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Peste suina in aumento con 14 nuovi casi. Anche in Piemonte resta l’allerta

Il virus continua a circolare, ma si stabilizza oltreconfine. Restano nove i focolai negli allevamenti

Peste suina

Peste suina in aumento con 14 nuovi casi. Anche in Piemonte resta l’allerta

La mappa della peste suina africana torna a muoversi, ma con un andamento disomogeneo. Da un lato la Liguria, dove il virus continua a circolare tra i cinghiali; dall’altro il Piemonte, che registra una settimana senza nuovi casi, segnando una tregua dopo mesi di diffusione.

Secondo gli ultimi dati dell’Istituto zooprofilattico sperimentale di Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, tra il 22 e il 29 marzo sono state individuate 14 nuove positività in Liguria. Dieci in provincia di Genova, distribuite tra diversi comuni, tra cui Rapallo, Serra Riccò e Zoagli, mentre due casi riguardano la provincia di Savona e altri due quella della Spezia. Il bilancio complessivo nella regione sale così a 1.256 cinghiali infetti.

Numeri che confermano una circolazione ancora attiva del virus, soprattutto lungo la fascia costiera e nell’entroterra ligure, dove la conformazione del territorio e la presenza diffusa di fauna selvatica rendono difficile il contenimento.

Diversa la situazione in Piemonte. Nell’ultima settimana non sono state registrate nuove positività tra i cinghiali, con il totale che resta fermo a 803 casi. Un dato che viene letto con cautela dagli esperti: più che un segnale di risoluzione, rappresenta una fase di stabilizzazione temporanea, che andrà verificata nelle prossime settimane. Resta invariato anche il numero dei focolai negli allevamenti suinicoli, fermi a nove. Un elemento non secondario, perché è proprio il passaggio del virus dalla fauna selvatica agli allevamenti a rappresentare il rischio maggiore per il comparto agroalimentare.

La peste suina africana, infatti, non colpisce l’uomo ma ha effetti devastanti sull’economia. Il contagio nei suini domestici comporta abbattimenti, blocchi alla movimentazione degli animali e restrizioni commerciali, con conseguenze dirette sulla filiera. Il Piemonte, regione a forte vocazione suinicola, resta quindi in stato di allerta. Il rallentamento dei contagi tra i cinghiali è un dato positivo, ma non sufficiente a considerare superata l’emergenza.

Il confronto con la Liguria evidenzia quanto il fenomeno sia ancora in evoluzione. Le due regioni condividono un territorio continuo dal punto di vista ecologico, dove gli spostamenti dei cinghiali rendono difficile tracciare confini netti. Il virus segue le dinamiche naturali della fauna, ignorando i limiti amministrativi.

Negli ultimi mesi, le strategie di contenimento si sono concentrate su più fronti: monitoraggio costante, riduzione della popolazione di cinghiali, controlli sui trasporti e rafforzamento delle misure di biosicurezza negli allevamenti.

Un lavoro complesso, che coinvolge veterinari, istituzioni e operatori del settore. L’obiettivo è ridurre il rischio di diffusione e proteggere un comparto strategico per l’economia del Nord Italia. Gli esperti sottolineano come la battaglia contro la peste suina africana sia una sfida di lungo periodo. Non esistono soluzioni immediate, ma un insieme di interventi coordinati che devono essere mantenuti nel tempo.

In questo contesto, il dato piemontese rappresenta un segnale incoraggiante, ma fragile. La pressione del virus nelle aree limitrofe, come dimostra la situazione ligure, impone di mantenere alta l’attenzione. La partita resta aperta. E si gioca su un equilibrio delicato tra prevenzione, controllo del territorio e collaborazione tra regioni. Perché, in un sistema così interconnesso, nessun risultato può dirsi definitivo.

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