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Peste suina, quattro province piemontesi tornano “virus free” dopo sei mesi senza casi

Novara, Vercelli, Asti e Alessandria fuori dall’emergenza. Ora si attende la lista ufficiale dei comuni liberi dal virus

Peste suina, quattro province piemontesi tornano “virus free” dopo sei mesi senza casi

Peste suina, quattro province piemontesi tornano “virus free” dopo sei mesi senza casi

Dopo mesi di emergenza e sacrifici, arriva una notizia attesa dal mondo agricolo piemontese: le province di Novara, Vercelli, Asti e Alessandria sono oggi considerate libere dalla peste suina africana, grazie all’assenza di nuovi casi registrati negli ultimi sei mesi.

Un risultato che segna un punto di svolta nella gestione dell’epidemia e che, secondo la Regione Piemonte, conferma l’efficacia delle misure adottate per contenere e debellare il virus.

A sottolinearlo è l’assessore regionale alla peste suina Paolo Bongioanni, che rivendica il lavoro fatto fin dalle prime fasi dell’emergenza: «Aver mutuato subito la mia idea delle fasce franche si è rivelata una soluzione vincente per confinare la peste suina». Una strategia che ha puntato su zone di contenimento e controlli mirati, permettendo di isolare i focolai e impedirne la diffusione.

Il quadro resta comunque sotto osservazione. Il Commissario straordinario Giovanni Filippini invita alla prudenza: la fase è positiva, ma la prevenzione deve continuare. L’obiettivo è arrivare, nei prossimi mesi, a una revisione complessiva delle zone di restrizione, anche alla luce del regolamento attuativo della Commissione europea. Solo allora verrà resa nota la lista ufficiale dei comuni piemontesi completamente liberi dal virus.

Nel frattempo, dalla Regione arrivano anche parole di riconoscimento per chi ha contribuito concretamente alla gestione dell’emergenza. In particolare, i cacciatori, coinvolti nelle attività di contenimento e depopolamento dei cinghiali, ritenuti uno dei principali vettori della diffusione della malattia.

Il ritorno alla normalità è già percepibile soprattutto nelle aree più colpite negli anni scorsi. Il caso più emblematico è quello del distretto suinicolo del Novarese, che nell’estate del 2024 aveva pagato un prezzo altissimo, con l’abbattimento di circa 7.000 capi per contenere il contagio. Un impatto economico e sociale pesante, che aveva messo in difficoltà allevatori e filiera.

Oggi, con l’assenza di nuovi focolai, si apre una fase diversa. Per agricoltori e allevatori si intravede la possibilità concreta di ripartire, pur con la consapevolezza che il virus non è definitivamente scomparso e che il sistema di controllo dovrà restare attivo.

Il risultato raggiunto, però, resta significativo: quattro province piemontesi escono dall’emergenza e si avvicinano a una piena normalizzazione. Un passaggio fondamentale per un comparto strategico dell’economia locale, che ora guarda avanti con maggiore fiducia.

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