Cerca

Cronaca

Processo Askatasuna, l’appello riparte dalle indagini: la Corte riapre l’istruttoria

Saranno risentiti due funzionari della Digos sulle identificazioni: respinta invece l’acquisizione dell’intervista a Rossetto

Processo Askatasuna, l’appello riparte dalle indagini: la Corte riapre l’istruttoria

Processo Askatasuna, l’appello riparte dalle indagini: la Corte riapre l’istruttoria

Il processo d’appello su Askatasuna entra in una fase nuova, destinata a incidere sul percorso giudiziario e sull’equilibrio complessivo del procedimento. La Corte d’Appello di Torino ha infatti disposto la rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale nel processo che vede imputati 25 militanti del centro sociale torinese. Una scelta che non rappresenta un semplice passaggio tecnico, ma un ritorno su nodi considerati ancora aperti, a partire dalla solidità delle indagini e dalle modalità di identificazione degli imputati.

A firmare il provvedimento è stata la Corte presieduta da Cristina Palmesino, accogliendo la richiesta avanzata dalla Procura generale, rappresentata in aula dall’avvocato generale Giancarlo Avenati Bassi e dal pubblico ministero Manuela Pedrotta. Il procedimento riguarda complessivamente 25 imputati, di cui 16 chiamati a rispondere anche dell’accusa di associazione per delinquere, dalla quale erano stati assolti in primo grado. Proprio questo passaggio pesa nella decisione dei giudici: riaprire l’istruttoria significa tornare a verificare elementi che potrebbero incidere sulla valutazione di quel capo d’imputazione.

Nel dettaglio, la Corte ha disposto che vengano nuovamente ascoltati due funzionari della Digos. Le loro testimonianze si concentreranno sulle attività investigative svolte e, in particolare, sulle modalità con cui sarebbero stati individuati alcuni imputati ripresi dalle telecamere durante episodi di scontro. Un punto delicato, perché riguarda l’affidabilità delle immagini video e la correttezza delle procedure di riconoscimento. In aula tornerà quindi uno dei temi più sensibili del processo: la capacità degli elementi raccolti di sostenere con precisione le responsabilità contestate.

Diversa la decisione su un altro fronte sollevato dall’accusa. La Corte ha infatti respinto la richiesta di acquisire un’intervista rilasciata da Giorgio Rossetto, indicato come figura di riferimento di Askatasuna, a Radio Onda d’Urto dopo la sentenza di primo grado. Secondo la Procura generale, quelle dichiarazioni avrebbero potuto contribuire a delineare un presunto programma associativo. I giudici hanno però scelto di non ampliare il perimetro probatorio con questo elemento, segnando un confine netto tra ciò che sarà oggetto di approfondimento e ciò che resterà fuori dal processo.

Sulle richieste avanzate in aula si erano espresse in modo contrario le difese degli imputati, rappresentate, tra gli altri, dagli avvocati Claudio Novaro, Roberto Lamacchia, Valentina Colletta e Gianluca Vitale. La linea è chiara: evitare che il giudizio d’appello si trasformi in una revisione estesa dell’impianto accusatorio già esaminato in primo grado. Una posizione che si inserisce in una dinamica tipica dei procedimenti complessi, dove il confine tra verifica e rielaborazione delle prove diventa centrale.

Il processo tornerà in aula il 18 maggio, quando verranno ascoltati i due funzionari della Digos. Sarà un passaggio importante, non solo sul piano tecnico, ma anche per comprendere la direzione che prenderà il giudizio d’appello. La decisione della Corte non anticipa l’esito finale, ma segnala la volontà di approfondire aspetti ritenuti decisivi.

In procedimenti di questo tipo, spesso sono proprio i dettagli a orientare il risultato. E la riapertura dell’istruttoria indica che, per i giudici, alcune risposte devono ancora essere chiarite fino in fondo.

Commenti scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edicola digitale

Logo Federazione Italiana Liberi Editori