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Missili sull’Americana (ma solo in CGI): l’Iran rilancia la guerra con un video AI

Dopo i Lego e Trump, ora la Statua della Libertà distrutta: la propaganda diventa spettacolo digitale globale

Se una volta servivano carri armati e bombe, oggi bastano un computer e un buon software di intelligenza artificiale. La guerra tra Iran e Stati Uniti continua, ma sempre più spesso si combatte a colpi di video virali.

L’ultima mossa arriva da Teheran, dove è stato diffuso un nuovo filmato di propaganda generato con l’AI. Protagonista, questa volta, è la Statua della Libertà, simbolo per eccellenza degli Stati Uniti, trasformata nel video con una testa mitologica e poi colpita e distrutta da un missile. Il titolo è già un programma: “One Vengeance For All – Una vendetta per tutti”.

Il video, diffuso dall’agenzia Fars e rilanciato anche da canali russi, arriva in un momento di tensione dopo lo stop all’accordo proposto da Donald Trump. Un contenuto costruito per colpire l’opinione pubblica americana, più che per raccontare fatti reali.

La sequenza alterna immagini generate artificialmente a richiami storici e simbolici: dall’oppressione dei nativi americani fino al bombardamento atomico di Hiroshima, passando per Vietnam, Gaza e Yemen. Un collage visivo che mescola guerra, memoria e propaganda, con un obiettivo preciso: ribaltare la narrazione.

Nel filmato compare anche un riferimento allo scandalo legato a Jeffrey Epstein, inserito tra le immagini come elemento provocatorio, in linea con una comunicazione che punta più a colpire che a spiegare.

Non è la prima volta che la Repubblica islamica utilizza linguaggi pop per raccontare il conflitto. Solo poche settimane fa, la tv di Stato iraniana aveva diffuso un video animato in stile Lego in cui Donald Trump e Benjamin Netanyahu venivano trasformati in personaggi di un cartoon, tra “Epstein Files”, pulsanti rossi e bombardamenti.

Un linguaggio volutamente semplice, immediato, costruito per diventare virale. E infatti funziona: video condivisi, commentati, rilanciati. Non importa se sono reali o generati. L’importante è che girino.

Nel nuovo video, però, il salto è evidente. Non più pupazzetti, ma immagini sempre più realistiche, sempre più spettacolari. L’intelligenza artificiale permette di costruire scenari impossibili, ma visivamente credibili. E così la propaganda smette di sembrare propaganda e si avvicina sempre più a un prodotto cinematografico.

Il risultato è una guerra parallela, combattuta non sul campo ma sugli schermi. Dove i missili sono digitali, ma l’impatto mediatico è reale.

E mentre il conflitto continua nella realtà, online si combatte un’altra battaglia: quella delle immagini, delle emozioni e delle narrazioni. Una guerra in cui non servono più eserciti, ma algoritmi.

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