo impegno sui diritti civili, la giustizia sociale, la dignità delle persone.

Ma più che la celebrazione, a Torino è andata in scena una reinterpretazione.

Gli studenti hanno lavorato per mesi sui discorsi di Kennedy, sui passaggi più noti e su quelli meno citati, sulle battaglie politiche e sul loro significato oggi. Il risultato non è stato un esercizio accademico, ma una produzione collettiva di idee: podcast, videoclip, testi musicali, performance teatrali. Forme diverse, tutte accomunate da un tentativo preciso: trovare un linguaggio capace di parlare al presente.

Sul palco si sono alternate voci e storie che hanno attraversato temi come la giustizia, la solidarietà, l’inclusione, il diritto all’uguaglianza. Non slogan, ma narrazioni costruite dagli studenti, spesso con uno sguardo diretto sulle contraddizioni del mondo contemporaneo. In alcuni lavori il riferimento a Kennedy è rimasto esplicito, in altri è diventato una traccia più sottile, quasi un punto di partenza da cui prendere distanza per costruire qualcosa di nuovo.

È questo, probabilmente, l’aspetto più interessante dell’iniziativa: non la fedeltà al modello, ma la capacità di trasformarlo.

L’evento torinese rappresenta la tappa conclusiva di un progetto educativo che ha coinvolto scuole e docenti lungo tutto l’anno, con il supporto di realtà istituzionali e culturali. L’iniziativa è stata infatti organizzata in collaborazione con Fondazione CRT e OGR Torino, con il patrocinio della Regione Piemonte e della Città di Torino, e con il sostegno dell’Ufficio scolastico territoriale e di Blooming.

Tra i protagonisti anche gli studenti delle tre scuole vincitrici della quinta edizione delle Olimpiadi dei Diritti Umani in lingua inglese, competizione che quest’anno ha coinvolto 22 scuole italiane, oltre 130 studenti e più di 20 docenti. Un ulteriore tassello di un percorso che prova a portare il tema dei diritti fuori da una dimensione teorica, rendendolo esercizio concreto di cittadinanza.

Nelle sale delle Ogr, per un giorno, la distanza tra educazione e realtà si è accorciata. Non tanto per le parole — che pure restano centrali — quanto per il modo in cui sono state usate. Perché “parole che cambiano il mondo” può sembrare una formula retorica. Ma quando a pronunciarle sono centinaia di studenti, ciascuno con il proprio linguaggio, diventa almeno una possibilità.

E forse è proprio questo il ponte evocato dal titolo: non solo tra passato e presente, tra Kennedy e le nuove generazioni. Ma tra l’idea di diritti e la loro pratica quotidiana. Un passaggio fragile, certo. Ma necessario.

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