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Cronaca
22 Aprile 2026 - 22:50
Sono circa le 21 di martedì 21 aprile quando un ordigno, lanciato dal parcheggio di via Primo Levi oltre una recinzione considerata facile da scavalcare, esplode davanti all’ingresso della Procura di Ivrea. Petardo o bomba carta: sulla natura dell’esplosivo sono in corso accertamenti, ma il dato certo è che non si registrano feriti. Eppure, negli uffici c’era ancora chi stava lavorando. Se qualcuno fosse uscito proprio in quel momento, oggi il bilancio sarebbe stato ben diverso.
L’episodio viene descritto come un possibile atto dimostrativo, ma resta un segnale forte, diretto al cuore della giustizia. Il palazzo della Procura affaccia direttamente sulla strada: un parallelepipedo di vetri a specchio e cemento, incastonato tra via Cesare Pavese, via Beppe Fenoglio e via Primo Levi, che proprio davanti all’edificio si allarga in un parcheggio pubblico.
Proprio da lì sarebbe partito il lancio dell’ordigno, oltre una recinzione alta poco più di un metro e settanta. “Ridicola”, la definiscono nei corridoi della Procura. Se all’ingresso sono presenti controlli, è l’intero perimetro a risultare esposto e vulnerabile.
A sottolinearlo è anche la procuratrice generale Lucia Musti, che parla apertamente di vulnerabilità e di una “inadeguatezza totale delle strutture”. Un tribunale di grande importanza ospitato in un edificio nato come business park, progettato per uffici e aziende e non per garantire sicurezza a un presidio giudiziario.
Eppure, all’interno di quelle stanze si celebrano processi cruciali: dalla criminalità organizzata agli appalti pubblici, fino alle grandi inchieste sulla sicurezza sul lavoro. Proprio nelle prossime ore, in un’aula al pianterreno affacciata sulla strada, è prevista una nuova udienza del processo Echidna, indagine della DDA di Torino che ricostruisce la presenza della ’ndrangheta nei cantieri e negli appalti del Nord.
Un tribunale che rappresenta un punto di riferimento per tutto il territorio di Torino nord, ma che oggi si scopre fragile. Dopo quanto accaduto, la questione sicurezza non può più essere rimandata.
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