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Cronaca

Maxi truffa da 63 milioni: latitante austriaco arrestato ad Asti mentre tentava la fuga

Bloccato dalla Squadra Mobile, era pronto a lasciare l’Europa per gli Emirati Arabi

Maxi truffa da 63 milioni: lati

Maxi truffa da 63 milioni: latitante austriaco arrestato ad Asti mentre tentava la fuga

Lo cercavano in mezza Europa, pronto a sparire all’estero con un’accusa pesantissima sulle spalle. È finita ad Asti la fuga di un cittadino austriaco destinatario di un mandato di arresto europeo per una truffa da oltre 63 milioni di euro ai danni dell’erario tedesco.

L’uomo è stato arrestato dalla Squadra Mobile al termine di un’indagine lampo, avviata dopo le segnalazioni delle autorità investigative di Germania e Austria, che avevano indicato un rischio concreto e imminente di fuga verso gli Emirati Arabi Uniti. Una corsa contro il tempo, che ha portato gli investigatori piemontesi a stringere il cerchio nel giro di pochi giorni.

L’operazione nasce dalla collaborazione con la Sezione Fast del Servizio per la Cooperazione internazionale di polizia, struttura specializzata nella cattura di latitanti a livello europeo. È da qui che partono gli input investigativi, che conducono gli agenti astigiani a concentrare l’attenzione su possibili collegamenti dell’uomo con il territorio.

Le indagini si sviluppano su più fronti. Gli investigatori analizzano alcune società riconducibili al sospettato, incrociano dati, tracciano movimenti. Un lavoro meticoloso che porta a individuare i mezzi utilizzati per gli spostamenti, tra cui un’auto di lusso recentemente segnalata in città.

È il dettaglio che fa la differenza. Da lì parte un’attività di monitoraggio costante: controlli mirati, osservazioni, verifiche sui transiti. La città viene passata al setaccio, con il supporto delle volanti della questura. L’obiettivo è uno solo: intercettare il veicolo prima che sia troppo tardi.

L’auto viene infine individuata e fermata. A bordo ci sono un uomo e una donna. L’identificazione non lascia dubbi: il ricercato è lì. Scatta l’arresto. Il cittadino austriaco viene trasferito in carcere, a disposizione della Corte d’Appello di Torino, che dovrà ora occuparsi delle procedure legate al mandato europeo e alla possibile estradizione.

L’accusa è di quelle che pesano: una maxi frode fiscale ai danni dello Stato tedesco, con un giro d’affari che supera i 63 milioni di euro. Una cifra che dà la misura della portata dell’indagine internazionale e del livello di organizzazione del sistema illecito ipotizzato.

Il fermo avvenuto ad Asti rappresenta un passaggio chiave in un’inchiesta che coinvolge più Paesi e che dimostra, ancora una volta, l’importanza della cooperazione tra le forze di polizia europee. Senza lo scambio rapido di informazioni e il coordinamento operativo, il rischio era quello di una nuova fuga, forse definitiva.

La vicenda si inserisce in un contesto più ampio, quello delle frodi transnazionali, sempre più sofisticate e difficili da intercettare. Sistemi che sfruttano differenze normative, circuiti finanziari complessi e la facilità di spostamento tra Stati. In questo caso, però, la rete ha funzionato. E il tempo, decisivo, ha giocato a favore degli investigatori.

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