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09 Aprile 2026 - 23:13
Medici in protesta (foto di repertorio)
Non è una protesta isolata. È l’ennesimo capitolo di una vertenza che si trascina da anni, e che ora arriva a un punto di rottura. I lavoratori della sanità privata e delle Rsa tornano in piazza, a Torino, per denunciare una situazione che i sindacati definiscono senza mezzi termini: insostenibile.
L’appuntamento è fissato per il 13 aprile, dalle 14 alle 17, davanti a Palazzo Lascaris, sede del Consiglio regionale del Piemonte. Non una data casuale: nello stesso giorno una delegazione sindacale verrà ascoltata in Commissione Sanità. Una coincidenza che trasforma il presidio in un segnale politico diretto.
La mobilitazione è promossa da Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fp Piemonte, che rilanciano la protesta in vista dello sciopero nazionale del 17 aprile. E il messaggio è chiaro: non si tratta più solo di rivendicare un rinnovo contrattuale, ma di denunciare una disparità strutturale che riguarda centinaia di migliaia di lavoratori.
I numeri sono pesanti. A livello nazionale, circa 300mila lavoratrici e lavoratori operano nella sanità privata e nelle Rsa. In Piemonte sono migliaia. Tutti con una caratteristica comune: svolgono le stesse funzioni, hanno le stesse responsabilità, ma percepiscono salari più bassi e meno tutele rispetto ai colleghi del settore pubblico.
Il nodo centrale è quello dei contratti. I contratti nazionali Aris e Aiop sono fermi rispettivamente da 8 e 14 anni. Un blocco che, nel frattempo, ha eroso il potere d’acquisto degli stipendi, lasciando i lavoratori esposti all’impatto dell’inflazione e dell’aumento del costo della vita.

Per i sindacati, la situazione ha superato il limite. Parlano di una “disparità plateale”, non più tollerabile. Ma il problema non riguarda solo i salari. Riguarda la tenuta stessa del sistema.
Secondo i segretari regionali Francesca Delaude, Sergio Melis e Michele Nessenzia, il mancato rinnovo sta già producendo effetti concreti: fuga di personale, difficoltà nel garantire i servizi, rischio di una vera e propria desertificazione professionale.
Un fenomeno che colpisce un settore considerato un pilastro del sistema sanitario regionale, soprattutto in una fase in cui la domanda di assistenza è in crescita.
E qui emerge un altro elemento chiave.
Alcuni grandi gruppi della sanità privata, in Piemonte, hanno già introdotto bonus e misure economiche autonome per trattenere il personale. Un segnale che, secondo i sindacati, dimostra una cosa precisa: le risorse ci sono.
Il problema, sostengono, è un altro: manca la volontà di trasformare questi interventi sporadici in un rinnovo contrattuale strutturale e collettivo.
È su questo punto che si concentra la richiesta: il rinnovo dei contratti del privato deve essere automaticamente sincronizzato a quello del pubblico. Perché il lavoro di cura — ricordano i sindacati — è un servizio essenziale, e non può essere lasciato alla discrezionalità delle singole aziende.
La manifestazione del 13 aprile diventa così qualcosa di più di un presidio. È un passaggio dentro una vertenza più ampia, che tocca il modello stesso di sanità.
Da una parte un sistema pubblico sotto pressione, dall’altra un settore privato che regge una parte importante dell’assistenza, ma con condizioni di lavoro sempre più fragili.
Nel mezzo, lavoratori che chiedono riconoscimento, stabilità, equità.
E una domanda che resta aperta: può reggere un sistema sanitario che si fonda su diritti diversi per lo stesso lavoro? Il 13 aprile, davanti a Palazzo Lascaris, la risposta passerà anche da lì.
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