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Pecco lancia l’allarme: “La gomma sparisce”. Dalla Sprint brillante al crollo in gara: Ducati sotto pressione

Dalla Sprint brillante al crollo in gara: Pecco lotta ma paga la gestione pneumatici, mentre Aprilia vola

Pecco lancia l’allarme

Pecco lancia l’allarme: “La gomma sparisce”. Dalla Sprint brillante al crollo in gara: Ducati sotto pressione

Dalla luce alla fatica nel giro di ventiquattr’ore. Il weekend americano di Pecco Bagnaia si trasforma in un caso tecnico che scuote la Ducati e riapre il confronto in MotoGP. Dopo una Sprint convincente, chiusa con segnali incoraggianti, la gara lunga racconta un’altra storia: quella di un campione in difficoltà, costretto a difendersi più che ad attaccare.

Il punto è uno, ed è pesante: la gestione della gomma posteriore. Un problema che Bagnaia non nasconde e che, anzi, mette al centro della sua analisi con lucidità e preoccupazione. “Già all’ottavo giro avevo poca gomma”, ammette senza giri di parole. Un dettaglio che, in MotoGP, vale una sentenza.

Eppure il fine settimana era partito con ben altre sensazioni. Nella Sprint, il numero 63 aveva mostrato un passo competitivo, tornando a respirare aria da protagonista. “Stiamo lavorando tanto e i passi avanti ci sono stati”, sottolinea. Il lavoro paga, ma non ancora abbastanza per reggere il confronto sulla distanza.

La domenica, invece, è stata tutta in salita. Sin dal warm up, Bagnaia avverte che qualcosa non funziona: “Mi sentivo scomodo, facevo fatica a essere veloce”. In gara, il problema esplode subito. Il ritmo dei primi è fuori portata, la fiducia cala giro dopo giro.

Il momento chiave arriva nel finale. A tre giri dalla bandiera a scacchi, Pecco tenta il tutto per tutto per difendersi dagli attacchi di Marc Márquez ed Enea Bastianini. Forza il ritmo, ma paga caro il tentativo: “Ho provato a fare un giro più veloce, ma ho compromesso gli ultimi due”. La descrizione tecnica è chiara e inquietante: “Non riuscivo minimamente a piegare la moto a destra, mi partiva”. Tradotto: zero grip, zero controllo, gara compromessa.

Il problema, però, non è solo il consumo, ma il modo in cui arriva. Bagnaia insiste su un punto: non ha spinto al limite. “Ho cercato di accompagnare la gomma, senza forzare. Ma a destra si è disintegrata”. Un’anomalia che accende un campanello d’allarme nel box Ducati.

Il risultato è una moto che perde equilibrio, con una gomma che diventa “piatta”, incapace di garantire prestazioni costanti. In un campionato dove i dettagli fanno la differenza, è un limite enorme. E mentre Ducati cerca risposte, Aprilia accelera. “In questo momento fanno quello che vogliono”, ammette Bagnaia con onestà. Un riconoscimento che pesa come un verdetto: la concorrenza non aspetta.

Il riferimento a Jerez è già un banco di prova cruciale. Una pista tecnica, dove serve una moto agile e precisa in inserimento. “Ora ci manca questo”, spiega Pecco. E il tempo stringe. La strategia è chiara: test, sviluppi e interventi mirati. “Proveremo qualcosa di importante”, anticipa. Ducati è chiamata a reagire, e in fretta.

Il mondiale è lungo, ma segnali come questi non possono essere ignorati. Perché Bagnaia resta uno dei piloti più completi della griglia, ma senza una moto capace di sostenere il passo, anche il talento rischia di restare intrappolato. Il GP delle Americhe lascia quindi una doppia eredità: da un lato i progressi, dall’altro un limite tecnico evidente. E una domanda che rimbomba nel paddock: Ducati saprà risolvere il rebus gomme prima che sia troppo tardi?

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