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Forza Italia, Barelli silurato: lascia e attacca i Berlusconi

Dopo il vertice a Palazzo Chigi esplode la tensione: “I partiti si guidano dall’interno”. Costa verso la guida del gruppo

La resa di Barelli, va Palazzo Chigi e poi attacca i Berlusconi

La resa di Barelli, va Palazzo Chigi e poi attacca i Berlusconi

La resa è arrivata, ma senza silenzio. Paolo Barelli lascia l’incarico di capogruppo di Forza Italia alla Camera, ma lo fa lanciando messaggi chiari e diretti alla famiglia Berlusconi e al partito.

Dopo oltre un’ora trascorsa a Palazzo Chigi, l’ormai ex capogruppo rompe gli indugi: «Normalmente i partiti si guidano dall'interno». Un riferimento esplicito alle spinte per il rinnovamento arrivate da Marina e Pier Silvio Berlusconi, protagonisti del recente vertice di Cologno Monzese insieme al segretario Antonio Tajani.

Non solo. Barelli punta il dito anche su chi è pronto a sostituirlo, Enrico Costa, sottolineando il proprio ruolo nella sua crescita politica: «È uno dei 10 deputati entrati nel gruppo grazie anche al lavoro mio, sono io che l'ho fatto vicepresidente della commissione Giustizia».

La partita interna a Forza Italia si è dunque concretizzata. Domani sera, nell’assemblea dei deputati azzurri convocata dallo stesso Barelli, è attesa l’elezione del nuovo capogruppo. Sarà l’ultimo atto formale della sua gestione, come lui stesso ha annunciato: «Formulerò una proposta per la successione a questo incarico».

La svolta arriva dopo settimane di tensioni e fibrillazioni. Il percorso era stato tracciato nella riunione di giovedì a Cologno Monzese, dove si è discusso anche dei congressi regionali, da congelare dove non c’è accordo. Una linea sostenuta da Marina Berlusconi, che nelle ultime ore ha incontrato anche Alberto Cirio, vicesegretario del partito. Non si esclude inoltre uno slittamento del congresso nazionale.

ALBERTO CIRIO, PRESIDENTE DELLA REGIONE PIEMONTE E VICESEGRETARIO DI FORZA ITALIA

Barelli, 72 anni a giugno, non ha nascosto il malcontento per la gestione della vicenda, tanto da esprimerlo direttamente a Tajani, anche suo consuocero. E davanti ai giornalisti si toglie più di un sassolino: «Chiedetelo a Tajani», replica a chi gli chiede dei malumori interni. Poi aggiunge: «Ho sentito pure dire della romanità che non funziona. Ma noi abbiamo comandato il mondo e fatto sudditi pure in Padania».

E ancora: «Faremo il turnover anche in Calabria», commenta, in riferimento alle dinamiche interne e alle parole di Francesco Cannizzaro, secondo cui un ricambio può essere utile al partito.

Nel frattempo, si guarda anche al futuro personale di Barelli. A Palazzo Chigi, ufficialmente, ha parlato di «provvedimenti legati alla sanità», ma secondo fonti parlamentari i colloqui sarebbero stati ad alto livello e riguarderebbero anche un possibile incarico da sottosegretario, al Mimit o alla Salute. Al momento, però, nessuna nomina è stata formalizzata.

Barelli rivendica il proprio percorso: «Il riferimento mio è il gruppo, non è l'esterno. Non ho mai chiesto nulla, non ho bisogno di nulla». E con una metafora che richiama il suo passato da nuotatore, aggiunge: «So nuotare, galleggio. Imparare a nuotare significa salvare la vita non solo a se stessi. Il salvavita non si tocca».

Ricorda poi di essere stato scelto da Silvio Berlusconi e di aver fatto crescere il gruppo da 44 a 54 deputati: «Dopodiché, morto un papa se ne fa un altro». E ancora su Costa: «Sta in FI grazie a me».

Il clima interno resta teso. Le ultime settimane hanno evidenziato correnti e divisioni in un partito che sotto la guida del Cavaliere era monolitico. Tra i parlamentari circola anche una battuta velenosa: «Se Tajani non controlla nemmeno il consuocero...». Le parole di Barelli sulla famiglia Berlusconi vengono definite da alcuni esponenti azzurri «molto brutte».

Prima dell’assemblea potrebbe esserci un confronto tra Giorgio Mulè e Tajani, mentre cresce il pressing per una soluzione condivisa che includa, oltre a Costa, anche altri ruoli chiave nella guida del gruppo. Tra i nomi in pole per la vicepresidenza vicaria c’è Patrizia Marrocco.

La resa di Barelli segna così un passaggio delicato per Forza Italia, tra rinnovamento, tensioni interne e nuovi equilibri ancora tutti da definire.

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