La protesta contro la riforma degli istituti tecnici entra nel vivo e si prepara a scendere in piazza. A Torino e provincia, l’appello promosso dalla Rete degli Istituti Tecnici in mobilitazione ha già superato le mille firme in pochi giorni, raccogliendo il sostegno di docenti, personale Ata, famiglie e delegati sindacali.
La mobilitazione culminerà lunedì 20 aprile alle ore 14.30 con un presidio sotto l’Ufficio Scolastico Regionale del Piemonte, promosso dalla rete insieme ad Assemblea Scuola Torino, per contestare il riordino dei percorsi quinquennali e la cosiddetta “filiera 4+2” legata alla riforma del ministro Giuseppe Valditara.
Il fronte del dissenso si allarga e coinvolge numerosi istituti del territorio. Mozioni contrarie alla riforma sono state approvate nei collegi docenti e nelle assemblee sindacali di scuole come il Bodoni-Paravia, il Bosso-Monti e il Santorre di Santarosa di Torino, il Pininfarina di Moncalieri, il Majorana di Grugliasco, l’Amaldi-Sraffa di Orbassano e il Curie-Levi di Collegno.
Al centro della contestazione c’è un pacchetto di misure ritenuto penalizzante per la qualità dell’istruzione. Tra le criticità segnalate figurano la riduzione del tempo scuola, il rischio di esuberi tra i docenti, il taglio delle discipline umanistiche e scientifiche e lo smantellamento del biennio comune. Sotto accusa anche l’abbassamento a 15 anni dell’età per l’accesso ai percorsi di Formazione Scuola-Lavoro e un’impostazione definita aziendalista, che secondo i promotori rischia di svuotare la funzione educativa e costituzionale della scuola.

GIUSEPPE VALDITARA, MINISTRO DELL'ISTRUZIONE E DEL MERITO
A pesare sul malcontento anche il cambiamento dei piani di studio dopo le iscrizioni di gennaio, con famiglie e studenti che avevano scelto indirizzi e quadri orari poi modificati in corso d’opera. Una situazione che ha generato disorientamento e rabbia, alimentando ulteriormente la mobilitazione.
Al presidio del 20 aprile parteciperanno anche le federazioni torinesi di diverse sigle sindacali, tra cui Flc Cgil, Cub Sur, Cobas Scuola, Usb Scuola e Fgu Gilda Unams, mentre continuano ad arrivare adesioni individuali da delegati e rappresentanti di altre organizzazioni.
La richiesta è netta: sospendere o ritirare i provvedimenti e aprire un confronto reale con le comunità scolastiche. In caso contrario, la mobilitazione è destinata a crescere.