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Alpi sempre più fragili: ghiacciai al minimo storico

Studio internazionale: perdita record di massa glaciale e mari in crescita. In Italia tutti i ghiacciai monitorati in negativo

Alpi sempre più fragili

Alpi sempre più fragili: ghiacciai al minimo storico (foto di repertorio)

I ghiacciai continuano a ritirarsi. E lo fanno più velocemente di quanto previsto.

I dati aggiornati al 2025, raccolti dal World Glacier Monitoring Service e integrati dai programmi europei Copernicus Climate Change Service e Organizzazione Meteorologica Mondiale, descrivono un quadro ormai consolidato: la perdita di massa glaciale non rallenta, ma accelera.

Nel solo anno idrologico 2025, i ghiacciai del pianeta — escluse le grandi calotte di Groenlandia e Antartide — hanno perso circa 408 gigatonnellate di ghiaccio. Un volume che si traduce in un aumento del livello medio degli oceani di circa 1,1 millimetri.

Il dato non è isolato. È l’ultimo punto di una tendenza che prosegue da decenni e che mostra un’accelerazione evidente.

L’analisi storica restituisce con chiarezza questo andamento. Tra il 1976 e il 1995 la perdita media annua era di circa 100 gigatonnellate. Tra il 1996 e il 2015 è salita a circa 230 gigatonnellate. Nell’ultimo decennio si è arrivati a quasi 390 gigatonnellate all’anno.

Nel complesso, dal 1975 a oggi, il pianeta ha perso oltre 9.500 gigatonnellate di ghiaccio, contribuendo a un innalzamento del livello dei mari di circa 26 millimetri.

Si tratta di un cambiamento progressivo, ma continuo. E soprattutto strutturale.

Il fenomeno è direttamente collegato al riscaldamento globale e alla crescente instabilità del sistema climatico. Le temperature più elevate riducono la durata e la consistenza delle coperture nevose e accelerano lo scioglimento estivo. Il risultato è un bilancio sempre più spesso negativo.

Il quadro riguarda da vicino anche l’Italia.

Secondo le analisi condotte dall’Università di Pisa, nel 2025 tutti i ghiacciai monitorati lungo l’arco alpino e sull’Appennino hanno registrato un bilancio negativo. Un dato che indica una sofferenza diffusa, senza eccezioni significative.

Le perdite più marcate si sono concentrate su alcuni dei principali apparati glaciali storici, mentre solo in poche aree si sono osservate attenuazioni parziali, legate a nevicate invernali più abbondanti.

Non è però sufficiente.

Il fattore decisivo resta l’estate. Le temperature elevate annullano rapidamente gli accumuli invernali, rendendo inefficace anche una stagione fredda relativamente favorevole.

Le zone più esposte risultano le Alpi centro-orientali e alcune aree lombarde, dove la riduzione delle precipitazioni nevose ha aggravato ulteriormente il deficit glaciale.

Il quadro che emerge è quello di sistemi sempre più fragili.

La combinazione tra meno neve e più caldo modifica il funzionamento stesso dei ghiacciai, accelerandone l’arretramento. Le conseguenze non riguardano solo il paesaggio alpino, ma incidono direttamente sulla disponibilità di risorse idriche, fondamentali per interi territori.

Il monitoraggio proseguirà nei prossimi anni grazie alla rete internazionale coordinata dal WGMS e ai programmi climatici europei.

La tendenza, però, è chiara. E non lascia molto margine di inversione nel breve periodo.

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