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Sanità
20 Aprile 2026 - 20:25
Fino 3mila euro al mese, il 'caro Rsa' strangola famiglie dei malati Alzheimer (foto di repertorio)
Garantire cure adeguate a un familiare affetto da Alzheimer o demenza sta diventando sempre più difficile, se non impossibile, per molte famiglie italiane. A pesare è il cosiddetto “caro rette” nelle Rsa, le Residenze sanitarie assistenziali, dove il costo può arrivare fino a 3mila euro al mese, al netto delle spese mediche coperte dal Servizio sanitario nazionale. A questo si aggiunge un altro ostacolo: la carenza di posti, con liste d’attesa che superano anche i 12 mesi.
Le famiglie denunciano una situazione insostenibile e si sentono «lasciate sole» di fronte a quella che viene definita una vera emergenza sociale. «Fino a 74mila euro per un ricovero medio in Rsa di un paziente affetto da Alzheimer - spiega Pietro Schino, dell'Associazione Alzheimer Bari - è l'ordine di grandezza dei costi che gravano sulle famiglie, considerando una retta mensile media di 2.242 euro e una durata della degenza di circa 33 mesi. Ma le demenze sono patologie pesanti: avere un appoggio economico è necessario perché le famiglie non possono sostenere da sole il peso della malattia».
Secondo il rapporto The Prevalence of Dementia in Europe 2025 di Alzheimer Europe, in Italia le persone affette da demenza sono oltre 1,4 milioni, un numero destinato a crescere nei prossimi anni e che rende sempre più strutturale il ricorso alle strutture residenziali.
Il nodo non è solo economico, ma anche normativo. In assenza di una disciplina organica, è sempre più spesso la giurisprudenza a intervenire. «Si consolida un orientamento che riconosce, nei casi di Alzheimer e demenze gravi, la natura sanitaria delle prestazioni rese in Rsa quando queste risultano inscindibilmente integrate con l'assistenza. In tali circostanze, i costi devono essere sostenuti dal Ssn», chiarisce Pietro Schino. Le recenti sentenze delle Corti di Appello di Firenze, Milano e Trento vanno in questa direzione. In particolare, la sentenza n. 233/2025 della Corte di Appello di Trento ha riconosciuto a un’erede il diritto alla restituzione di oltre 162mila euro versati per la degenza, oltre a interessi e spese legali.
A confermare la gravità della situazione è anche il numero crescente di richieste di aiuto. «Il punto è che alla famiglia spetta il pagamento della parte 'sociale' della retta, quella legata cioè all'assistenza residenziale e non di tipo sanitario. Un costo elevato che solo alcune regioni, al Nord, rimborsano fino al 50%. In altre non è previsto alcun aiuto», spiega il segretario generale della Federazione italiana Alzheimer, Mario Possenti.

Ma per Possenti la strada dei tribunali non può essere la soluzione: «I ricorsi non sono la soluzione e non si può pensare di andare aventi a colpi di sentenze. Chiediamo una legge nazionale che faccia ordine».
A complicare ulteriormente il quadro è la carenza strutturale di posti letto. In Italia ci sono circa 13mila Rsa per un totale di 430mila posti, concentrati soprattutto al Nord, ma manca un censimento preciso delle strutture realmente adatte ad accogliere pazienti con demenza. I numeri non bastano: secondo una rilevazione Censis, quasi il 50% degli anziani con Alzheimer o demenza che richiede un posto deve attendere oltre un anno.
Sul piano legale, anche il network Consulcesi & Partners evidenzia un’evoluzione importante: «L'evoluzione giurisprudenziale sta progressivamente chiarendo che, in presenza di patologie neurodegenerative, la distinzione tra componente sanitaria e assistenziale perde rilevanza». Da qui l’invito a verificare attentamente ogni caso: «è fondamentale verificare, caso per caso, la legittimità delle rette richieste».
Nel frattempo, tra costi insostenibili e attese infinite, le famiglie continuano a reggere da sole il peso di una malattia sempre più diffusa.
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