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Tutti in Canada per convincerli che il Piemonte non è solo "nebbia" e "bagna cauda"

Il Piemonte vola a Montréal e Toronto per promuovere aerospazio, sanità, design e tecnologie digitali, mentre in regione aumentano le critiche per assessori assenti, scioperi della sanità privata e promesse non mantenute.

Tutti in Canada per convincerli che il Piemonte non è solo "nebbia" e "bagna cauda"

Federico Riboldi in Canada

C’è chi chiama casa e chi, con più ambizione, prova direttamente con il Canada. Il Piemonte ci prova così: con una missione istituzionale che, tra Montréal e Toronto, promette di mettere insieme aerospazio, sanità, design e tecnologie digitali. Un po’ Expo, un po’ fiera delle buone intenzioni.

A guidare la spedizione oltreoceano, dal 13 al 16 aprile, gli assessori regionali Andrea Tronzano e Federico Riboldi, accompagnati da un corteo che più che una delegazione sembra una gita scolastica di lusso: Comune di Torino (con la vicesindaca Michela Favaro), Unioncamere Piemonte, Camera di commercio, Ceipiemonte, Politecnico, Università di Torino, Università del Piemonte Orientale, Bioindustry Park di Colleretto Giacosa e Distretto aerospaziale. Manca giusto la foto di gruppo davanti alle cascate del Niagara, anche se c’è da scommettere che qualcuno ci abbia fatto un pensierino.

L’obiettivo, manco a dirlo, è altissimo: attirare investimenti, rafforzare il posizionamento internazionale, costruire relazioni strategiche. Tradotto: convincere i canadesi che il Piemonte non è solo bagna cauda e nebbia, ma anche innovazione, ricerca e – perché no – una porta d’accesso all’Europa, come assicura Tronzano con l’entusiasmo di chi ha appena trovato la chiave giusta (o almeno così spera) per il racconto. Québec e Ontario vengono descritti come “partner naturali”, economie avanzate dove industria, università e ricerca parlano la stessa lingua. Più o meno quella che qui si cerca ancora di tradurre.

Il copione è quello classico delle missioni istituzionali: incontri, strette di mano, parole come “sinergie”, “filiere” e “opportunità rilevanti” che si rincorrono come se bastasse pronunciarle per farle materializzare. Il programma è fitto: appuntamenti con rappresentanze istituzionali, imprese, università, centri di ricerca. A Montréal, uno dei principali hub globali dell’aerospazio, dove la densità industriale è tale da far impallidire tutto il nord-ovest. A Toronto dove l’ecosistema produttivo macina innovazione e capitali con una naturalezza da fare invidia.

Il Canada, del resto, è la nona economia mondiale, mica l’ultimo arrivato. E il Piemonte – numeri alla mano – esporta già parecchio: 619 milioni di euro, con un interscambio complessivo che arriva a 822 milioni e un saldo positivo di 416 milioni. Si vendono soprattutto prodotti alimentari (23%), mezzi di trasporto (22,3%) e macchinari (20,5%). Non esattamente noccioline. E poi ci sono già cinque imprese canadesi presenti sul territorio, con sette stabilimenti e circa 1.600 addetti. Insomma, i contatti ci sono. Ora si tratta di trasformarli in qualcosa di più concreto di una cartellina stampa e di un comunicato ben confezionato.

canada

E poi c'è Riboldi. Che ci sarà andato a fare? Guarda agli ospedali e alla ricerca. Parla di innovazione sanitaria, sperimentazione, collaborazioni internazionali. In agenda visite ai principali centri ospedalieri e gruppi sanitari. L’idea è costruire ponti tra sistemi sanitari, favorire la ricerca condivisa, magari portare a casa qualche progetto. Parole importanti, che però – anche qui – aspettano di diventare fatti. Perché tra una visita guidata e una foto davanti a un laboratorio all’avanguardia, il rischio è sempre di tornare con più brochure che risultati.

Nel mezzo, la missione prova anche a raccontare Torino e il Piemonte come territori attrattivi, pronti ad accogliere investitori, centri di ricerca e atenei stranieri. È la narrazione di un sistema che vuole crescere, creare lavoro, agganciarsi alle filiere globali. 

La domanda, sotto traccia, resta sempre la stessa: quante di queste missioni producono davvero risultati? Investimenti veri, posti di lavoro, progetti concreti? E quante invece finiscono nel grande archivio delle buone intenzioni, tra un comunicato stampa e una conferenza ben riuscita? Perché il rischio, nemmeno troppo nascosto, è che il viaggio serva più a confermare la buona volontà di chi parte che a cambiare davvero le cose al ritorno.

E ancora non basta, perchè, mentre il Piemonte prova a farsi largo tra i grattacieli e i cluster aerospaziali, a casa – più precisamente in Commissione Sanità – qualcuno guarda le sedie vuote. E non è una metafora.

La verità è che la sanità piemontese sembra viaggiare su un fuso orario diverso. 

Succede così che, mentre il presidente Alberto Cirio è impegnato ad Arcore – dove evidentemente le “relazioni strategiche” hanno un altro tipo di priorità – gli assessori Marrone e Riboldi risultino assenti giustificati (o forse no) proprio nel giorno in cui si discute del rinnovo del contratto della sanità privata. Tema secondario, si direbbe, se non fosse che riguarda migliaia di lavoratori e uno dei nodi più delicati del sistema sanitario regionale.

A dirlo, senza troppi giri di parole, sono la capogruppo del Pd Gianna Pentenero e il vicepresidente della Commissione Sanità Daniele Valle. Parlano apertamente di propaganda e promesse mancate. Tradotto dal politichese: un anno fa si parlava di attenzione, dialogo, confronto. Oggi, a quanto pare, si parla soprattutto tra chi è rimasto in aula.

Il quadro che emerge è di una Regione che riesce a essere contemporaneamente ambiziosa all’estero e sfuggente in casa propria. Da un lato missioni internazionali, numeri, strategie, filiere globali. Dall’altro lavoratori in sciopero, sindacati senza interlocutori e commissioni che si riuniscono in modalità “autogestita”.

Il “particolare interesse” sbandierato mesi fa dagli assessori, secondo l’opposizione, si sarebbe rivelato un esercizio di stile. Un po’ come certi slogan da missione estera: funzionano bene nelle presentazioni, meno quando si tratta di tradurli in atti concreti.

Nel frattempo, i lavoratori della sanità privata fanno quello che resta da fare quando la politica rallenta: scioperano. Perdono giornate di stipendio per rivendicare un contratto, mentre la Regione – sempre secondo le accuse – resta alla finestra. O forse è in aeroporto.

E allora il cortocircuito è servito: da una parte si vola in Canada per attrarre investimenti sulla sanità del futuro, dall’altra si fatica a gestire quella del presente. Con il rischio che, tra un hub d’eccellenza visitato e una stretta di mano internazionale, qualcuno si dimentichi che il sistema sanitario funziona prima di tutto con chi ci lavora ogni giorno.

Il Partito Democratico chiede tavoli permanenti, coinvolgimento della Conferenza Stato-Regioni, una presa di posizione netta. In sostanza, chiede che la Giunta “smetta di scappare”. Espressione interessante, soprattutto in una settimana in cui – tra Arcore e il Canada – il movimento, più che le risposte, non sembra mancare.

E così, mentre il Piemonte chiama il Canada, c’è chi da Torino continua a chiamare la Regione. Per ora, con meno fortuna.

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