A venticinque anni dalla sua uscita, “I nostri anni” torna nelle sale in una nuova versione restaurata in 4K, pronta a rimettere al centro il racconto della Resistenza e il rapporto tra memoria, violenza e coscienza. Il lungometraggio d’esordio di Daniele Gaglianone, presentato nel 2000 al Torino Film Festival e nel 2001 alla Quinzaine des Réalisateurs di Cannes – dove vinse la Sacher d’Oro come miglior Opera Prima – riparte proprio dal Piemonte con un tour che coinvolgerà 20 sale regionali prima di proseguire nel resto d’Italia.
L’anteprima si è svolta al cinema Massimo di Torino, con la presenza del regista, nell’ambito del progetto CAP - Circuito Audiovisivo Piemonte, curato dall’Associazione Piemonte Movie insieme a Film Commission Torino Piemonte, Museo Nazionale del Cinema, Agis-Anec Piemonte e Valle d’Aosta, Distretto Cinema, con il supporto della Regione Piemonte. Il tour regionale è organizzato con Aiace Torino, Agis-Anec Piemonte e Valle d’Aosta, Polo del ‘900, Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza (ANCR), Museo Diffuso della Resistenza e ANPI - Comitato Provinciale di Torino.
Il progetto prevede proiezioni e incontri con il pubblico, offrendo l’occasione di rileggere il percorso artistico del regista torinese e il suo legame con il territorio. Dopo il Piemonte, il film arriverà in Emilia-Romagna con tre tappe in collaborazione con Fice, per poi toccare città come Roma, Brescia, Pisa, Milano e Padova.

“I nostri anni”, prodotto da Gianluca Arcopinto e distribuito da Kio Film, è stato restaurato dal Museo Nazionale del Cinema grazie al progetto europeo A Season of Classic Films, promosso dall’ACE (Association des Cinémathèques Européennes) e sostenuto dal programma MEDIA EU Creative Europe. Il restauro era già stato presentato al Sottodiciotto Film Festival lo scorso dicembre.
Girato interamente in Valchiusella, territorio simbolo della lotta partigiana, il film racconta la storia di Alberto e Natalino, ex partigiani legati da un’amicizia profonda ma segnati da destini opposti. Il ritorno dei ricordi riapre ferite mai rimarginate e riporta al centro il peso delle scelte, della violenza e della responsabilità individuale.
Il regista Daniele Gaglianone riflette sull’attualità dell’opera: «Confrontarsi, dopo tutto questo tempo, con un film la cui ideazione mi ha accompagnato per tutti gli anni della giovinezza significa anche ripensare a quanto questo film abbia ancora molte cose da dire in questi nostri di anni. Gli anni dei miei protagonisti, nonostante sembrino persi e sospesi in una dimensione spazio-temporale rarefatta, dimenticata in qualche angolo della storia, gridano ancora in questo nostro periodo storico, in questi nostri giorni atroci e, fino a un po’ di tempo fa, impensabili. Il film restaurato prende vita nuova, le immagini sono più vivide che mai e questo rende ancora più urgente e necessario uno dei nodi centrali di questo film, di questa storia: se sia possibile avere un rapporto etico con la violenza, se sia possibile mantenere come essere umano quella dignità che per preservare bisogna essere anche pronti a combattere, ribadendo fino alla fine che gli esseri umani, se sono tutti uguali nelle premesse, non lo possono essere rispetto alle azioni che si compiono e le idee che si abbracciano. “C’era la guerra, eravamo tutti soldati”. Così, cercando una giustificazione morale che appiattisca le responsabilità, sostiene quel vecchio che una volta da giovane era stato orgogliosamente ferocemente fascista; e a queste parole, con fermezza e serenità, uno dei due vecchi partigiani risponde: “io non sono mai stato un soldato”».
Sulla stessa linea anche Carlo Chatrian, direttore del Museo Nazionale del Cinema: «Siamo felici di poter presentare uno degli esordi italiani più originali in una veste rinnovata -afferma Carlo Chatrian, Direttore del Museo Nazionale del Cinema- Uscito nel 2000, I nostri anni di Daniele Gaglianone è un film tanto diretto nel suo progetto quanto complesso nella sua struttura narrativa ed estetica... è un film che fa del tempo, del suo scorrere e del suo “resistere”, il suo soggetto. Soggetto quanto mai attuale, perché viviamo tempi di guerra, ma anche perché la nostra memoria collettiva si sta accorciando paurosamente».
Nel suo percorso, il film ha raccolto numerosi riconoscimenti: oltre al premio a Cannes, ha ottenuto il premio per i migliori attori protagonisti Virgilio Biei e Piero Franzo al Festival del Cinema del Mediterraneo di Valencia, il Premio “Lo Straniero”, il premio come miglior attore a Virgilio Biei al Festival di Gallio 2001, il Premio della Giuria al Festival du Film Italien de Villerupt nel 2001, il premio “I film delle giurie” al Locarno Film Festival 2013 e il “Prix Sergio Leone alla carriera” all’Annecy Cinema Italien nel 2011.
Il calendario piemontese prevede tappe in numerose città tra aprile e maggio, tra cui Torino, Chieri, Dogliani, Carmagnola, Cameri, Villar Perosa, Savigliano, Cuorgnè, Villastellone, Varallo, Dronero, Omegna, Ivrea, Bra, Asti, Alessandria, Cuneo e Alba, con diverse proiezioni alla presenza del regista. Sono inoltre previsti appuntamenti speciali per le scuole in occasione del 25 aprile nei cinema Italia di Vercelli, Splendor di Ivrea, Cine4 di Alba e Kristalli di Alessandria.
Un ritorno che non è solo cinematografico, ma culturale e civile: un film che torna a interrogare il presente attraverso il passato, ricordando che la memoria non è mai neutra e che il tempo, se non viene raccontato, rischia di svanire.
