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13 Aprile 2026 - 15:41
Duecento persone in coda a Torino per il permesso di soggiorno. La Cgil: "È inaccettabile" (immagine di repertorio)
Davanti a uno sportello pubblico che dovrebbe garantire un diritto, si sono ritrovate in più di duecento. Tutte con appuntamento, tutte in attesa di un documento essenziale per vivere e lavorare regolarmente in Italia. È l’immagine che arriva da via Botticelli, a Torino, dove si concentra l’unico ufficio della provincia incaricato della consegna dei permessi di soggiorno. Una situazione che la Cgil definisce ormai insostenibile.
Il sindacato parla apertamente di un sistema che genera disagi diffusi, soprattutto per chi vive lontano dal capoluogo. La criticità principale è proprio la centralizzazione del servizio: chi risiede nei comuni più periferici è costretto a spostamenti lunghi e complessi, spesso affrontati in condizioni difficili. «Molte persone partono all’alba, se non addirittura la sera prima», denuncia la Cgil, sottolineando come in alcuni casi si arrivi a trascorrere la notte in sistemazioni di fortuna pur di non perdere l’appuntamento.
Il nodo non riguarda soltanto i tempi di attesa, ma l’intera organizzazione del servizio. La presenza di un unico punto di consegna in un territorio ampio come quello torinese finisce per creare inevitabili congestioni. Le oltre duecento persone radunate nella stessa mattinata diventano così il simbolo di una pressione costante su un sistema che fatica a reggere i numeri.
Per il sindacato la strada è chiara: decentrare gli sportelli e rafforzare il personale. Due richieste che vengono avanzate da tempo e che tornano oggi con maggiore urgenza. «È necessario distribuire gli uffici su più punti della provincia – spiegano – per abbattere le attese e rendere più accessibile un servizio che non è un favore, ma un diritto». Accanto a questo, viene indicata anche la necessità di aumentare gli addetti alle pratiche, in un contesto in cui la presenza di cittadini stranieri sul territorio è ormai stabile e strutturale.
La Cgil ricorda inoltre che l’ipotesi di una riorganizzazione non è nuova. Da tempo, infatti, la Questura avrebbe manifestato l’intenzione di intervenire in questa direzione, senza però che finora si sia arrivati a una concreta attuazione. Nel frattempo, la realtà resta quella di file lunghe, attese prolungate e viaggi complicati per ottenere un documento indispensabile.
La questione, al di là dei numeri, tocca un punto più ampio: l’accesso ai servizi pubblici e la loro capacità di rispondere a una domanda reale. In questo caso, il rischio è che la distanza tra diritto formale e possibilità concreta di esercitarlo continui ad allargarsi. E che scene come quella registrata in via Botticelli diventino la normalità.

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