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La Voce degli Animali
16 Aprile 2026 - 11:04
Carne di cavallo illegale nel piatto
Un sistema clandestino fatto di violenze sugli animali, farmaci vietati e carne finita sulle tavole degli italiani. È quanto emerge dal maxi processo di Perugia sulla macellazione illegale di cavalli, dove uno degli imputati ha patteggiato e si è visto confiscare medicinali incompatibili con il consumo umano utilizzati sugli animali destinati illegalmente alla filiera alimentare.
Al centro dell’inchiesta c’è Giovanni Barbetta, condannato per associazione a delinquere, maltrattamento e uccisione di animali, falso in atto pubblico telematico e commercio di sostanze alimentari nocive. Secondo quanto comunicato dal Tribunale di Perugia all’organizzazione Animal Equality, oltre ai farmaci sono stati confiscati anche strumenti e passaporti degli equidi, elementi ritenuti centrali per sostenere le accuse.

Tra le sostanze sequestrate figurano il desametasone e il fenilbutazone, farmaci che non possono in alcun modo essere somministrati a cavalli destinati alla produzione alimentare. La loro presenza rafforza il quadro accusatorio: gli animali trattati con questi medicinali sarebbero stati macellati illegalmente e la loro carne immessa sul mercato italiano, con potenziali rischi per la salute umana.
L’indagine, condotta dai Nas di Perugia, ha portato alla luce un sistema organizzato di commercio e macellazione clandestina. I cavalli coinvolti, spesso malati o feriti, venivano trasportati in condizioni critiche verso i macelli pugliesi, tanto che in alcuni casi sono morti durante il viaggio.
Per eludere i controlli, gli animali venivano cancellati dalla Banca dati nazionale degli equini attraverso un escamotage informatico, rendendoli di fatto invisibili al sistema di tracciabilità e impedendo di ricostruirne la destinazione finale.
«I farmaci confiscati dal Tribunale di Perugia documentano un utilizzo sconsiderato e pericoloso di sostanze farmacologicamente attive non consentite sui cavalli macellati clandestinamente: il consumo delle loro carni rappresenta un potenziale rischio per la salute delle persone e dimostra ancora una volta che nella filiera della carne equina vige un sistema basato su illegalità, abusi nei confronti degli animali sfruttati a scopo di lucro e rischi sanitari per chi la consuma», ha dichiarato Matteo Cupi, direttore esecutivo di Animal Equality Italia.

L’organizzazione, rappresentata nel processo dall’avvocato Glauco Gasperini, ha inoltre diffuso i risultati di un sondaggio realizzato da Ipsos, che fotografa un cambiamento nella percezione pubblica: l’83% degli italiani dichiara di non consumare carne di cavallo e, tra questi, il 73% afferma di provare empatia verso questi animali, considerandoli al pari di cani e gatti. Anche tra il 17% che ancora consuma carne equina, il 67% chiede controlli più rigorosi e maggiore tracciabilità.
La vicenda si inserisce in un dibattito più ampio: oltre 250mila cittadini hanno firmato la petizione promossa da Animal Equality per chiedere al Governo il divieto della macellazione dei cavalli e il riconoscimento degli equidi come animali d’affezione.
Un caso che riaccende i riflettori su una filiera sotto pressione, tra illegalità, tutela animale e sicurezza alimentare, e che pone interrogativi urgenti sui controlli e sulla trasparenza del sistema.
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