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Neve di primavera sulle Alpi piemontesi: fiocchi abbondanti oltre i 2.300 metri

Dalla pioggia alla neve in poche ore: scenari invernali tra Val di Viù e rifugi alpini

Neve di primavera

Neve di primavera sulle Alpi piemontesi: fiocchi abbondanti oltre i 2.300 metri

Dalla pioggia battente ai fiocchi fitti nel giro di poche ore. È tornata la neve sulle montagne piemontesi, riportando scenari invernali in piena primavera, soprattutto oltre i 2.300 metri di quota. Il fenomeno si è manifestato con particolare intensità nel pomeriggio di lunedì 13 aprile, quando una copiosa nevicata ha interessato l’area del Lago Dietro La Torre, a 2.366 metri, in alta Val di Viù.

Qui, alle 16.30, la temperatura è scesa fino a -0,8 gradi, creando le condizioni ideali per una precipitazione nevosa intensa e continua. Un cambiamento rapido, favorito dall’arrivo di correnti umide meridionali che, impattando contro la barriera alpina, hanno generato il cosiddetto effetto di sbarramento orografico.

Lo stesso scenario si è registrato anche in altre zone alpine del Piemonte. Al Rifugio Selleries, ad esempio, già nelle ore precedenti la pioggia si è progressivamente trasformata in neve, inizialmente bagnata e pesante, poi via via più consistente con il calo delle temperature. Un fenomeno che ha interessato in particolare i settori delle Alpi Graie e Pennine, dove le precipitazioni sono risultate più abbondanti.

Durante i rovesci più intensi, i fiocchi si sono spinti anche a quote relativamente basse per il periodo, arrivando temporaneamente tra i 1.400 e i 1.600 metri. Un dato significativo, considerando che siamo ormai a metà aprile, fase dell’anno in cui normalmente la neve tende a ritirarsi verso le alte quote.

Usseglio (TO)

Alla base di questa dinamica c’è il flusso di Scirocco, un vento caldo e umido proveniente da sud-est che, risalendo verso le Alpi, si raffredda e scarica grandi quantità di precipitazioni. Quando le temperature lo consentono, come in questo caso, la pioggia si trasforma in neve, soprattutto alle quote più elevate.

Il risultato è un ritorno temporaneo dell’inverno in alta montagna, con accumuli che in alcune zone potrebbero risultare anche consistenti. Un fenomeno che, se da un lato affascina per l’impatto paesaggistico, dall’altro rappresenta un elemento importante per il bilancio idrico delle montagne.

La neve primaverile, infatti, contribuisce ad alimentare le riserve d’acqua che saranno fondamentali nei mesi estivi, quando la disponibilità idrica diventa più critica. Allo stesso tempo, però, la presenza di neve umida e pesante può aumentare il rischio di valanghe, soprattutto sui pendii ripidi e già instabili.

Non va poi sottovalutato l’impatto sulle attività in quota. Escursionisti e appassionati di montagna si trovano di fronte a condizioni improvvisamente invernali, che richiedono prudenza e attrezzature adeguate. Anche i rifugi e le strutture alpine devono fare i conti con un meteo variabile e, a tratti, impegnativo.

Secondo le previsioni, la fase più intensa delle precipitazioni dovrebbe attenuarsi nelle prossime ore, ma non si escludono ulteriori rovesci, anche nevosi, soprattutto lungo i versanti più esposti alle correnti umide. Successivamente, è atteso un graduale miglioramento, con temperature in rialzo e condizioni più stabili.

Resta però l’immagine di una montagna che, ancora una volta, sorprende. In pochi giorni si passa dalla pioggia alla neve, dal clima primaverile a quello invernale, in un’alternanza sempre più frequente che riflette i cambiamenti in atto nel sistema climatico. Un episodio che conferma come le Alpi piemontesi restino un territorio dinamico, dove il meteo può cambiare rapidamente e dove la primavera, almeno in quota, non è mai una stagione scontata.

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