Cerca

La Voce degli Animali

Cavalli da corsa e animali non destinati al consumo finiti al macello: bufera sull’impianto di Reggio Emilia

Inchiesta choc: equidi dall’estero senza controlli, accuse gravissime su violazioni e sistema “lacunoso”

Nel macello dell’Emilia-Romagna sotto inchiesta, dozzine di equidi importati dall’estero, alcuni provenienti dall’ippica e anche un cavallo macellato non destinabile alla produzione alimentare

Nel macello dell’Emilia-Romagna sotto inchiesta, dozzine di equidi importati dall’estero, alcuni provenienti dall’ippica e anche un cavallo macellato non destinabile alla produzione alimentare

Un sistema opaco, controlli carenti e violazioni potenzialmente gravissime. È quanto emerge dall’inchiesta sul macello equino Zerbini & Ragazzi di Correggio, in provincia di Reggio Emilia, dove secondo Animal Equality Italia sarebbero stati macellati anche cavalli provenienti dall’estero, alcuni legati al mondo delle corse ippiche, e persino un animale non destinabile alla produzione alimentare.

L’indagine, durata sette mesi tra novembre 2024 e giugno 2025, ha documentato maltrattamenti sugli animali e violazioni delle procedure di macellazione, portando alla denuncia della struttura e all’apertura di un fascicolo presso la Procura di Reggio Emilia. Ma gli sviluppi successivi hanno fatto emergere un quadro ancora più inquietante.

Attraverso quattro campionamenti effettuati nel corso del 2025, sono stati rilevati i microchip di 24 cavalli macellati nello stabilimento. Dall’analisi è emerso che tutti erano registrati all’estero, in Francia, Polonia, Slovenia e Ungheria, e che alcuni provenivano dal settore delle corse ippiche.

Le informazioni disponibili sui database italiani risultano però limitate: la legge impone la registrazione nella Banca Dati Nazionale entro sette giorni dalla macellazione, ma i dati reperibili riguardano solo luogo e data. È stato così possibile verificare che alcuni cavalli sono rimasti in stabulazione fino a due settimane prima dell’abbattimento, un periodo ben superiore alle 12 ore considerate già lunghe dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa).

Ulteriori criticità emergono dai riscontri delle autorità estere. Quelle ungheresi hanno dichiarato di non possedere registri sulla destinazione alimentare (DPA o non DPA) degli animali, mentre Polonia, Slovenia e Francia hanno indicato che gli equidi risultavano DPA all’origine, rimandando però ai veterinari la responsabilità di segnalare eventuali trattamenti incompatibili con il consumo umano.

In questo contesto, un caso appare particolarmente grave: un cavallo proveniente dalla Polonia macellato nello stabilimento non risulta presente nella Banca Dati Nazionale italiana, mentre una cavalla francese risulta ancora registrata come fattrice attiva nel Paese d’origine.

Alle denunce si è aggiunta quella dell’associazione Anima Equina Aps, che ha segnalato la macellazione di un cavallo non destinabile al consumo alimentare (non DPA), precedentemente affidato in adozione. Trattandosi di un animale con status irreversibile e sottoposto a trattamenti incompatibili con l’alimentazione umana, la sua presenza nella filiera alimentare configurerebbe una violazione estremamente grave.

Secondo quanto ricostruito, la macellazione sarebbe stata possibile solo attraverso una serie di passaggi di proprietà avvenuti senza che l’associazione ne fosse informata, per grave imperizia o dolo.

Durissima la posizione di Matteo Cupi, direttore esecutivo di Animal Equality Italia: «La macellazione del cavallo non DPA denunciata dall’associazione Anima Equina è una violazione grave e consapevole della legge, che si somma ai maltrattamenti sui cavalli documentati da Animal Equality all’interno del macello. Si tratta di un fatto gravissimo che, insieme ai risultati opachi sulla provenienza dei cavalli importati dall’estero e macellati presso Zerbini & Ragazzi, denota un sistema di controlli lacunosi e di criminalità dietro la macellazione dei cavalli in Italia. Non si tratta di episodi isolati o di negligenze sporadiche: emerge il profilo di un meccanismo che ha potuto operare indisturbato, nel quale responsabilità dirette e indirette devono essere accertate senza ambiguità. Chi ha agito, chi ha omesso di controllare e chi ha consentito che tutto questo accadesse deve risponderne fino in fondo».

All’interno del macello, dove vengono abbattuti tra i 50 e i 70 cavalli per ciclo settimanale, sarebbero state riscontrate anche gravi problematiche nelle procedure di stordimento, nonostante l’azienda si presenti pubblicamente come modello di buone pratiche sul benessere animale.

Il tema si inserisce in un contesto più ampio. Nel 2023 Animal Equality ha lanciato una petizione al Governo per vietare la macellazione dei cavalli in Italia, chiedendo che vengano riconosciuti come animali d’affezione, come già avviene in Grecia dal 2020.

Secondo un report realizzato nel maggio 2025 insieme a Ipsos, il consumo di carne equina in Italia è in calo: tra i consumatori di carne, solo il 17% dichiara di mangiarla almeno una volta al mese. L’Emilia-Romagna si colloca al terzo posto per consumo (9%), dietro Lombardia (24%) e Puglia (11%).

Commenti scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edicola digitale

Logo Federazione Italiana Liberi Editori