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La Voce degli Animali
13 Aprile 2026 - 10:39
Liberi dalle gabbie: contro la crudeltà sugli animali - Animal Equality Italia
Il futuro del benessere animale in Europa si gioca tra pressioni industriali, promesse mancate e richieste di regole più stringenti. Animal Equality ha presentato il proprio contributo formale alla consultazione pubblica della Commissione europea sulla Strategia UE per l’allevamento, chiedendo che il benessere animale diventi un obiettivo centrale e vincolante.
Al centro della denuncia dell’organizzazione c’è quello che viene definito uno squilibrio nell’accesso ai decisori politici. Secondo un’analisi pubblicata da Animal Equality, che ha esaminato 708 incontri pubblici tra dicembre 2024 e marzo 2026 dei commissari europei Olivér Várhelyi e Christophe Hansen e dei rispettivi uffici, emerge una disparità netta: le industrie della carne, del pollame e dei prodotti lattiero-caseari hanno discusso di benessere animale oltre 46 volte, contro appena 7 incontri con le organizzazioni per la protezione degli animali.
«Questo squilibrio nell'accesso non è solo una questione di trasparenza; è una questione politica. La strategia per l'allevamento intensivo viene elaborata in un contesto in cui l'industria ha avuto quasi 7 volte più accesso ai decisori politici rispetto a coloro che difendono i diritti degli animali. Questo contributo rappresenta il nostro intervento formale in tale processo», ha dichiarato Matteo Cupi, direttore esecutivo di Animal Equality Italia.
L’organizzazione ha inoltre presentato l’11 marzo 2026 richieste formali di accesso ai documenti degli uffici dei commissari, con una risposta della Commissione che ha prorogato la scadenza a fine aprile per la necessità di consultare “terze parti”, confermando così l’esistenza di documenti rilevanti.
Una tempistica che coincide con il dibattito in plenaria del Parlamento europeo, previsto tra il 27 e il 30 aprile, sulla possibilità che la Commissione mantenga l’impegno di rivedere la legislazione sul benessere animale e introdurre il divieto delle gabbie.
La consultazione pubblica, la cosiddetta “Call for evidence”, rappresenta una fase tecnica attraverso cui cittadini, imprese ed esperti possono contribuire alla definizione delle politiche europee tramite il portale “Have Your Say”. In questo contesto, Animal Equality sottolinea il peso crescente dell’industria degli allevamenti nell’influenzare le decisioni della Commissione.
Secondo l’organizzazione, il Programma di lavoro 2026 non include le promesse modifiche legislative sul benessere animale e si limita a prevedere linee guida non vincolanti. Una scelta che contrasterebbe con gli impegni già assunti dall’Unione europea attraverso iniziative come “End the Cage Age”, la strategia “Farm to Fork” e la Visione per l’agricoltura e l’alimentazione.
«Le strategie non legislative non garantiscono risultati. La Commissione aveva promesso proposte entro la fine del 2023, ma non sono mai arrivate. Il Programma di lavoro 2026 non prevede il divieto delle gabbie. Senza un seguito legislativo vincolante, questa strategia rischia di diventare l'ennesima promessa non mantenuta, la quinta in cinque anni», ha aggiunto Matteo Cupi.
Nel frattempo, alcuni Paesi stanno già muovendosi. In Spagna, il 73% delle aziende coinvolte ha segnalato progressi nel 2024 e il governo ha integrato requisiti per l’allevamento senza gabbie negli appalti pubblici. In Italia, il 66% della produzione di uova proviene già da allevamenti cage-free.
Tra le richieste avanzate da Animal Equality per la revisione legislativa del 2026 figurano tre misure principali: l’eliminazione graduale delle gabbie, il divieto di abbattimento dei pulcini maschi – pratica che riguarda quasi 330 milioni di esemplari ogni anno nell’Unione europea – e lo stop all’alimentazione forzata nella produzione di foie gras.

Un confronto che si preannuncia decisivo per il futuro dell’allevamento europeo, tra spinte industriali e pressioni per una svolta normativa più rigorosa.
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