Cerca

Attualità

Fili sottili, l’arte che unisce: a Ciriè e Lanzo il festival che rompe il silenzio su disabilità e salute mentale

Sei giorni di spettacoli, laboratori e incontri per costruire una società più inclusiva: protagonisti studenti, operatori e territorio

Fili sottili, l’arte che unisce

Fili sottili, l’arte che unisce: a Ciriè e Lanzo il festival che rompe il silenzio su disabilità e salute mentale

C’è un filo invisibile che lega arte, fragilità e comunità. Un filo sottile, ma resistente, capace di attraversare esperienze diverse e trasformarle in racconto condiviso. È proprio da questa immagine che nasce “Fili sottili”, il festival che torna per la sua seconda edizione e che dal 13 al 18 aprile porterà a Ciriè e Lanzo un programma intenso di eventi dedicati all’inclusione e alla salute mentale.

Non un semplice cartellone culturale, ma un progetto che mette al centro le persone. L’obiettivo è chiaro: aprire uno spazio di confronto su temi spesso relegati ai margini, come la malattia psichica e la disabilità, utilizzando il linguaggio dell’arte e del teatro come strumenti di dialogo e comprensione. In un contesto sociale in cui il disagio viene ancora troppo spesso nascosto o banalizzato, il festival si propone come un’occasione per guardare in faccia la realtà e costruire nuove consapevolezze.

La manifestazione, a ingresso libero, si sviluppa tra spettacoli, convegni, dibattiti e laboratori, coinvolgendo non solo operatori del settore ma anche studenti, famiglie e cittadini. Un intreccio di esperienze che riflette la natura stessa del progetto: creare connessioni tra mondi diversi, abbattere barriere, favorire l’incontro.

Tra i protagonisti di questa edizione ci sono gli studenti dell’indirizzo “Servizi per la sanità e l’assistenza sociale” dell’Istituto D’Oria, chiamati a svolgere un ruolo attivo nell’organizzazione e nella gestione delle attività. Non spettatori, ma attori di un percorso formativo che esce dalle aule per entrare nel tessuto vivo del territorio.

Sono proprio loro ad aver ideato una serie di laboratori creativi destinati a pubblici differenti: utenti dei centri diurni, bambini delle scuole dell’infanzia e primaria, ragazzi delle medie. Un lavoro che richiede competenze tecniche, ma anche sensibilità e capacità relazionali. Perché lavorare sull’inclusione significa prima di tutto saper ascoltare, comprendere, adattarsi.

Nel corso della settimana, la sede di via Battitore diventa un laboratorio aperto, un luogo in cui si incontrano generazioni e percorsi di vita diversi. Bambini e ragazzi entrano in contatto con realtà spesso lontane dalla loro esperienza quotidiana, mentre gli utenti dei servizi sociali trovano uno spazio di espressione e condivisione.

Parallelamente, le classi dell’istituto partecipano alle attività organizzate negli altri spazi del festival, come l’area Remmert e l’auditorium. Un coinvolgimento diffuso che trasforma l’intera scuola in un punto di riferimento per il progetto, rafforzando il legame tra formazione e territorio.

Il calendario delle iniziative è fitto e articolato. Si passa dai laboratori creativi ai workshop teatrali, dai giochi di ruolo ai momenti di approfondimento. Ogni attività è pensata per stimolare una riflessione, per mettere in discussione stereotipi e pregiudizi, per costruire un linguaggio comune.

Il teatro, in particolare, assume un ruolo centrale. Non solo come forma di spettacolo, ma come strumento educativo. Attraverso la rappresentazione, diventa possibile esplorare emozioni, raccontare storie, dare voce a chi spesso non ne ha. Un linguaggio universale, capace di superare le barriere culturali e cognitive.

Accanto alle attività pratiche, trovano spazio anche momenti di confronto più strutturati. Il convegno dedicato alla diversità rappresenta uno dei punti più significativi del festival, offrendo l’occasione per un dialogo tra operatori, studenti e istituzioni. Un momento di sintesi, ma anche di rilancio, per individuare nuove strategie e prospettive.

Non manca, infine, l’appuntamento con lo spettacolo teatrale conclusivo, previsto per sabato sera. Un momento aperto alla cittadinanza, che rappresenta il culmine di un percorso costruito giorno dopo giorno. Sul palco non ci sono solo attori, ma storie, esperienze, vissuti che diventano patrimonio condiviso. Il valore di “Fili sottili” sta proprio in questa capacità di mettere insieme dimensioni diverse. Arte e sociale, scuola e territorio, teoria e pratica. Un equilibrio non scontato, che richiede impegno e visione.

In un’epoca in cui il tema dell’inclusione è spesso ridotto a slogan, iniziative come questa restituiscono concretezza a parole che rischiano di perdere significato. Parlare di inclusione significa creare occasioni reali di incontro, costruire percorsi, investire sulle persone.

Il coinvolgimento degli studenti è, in questo senso, uno degli elementi più interessanti. Non solo perché rappresenta un’opportunità formativa, ma perché contribuisce a creare una nuova generazione di operatori più consapevoli e preparati. Giovani che hanno sperimentato sul campo cosa significa lavorare con la fragilità, confrontarsi con la diversità, costruire relazioni.

Il festival diventa così anche un ponte verso il futuro. Un laboratorio in cui si sperimentano modelli, si testano idee, si costruiscono competenze. Un’esperienza che lascia tracce, che continua oltre la durata dell’evento.

Il ringraziamento rivolto a docenti e studenti sottolinea proprio questo aspetto. Dietro ogni attività c’è un lavoro spesso invisibile, fatto di progettazione, organizzazione, collaborazione. Un impegno che consente alla scuola di uscire dal proprio perimetro e di diventare parte attiva della comunità. “Fili sottili” non è solo un festival. È un segnale. Un modo per dire che un’altra società è possibile, più attenta, più inclusiva, più capace di accogliere le differenze.

Commenti scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edicola digitale

Logo Federazione Italiana Liberi Editori