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13 Aprile 2026 - 19:16
A dieci anni dal sequestro, dalle torture e dall’uccisione di Giulio Regeni, la memoria torna al centro del dibattito pubblico partendo dall’Università Statale di Milano. Qui è stato presentato il docufilm “Giulio Regeni - Tutto il male del mondo”, primo passo di un percorso che coinvolgerà 76 atenei italiani nell’ambito dell’iniziativa “Le Università per Giulio Regeni”, promossa dalla senatrice a vita Elena Cattaneo.
All’evento milanese erano presenti i genitori Paola Deffendi e Claudio Regeni, insieme all’avvocata della famiglia Alessandra Ballerini, in un clima ancora segnato dalle polemiche per il mancato finanziamento pubblico del film da parte del ministero della Cultura, che non lo ha ritenuto di interesse culturale nazionale.

PAOLA DEFFENDI MADRE DI GIULIO REGENI
«A queste ingiustizie siamo abituati da dieci anni. Ci è dispiaciuto soprattutto per chi ha investito e ci ha messo il cuore», ha dichiarato Paola Deffendi, sottolineando il peso di una battaglia che prosegue da un decennio.
Una decisione definita «incomprensibile» da Elena Cattaneo, che ha evidenziato come il coinvolgimento di 76 università rappresenti una prova concreta del valore culturale e civile del progetto.
Il ricordo della madre si è intrecciato con un altro nodo doloroso: il riconoscimento accademico di Giulio. «È stato molto difficile far capire che Giulio era un ricercatore. Non riconoscerlo è stata tra le cose più dolorose: è stato ucciderlo ogni volta nel suo pensiero», ha aggiunto, indicando nella mobilitazione degli atenei una risposta simbolica a quella mancanza.
Il dibattito, moderato dalla direttrice di Radio Popolare Lorenza Ghidini, si è poi spostato sul piano giudiziario. Il processo, ha spiegato Alessandra Ballerini, è ormai alle fasi finali, ma si è trattato di un vero «percorso a ostacoli», segnato da blocchi normativi e continui rallentamenti.
Un passaggio cruciale è arrivato con la sentenza della Corte Costituzionale del settembre 2023, che ha permesso di procedere anche in assenza degli imputati, vista la mancata collaborazione delle autorità egiziane.
Il procedimento, avviato a Roma nel 2024, ha visto 28 udienze e 38 testimoni, prima di essere sospeso il 23 ottobre 2025 dalla Corte d’Assise di Roma per una questione di legittimità costituzionale sollevata dalla difesa.
«Auspichiamo un esito adeguato che consenta di raggiungere una giustizia processuale e di chiarire quanto Giulio ha dovuto subire», ha dichiarato Claudio Regeni.
Parole ancora più dure da parte dell’avvocata Ballerini: «Chi dice che l’Egitto sta collaborando, sta mentendo. Non hanno mai collaborato e disconoscono questo processo».
In questo contesto, il documentario diventa uno strumento centrale di memoria e consapevolezza. Nato da un lavoro condiviso con la famiglia, come spiegato dall’autore Emanuele Cava, il film punta a raccontare la vicenda con rigore e, «grazie all’assenza di un committente», con piena libertà narrativa, ricostruendo i fatti attraverso dieci anni di ricerche.
Il tour nelle università rappresenta così un passaggio simbolico e concreto: «Mi piace pensare che da oggi in poi anche la comunità di ben 76 atenei italiani sarà quotidianamente al loro fianco», ha dichiarato la rettrice della Statale di Milano Marina Brambilla.
Un’iniziativa che riporta al centro una ferita ancora aperta, trasformando il ricordo in impegno collettivo e rilanciando, ancora una volta, la richiesta di verità e giustizia per Giulio Regeni.
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