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Atp Finals, Torino guarda oltre il 2026: “Ottimisti per restare fino al 2030”

Lo Russo rilancia: organizzazione già in moto e fiducia nel lavoro fatto per convincere l’Atp a confermare la città

Doppia tragedia alle Atp Finals

Doppia tragedia alle Atp Finals: due spettatori morti per malori improvvisi al Pala Alpitour (foto di repertorio)

Non è solo una questione sportiva. È una partita strategica, economica, identitaria. Le Atp Finals sono diventate in pochi anni uno degli eventi simbolo di Torino, e ora la città prova a giocare il set più importante: tenere il torneo anche oltre il 2026.

Il sindaco Stefano Lo Russo lo dice senza trionfalismi, ma con una linea chiara: «Continuiamo ad essere ragionevolmente ottimisti». Una formula che, nella diplomazia istituzionale, pesa più di quanto sembri. Perché dietro quell’“ottimismo” c’è un lavoro già avviato, una strategia in corso e una trattativa che si gioca su più livelli.

Torino, intanto, non aspetta. L’edizione 2026 è già in fase operativa. L’organizzazione è partita, la macchina è in movimento, e l’obiettivo è uno solo: dimostrare ancora una volta che la città è all’altezza di un evento globale.

È su questo punto che si gioca la credibilità della candidatura.

Negli ultimi anni, le Atp Finals hanno trasformato Torino in una vetrina internazionale. Non solo per il tennis, ma per tutto ciò che ruota intorno all’evento: turismo, economia, immagine. Un impatto che ha cambiato la percezione della città, portandola al centro di un circuito globale che prima le era estraneo.

Ed è proprio su questo capitale accumulato che l’amministrazione punta.

«Crediamo che gli sforzi messi in campo, insieme alle altre istituzioni coinvolte, e l’accoglienza che la nostra città ha saputo riservare a questo evento possano portarci a tenerle qui fino al 2030», sottolinea Lo Russo.

Parole che raccontano una strategia precisa: non solo organizzare bene, ma costruire un sistema. Perché le Atp Finals non si vincono solo con un palazzetto o con un buon calendario. Si vincono con un ecosistema che funziona: trasporti, ospitalità, sicurezza, capacità di gestione dei grandi flussi.

E Torino, negli ultimi anni, ha dimostrato di poter reggere questa sfida.

Ma la partita non è chiusa. La competizione internazionale è forte, e altre città guardano con interesse all’evento. Per questo il margine di errore è minimo. Ogni edizione diventa una prova. Ogni dettaglio conta.

È una sfida che si gioca anche sul piano politico. Perché trattenere le Atp Finals significa consolidare una posizione, rafforzare un’immagine, attrarre investimenti. In altre parole, significa definire il ruolo di Torino nel panorama europeo degli eventi.

Ecco perché il tono resta prudente, ma la direzione è chiara.

Torino vuole restare. Vuole dimostrare che non è stata una scelta temporanea, ma una sede naturale. Che quello costruito finora non è un esperimento, ma un modello replicabile e stabile.

L’orizzonte, oggi, è il 2030. Non una promessa, ma un obiettivo. E in mezzo c’è tutto: organizzazione, relazioni istituzionali, capacità di tenere alto il livello. Perché in queste partite, spesso, non vince solo chi propone di più. Vince chi convince di più.

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