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Rossi analizza la crisi di Bagnaia: “Pecco ha perso qualcosa, negli ultimi giri finisce la gomma” (VIDEO)

A tavola con le leggende della MotoGP: Rossi su Bagnaia tra problemi di feeling in frenata, consumo della gomma e la pressione mentale che complica il ritorno al vertice

Rossi analizza la crisi

Rossi analizza la crisi di Bagnaia: “Pecco è un po’ perso, quando qualcosa non gli quadra soffre”

Una tavola imbandita di storia del motociclismo. Valentino Rossi, Dani Pedrosa, Jorge Lorenzo, Casey Stoner, insieme a Kevin Schwantz, Freddie Spencer e Giacomo Agostini. Sette campioni seduti allo stesso tavolo, a parlare di gare, allenamenti, ricordi e del presente della MotoGP. La scena arriva dal dietro le quinte del weekend di Misano 2025, quando i piloti sono stati introdotti nella Hall of Fame della MotoGP. Le telecamere riprendono la cena, i microfoni catturano le conversazioni e ne emerge uno scambio particolarmente interessante tra Rossi e Pedrosa.

Il tema, inevitabilmente, è la MotoGP di oggi. E soprattutto il momento di Francesco “Pecco” Bagnaia, uno dei piloti più forti degli ultimi anni ma alle prese con una fase complicata. Rossi parla con il tono di chi conosce bene il pilota chivassese, cresciuto nella VR46 Riders Academy, ma anche con l’esperienza di chi ha vissuto la pressione del mondiale per oltre vent’anni.

Il discorso parte da Marco Bezzecchi, che secondo Rossi sta vivendo un momento di grande forma.

«Secondo me ha fatto un bel lavoro, bravo», dice Rossi parlando del pilota romagnolo. «Però sai, l’Aprilia va un po’ meno della Ducati, quindi per battere Márquez con una moto che va anche un po’ meno è difficile. Però lui ha fatto buone gare, è stato bravo».

Il nove volte campione del mondo si sofferma anche su un aspetto tecnico importante: la capacità di un pilota di comunicare con la squadra e aiutare lo sviluppo della moto. «È anche uno sensibile a dare le indicazioni», spiega Rossi riferendosi a Bezzecchi. «Ha una guida molto aggressiva, però capisce cosa fa la moto e questo per l’Aprilia è stato importante».

Poi il discorso scivola su Bagnaia. Il tono cambia leggermente. Rossi non gira intorno al problema.

«Pecco, boh! Pecco purtroppo è un po’ perso adesso», dice.

Una frase semplice, ma che riassume il momento delicato del campione torinese. Pedrosa prova a capire se il problema sia la moto. «Ma è la moto che non gli piace?», chiede lo spagnolo.

Rossi risponde senza escluderlo del tutto. «Un po’ sì», dice. E poi entra nei dettagli tecnici che, secondo lui, stanno facendo la differenza. «In frenata e in entrata di curva, dove l’anno scorso era molto forte, adesso ci mette più tempo».

È proprio quella fase della guida che aveva reso Bagnaia quasi imbattibile nella stagione precedente. Una guida pulita, precisa, chirurgica. Oggi, invece, Rossi vede qualcosa di diverso.

«Sembra sempre prima il corpo e poi la moto», spiega. «Non è più tutto uno».

Nel linguaggio dei piloti significa che il feeling tra uomo e moto non è perfetto. Quando succede, anche i dettagli più piccoli possono diventare difficili da gestire. Rossi sottolinea anche che la situazione non è sempre uguale. «Delle volte lo fa, soprattutto nelle prove», dice. «Però dipende anche da come lavora la gomma».

Ma per il Dottore il problema non è soltanto tecnico. C’è anche una componente mentale. «Sai, arriva Márquez e va così forte… psicologicamente non è facile», osserva. Il ritorno ai vertici del campione spagnolo cambia inevitabilmente gli equilibri del mondiale. Avere un avversario così aggressivo e competitivo può incidere anche sulla sicurezza dei rivali.

«È un po’ come me», dice Jorge Lorenzo. «È uno che ha bisogno che tutto sia perfetto». Il campione di Tavullia, poi, sottolinea una caratteristica ben precisa del pilota Ducati. «Ha una guida molto pulita». Lo incalza Jorge: «Quando qualcosa non gli quadra soffre».

In altre parole, Bagnaia è un pilota che rende al massimo quando tutti gli elementi sono allineati: assetto, gomme, sensazioni con la moto. Se uno di questi fattori non funziona perfettamente, il suo rendimento può risentirne.

Ma Rossi individua anche un problema più specifico: la gestione delle gomme nel finale di gara.

«Il problema grande è che Pecco finisce la gomma dietro», dice. «Negli ultimi giri va più piano». Una situazione che rappresenta quasi il contrario di quello che accadeva nella stagione precedente. «L’anno scorso era bravissimo negli ultimi giri», ricorda Rossi. «Era quello che arrivava alla fine della gara con più gomma degli altri e addirittura negli ultimi giri andava sempre più forte».

Era uno dei marchi di fabbrica del Bagnaia vincente: quando gli altri piloti iniziavano a calare, lui trovava ancora ritmo e riusciva a costruire i sorpassi decisivi. Ora invece la situazione sembra ribaltata. Rossi non nasconde che il fattore psicologico possa essere determinante.

«Secondo me è una questione di testa», lo ribadisce anche Giacomo Agostini (ndr ex pilota motociclistico italiano, vincitore di 15 campionati mondiali). «È un po’ demoralizzato, un po’ giù di morale». Pedrosa ascolta e annuisce. Il discorso si allarga agli altri piloti della griglia, perché il livello della MotoGP attuale è altissimo. Agostini cita diversi nomi. «Adesso vanno forte in tanti», osserva. «Morbidelli, Di Giannantonio, Márquez…».

La competizione è più serrata e questo rende ancora più difficile mantenere la leadership. Eppure Rossi chiude il ragionamento con una considerazione che va oltre i dettagli tecnici. «La testa è la cosa più importante», tutti i presenti sono d'accordo. Una frase che riassume perfettamente la filosofia del motociclismo ad altissimo livello. La differenza tra vincere e inseguire spesso non sta soltanto nella moto o nella tecnica, ma nella capacità di gestire pressione, fiducia e motivazioni.

Chi parla, in questo caso, è un pilota che ha costruito gran parte della propria carriera proprio sulla forza mentale. Per Bagnaia, secondo Rossi, il talento non è in discussione. Il problema è ritrovare quella sicurezza che lo aveva reso il punto di riferimento della MotoGP. E nel motociclismo, come sa bene Valentino, basta poco per cambiare tutto: una gara vinta, un weekend perfetto, la sensazione giusta ritrovata sulla moto.

A volte serve solo ritrovare la testa giusta.

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