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L'Unione fa la forza
25 Marzo 2026 - 11:35
Hanno vinto i giovani: la forza di chi vuole cambiare il mondo
Sono i tanti giovani (manganellati) che hanno inondato le piazze contro la guerra e il genocidio a gaza. sono i giovani che hanno occupato le università per difenderle dall’invasione militarista di questo governo (fatto di opportunisti, cialtroni e incompetenti).
Bene il voto referendario ha visto prevalere il NO con quasi due milioni di voti e con una percentuale nazionale di votanti che ha raggiunto livelli che oggi ci paiono sorprendenti (il 58,93%) a fronte della disaffezione nei confronti di tornate elettorali che non riguardano la salvaguardia della nostra Costituzione, bensì il governo della nazione.
Il messaggio è passato “Non si tocchi la Costituzione”!
Questo messaggio è stato colto dalla maggioranza di un elettorato soprattutto giovane: gli istituti di ricerca ci dicono che sono stati in particolare coloro che hanno un’età tra i 18 e 40 anni ad aver dato una spinta propulsiva alla vittoria del NO. Il 61% di queste generazioni di giovanissimi e di media età ha colto il pericolo della svolta autoritaria.

Giorgia Meloni ha commesso il suo più grande errore e, con lei, tutto il suo governo: a cominciare dal ministro Nordioche, con tutta una serie di sincere dichiarazioni pubbliche, è davvero stato la migliore resa dell’evidenza richiamata dal fronte del NO. Ossia che la riforma era una controriforma che mirava non a rafforzare la democrazia, la separazione dei poteri, il corso della giustizia e il suo funzionamento: bensì puntava a legittimare il ruolo requirente e giudicante solo in funzione delle attività dell’esecutivo. Lo avremmo visto, senza ombra di dubbio, già oggi se avesse prevalso il SÌ con le leggi di attuazione della riforma che, ne possiamo stare certi, erano già bell’e pronte e non necessitanti di nessun confronto né con le opposizioni né con le associazioni dei giudici.
Ci avevano già provato:
Nel 2006 Silvio Berlusconi ebbe l’idea di mandare a consultazione referendaria (la seconda, nella storia della Repubblica, di conferma di una legge di revisione costituzionale) una riforma che includeva già l’idea premieristica oggi ripresa da Giorgia Meloni, con un rafforzamento dei poteri del governo e la fine del bicameralismo perfetto. Il 61,29% degli elettori bocciò quello stravolgimento della seconda parte della Costituzione e dell’impianto istituzionale democratico e parlamentare.
Nel 2016 fu la volta di Matteo Renzi e Maria Elena Boschi con, anche in questo caso, la fine dell’equipollenza delle prerogative e delle funzioni delle Camere, riducendo il Senato ad una mera rappresentanza regionale e introducendo così quello che venne allora chiamato il “bicameralismo differenziato“. Anche in quel caso la risposta popolare fu netta: il 59,12% degli elettori la bocciò e al Presidente del Consiglio toccò dimettersi, ammettendo una sconfitta oltre le previsioni più scure e raccapriccianti.
Esattamente dieci anni dopo, Giorgia Meloni, ci riprova, sicura di ottenere una vittoria sulla scia di quella delle politiche del 2022, forte di un consenso che i sondaggi le danno tanto come esponente di governo quanto come leader di partito.
Ma sottovaluta il fatto che esiste una maggioranza nemmeno più tanto silenziosa, molto trasversale, per niente irregimentabile nei soli perimetri delle percentuali che i singoli partiti hanno e che ragiona riflettendo sulle conseguenze di atti e soprattutto parole che, per come sono oggettivamente apparsi nel corso di una campagna referendaria davvero insulsa, fatta di attacchi inusitati nei confronti dei magistrati e del diritto in senso lato, ha reso manifeste le vere intenzioni del governo e della maggioranza di destra. Indubbiamente nel NO c’è una stragrande maggioranza di voti progressisti. Ma vi sono anche elettrici ed elettori di centrodestra che hanno scelto di bocciare la riforma Nordio-Meloni. Così come ve ne sono di centro e di sinistra che hanno scelto di premiarla.
Se avesse vinto il SÌ, noi oggi assisteremmo ad una dedica di massa al fondatore di Forza Italia, ad una santificazione della sua premeditata riorganizzazione dei poteri dello Stato a tutto vantaggio del solo potere esecutivo. Gli italiani hanno saputo leggere tra le righe e non si sono fatti ingannare dalla rappresentazione della riforma come di una innovazione in sé e per sé. Non sempre il cambiamento è sinonimo di progresso, di aumento ed espansione dei diritti di tutte e tutti. Esistono cambiamenti che moltiplicano le garanzie universalmente parlando e cambiamenti che sono invece clamorosi passi indietro rispetto alle conquiste sociali, civili e culturali di un paese.
Più che giusto che le opposizioni festeggino, che lo facciano le organizzazioni sindacali, che lo facciano i comitati che hanno promosso la lotta per il NO a questa riforma sciagurata che avrebbe sovvertito la Costituzione e la Repubblica.
Ma andrebbe preso atto che la vera differenza l’hanno fatta i milioni di giovani scesi in piazza in questi mesi contro la guerra, contro il genocidio del popolo palestinese sono loro che dopo anni di mobilitazione di piazza hanno iniziato a prendere parola e irrompere anche nelle urne. Come anche di tanti vecchi elettori di sinistra che sono tornati a votare per difendere i valori fondamentali della nostra Costituzione.
Quindi attenzione ad intestarsi la vittoria da parte dei partititi del cosi detto “Campo Largo” !!
Il messaggio di una parte consistente del No sta nella richiesta di una politica più radicale contro la guerra, contro il riarmo e a favore di nuove politiche sociali.
Hanno vinto quei tanti tantissimi giovani decisi a costruire un mondo migliore. Sono i tanti giovani (manganellati) che hanno inondato le piazze contro la guerra e il genocidio a Gaza. Sono i giovani che hanno occupato le università per difenderle dall’invasione militarista di questo Governo (fatto di opportunisti, cialtroni e incompetenti).
E’ a loro prima di tutto che deve andare il nostro GRAZIE!!
C’è solo da sperare (e non è scontato) che i partiti che oggi siedono in parlamento e sono all’opposizione di questo governo abbiano la forza di fare proprie le istanze di questi giovani, ai quali rinnovo il mio GRAZIE. Il futuro è nelle vostre mani.
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