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Bambini soli tra le macerie: l’incubo Libano dopo i raid lampo

Oltre 100 attacchi in 10 minuti, minori separati dalle famiglie: l’appello urgente per fermare la guerra

L’incubo Libano

L’incubo Libano (credits: https://www.savethechildren.it/)

Il Libano sprofonda in una nuova emergenza umanitaria e a pagare il prezzo più alto sono ancora una volta i bambini. Dopo appena 24 ore di intensi raid aerei, cresce il numero di minori rimasti soli o separati dalle proprie famiglie, mentre Save the Children lancia un appello urgente: estendere l’accordo di cessate il fuoco anche al Libano per proteggere i più vulnerabili.

L’Organizzazione, attiva da oltre 100 anni nella tutela dell’infanzia, è impegnata sul campo per rintracciare i bambini dispersi e ricongiungerli ai loro familiari, in un contesto sempre più drammatico segnato da bombardamenti improvvisi e diffusi sul territorio.

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A descrivere la gravità della situazione è Yara Hamadeh, Responsabile Senior per la Sensibilizzazione, i Media e le Campagne di Save the Children Libano: «C'è molta incertezza, paura e preoccupazione tra la popolazione libanese. Gli attacchi sono avvenuti senza preavviso e in prossimità di numerose strutture civili, lasciando un ricordo indelebile e drammatico. In pochi istanti la situazione è precipitata: i raid aerei si sono susseguiti uno dopo l’altro. Secondo quanto riportano i media, ci sono stati oltre 100 attacchi aerei in meno di 10 minuti e tutto è accaduto nell'ora di punta, quando le strade erano molto trafficate, le persone si spostavano per lavoro, tornavano a casa e i bambini rientravano da scuola. Molti attacchi hanno colpito contemporaneamente aree residenziali di Beirut, in prossimità di scuole e ospedali. Molti bambini sono stati separati dalle loro famiglie e dai loro cari in tutto il Paese. I nostri operatori stanno lavorando senza sosta per riunire le famiglie, ma purtroppo sappiamo che molte persone hanno perso la vita nei bombardamenti o successivamente in ospedale».

Secondo le informazioni disponibili, le vittime sarebbero già oltre 200, tra cui anche bambini, ma il bilancio è ancora provvisorio e destinato ad aggravarsi. Una tragedia che si inserisce in un Paese già profondamente segnato dalla guerra e da una crisi strutturale che ha messo in ginocchio infrastrutture e servizi essenziali.

Ancora Yara Hamadeh sottolinea: «Le notizie riportano di oltre 200 persone uccise ieri dai raid aerei israeliani, tra di loro ci sono bambini, ma non siamo in grado di fornire ancora un bilancio definitivo poiché il numero delle vittime è ancora in aumento. Tutto questo in un Paese già devastato dalla guerra, dove le infrastrutture pubbliche sono già al limite. Almeno 1,2 milioni di persone sono già sfollate in tutto il Libano e più di una persona su dieci nel Paese vive in rifugi collettivi. Molti studenti si trovano ad affrontare il sesto anno di istruzione interrotta. Un bambino continua a ripetere al nostro staff che vorrebbe solo che le cose tornassero come prima. I minori vogliono tornare a casa, alle loro abitudini, alle loro famiglie. Come libanese, essere un operatore umanitario è l'unica cosa che mi aiuta ad affrontare la situazione. Così sento di avere un impatto, di aiutare, di contribuire e di sostenere, soprattutto i più piccoli. Nutro la speranza che un giorno non ci limiteremo più a rispondere alle crisi e a raccontare continuamente ciò che sta accadendo in Libano».

I dati restituiscono un quadro già al limite: almeno 1,2 milioni di persone risultano sfollate e oltre il 10% della popolazione vive in rifugi collettivi. Sul fronte educativo, molti bambini affrontano ormai il sesto anno consecutivo di interruzioni scolastiche, con conseguenze profonde sul loro sviluppo e sul futuro del Paese.

Nel frattempo, Save the Children continua a operare in tutta la regione – dal Libano al Territorio Palestinese Occupato, fino a Siria, Iraq, Yemen, Afghanistan e Pakistan – distribuendo aiuti essenziali come kit igienici, materiali per neonati, materassi e coperte alle famiglie colpite. Parallelamente, prosegue il supporto economico di emergenza e l’assistenza sanitaria e nutrizionale nelle aree più fragili.

Ma l’Organizzazione è chiara: senza un cessate il fuoco esteso e senza accesso umanitario sicuro, ogni intervento rischia di essere insufficiente. Il Libano, già allo stremo, affronta ora una nuova emergenza che rischia di lasciare una generazione intera senza punti di riferimento, senza sicurezza e senza futuro.

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