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Credevamo fosse scomparso: "l'avvoltoio degli agnelli" torna a nascere e conquista di nuovo le Alpi

Doppia schiusa in Valle Orco, tutte le coppie nidificanti portano a termine la fase più delicata

Credevamo fosse scomparso

Credevamo fosse scomparso: l'avvoltoio barbuto torna a nascere e conquista di nuovo le Alpi

Due uova che si aprono, due vite che iniziano. In alto, tra le pareti rocciose del Parco Nazionale Gran Paradiso, il cielo torna a popolarsi dei suoi abitanti più rari e simbolici. Sono nati i nuovi pulli di gipeto, uno degli uccelli più maestosi delle Alpi.

La notizia arriva direttamente dal monitoraggio dei guardaparco: le due uova nei nidi delle coppie presenti in Valle Orco si sono schiuse con successo. Un evento atteso, seguito passo dopo passo, che segna una fase cruciale nel ciclo vitale di questa specie. Ma il dato più importante è un altro: tutte le coppie nidificanti del Parco hanno portato a termine la schiusa. Un risultato tutt’altro che scontato, considerando la delicatezza di questa fase e la vulnerabilità dei piccoli nei primi giorni di vita.

Il gipeto, noto anche come avvoltoio degli agnelli, è una specie simbolo della biodiversità alpina. Scomparso dalle Alpi nel secolo scorso, è tornato a volare grazie a lunghi progetti di reintroduzione e tutela ambientale. Oggi ogni nascita rappresenta un tassello fondamentale per consolidare questa presenza.

Nel Gran Paradiso, le condizioni sembrano essere ideali. L’area protetta offre habitat di qualità, scarsa presenza di disturbo umano e un ecosistema in grado di sostenere la crescita della specie. Non è un caso che il Parco si confermi uno dei luoghi chiave per la nidificazione del gipeto in Italia.

Ora si apre una nuova fase, altrettanto delicata: quella dell’alimentazione. I genitori sono impegnati a nutrire i piccoli, garantendo loro le risorse necessarie per crescere e affrontare le settimane successive. È in questo periodo che si gioca una parte decisiva della sopravvivenza dei pulli.

Il gipeto ha caratteristiche uniche: può raggiungere un’apertura alare di quasi tre metri e si nutre prevalentemente di ossa, che lascia cadere dall’alto per romperle e poterne ingerire i frammenti. Un comportamento raro, che lo rende una presenza affascinante e preziosa per l’equilibrio dell’ecosistema.

Le nascite di quest’anno rappresentano quindi molto più di un semplice evento naturale. Sono il segnale concreto che le politiche di tutela ambientale funzionano e che la convivenza tra uomo e fauna selvatica può essere possibile.

Dietro a questi risultati c’è il lavoro costante dei guardaparco, impegnati nel monitoraggio dei nidi e nella protezione delle aree sensibili. Un’attività silenziosa ma fondamentale, che permette di seguire ogni fase della nidificazione senza interferire con la vita degli animali.

In un contesto globale segnato dalla perdita di biodiversità, storie come questa assumono un valore ancora più significativo. Il ritorno del gipeto sulle Alpi non è solo una conquista scientifica, ma anche culturale: dimostra che è possibile recuperare ciò che sembrava perduto. E mentre i piccoli iniziano a crescere nei loro nidi sospesi tra cielo e roccia, il Gran Paradiso conferma il suo ruolo di rifugio naturale per le specie più rare. Un luogo dove la natura non solo resiste, ma torna a prosperare.

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