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Le toghe festeggiano: «Chi non salta Meloni è», esplode la festa nei tribunali

Dal Nord al Sud cori, lacrime e “Bella ciao”: magistrati in piazza dopo la vittoria del No

Toghe rosse

Toghe rosse

La vittoria del No al referendum sulla giustizia si trasforma in una vera e propria festa nelle aule dei tribunali italiani. Dalla prima proiezione, che ha dissipato i timori della vigilia, fino allo spoglio, magistrati e rappresentanti della categoria hanno celebrato con abbracci, brindisi e cori, in un clima carico di emozione.

Il leitmotiv che ha attraversato il Paese è stato chiaro: «Ha vinto la Costituzione», ripetuto da Milano a Palermo.

Il cuore dei festeggiamenti è stato Napoli, dove circa cinquanta magistrati si sono riuniti nella saletta dell’Anm del palazzo di Giustizia. Qui hanno brindato intonando Bella ciao, accogliendo il procuratore generale presso la Corte d’Appello Aldo Policastro al coro di «Aldo, Aldo».

Non sono mancati anche slogan di natura politica: «Chi non salta Meloni è», scandito dai magistrati, in un chiaro riferimento a precedenti manifestazioni politiche. Alla celebrazione non ha preso parte il procuratore Nicola Gratteri, tra i bersagli del governo durante la campagna referendaria.

Proprio Gratteri ha commentato il risultato parlando di «un segnale forte e chiaro: la società civile è viva, attenta e pronta a mobilitarsi quando sono in gioco principi fondamentali».

Per il sostituto procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Nino Di Matteo, si tratta di «una giornata di svolta, di speranza per la giustizia».

Scene simili anche a Milano, dove la sezione locale dell’Associazione nazionale magistrati si è riempita di giudici e pubblici ministeri per seguire insieme lo spoglio. Tra emozione e sollievo, qualcuno ha sussurrato: «Ora possiamo cominciare a respirare».

Il presidente del Tribunale di Milano Fabio Roia ha definito la giornata «un momento commovente», sottolineando come «hanno vinto quelle persone che sono andate» a votare e che «in piccola parte è anche una vittoria della magistratura che non meritava da parte della politica i continui attacchi e delegittimazioni».

Soddisfazione anche da parte del procuratore di Roma, Francesco Lo Voi, secondo cui «la maggioranza degli elettori ha capito, i cittadini hanno capito».

Più prudente il procuratore di Palermo, Maurizio de Lucia, che pur ribadendo che la riforma «non avrebbe risolto nessuno dei tanti problemi», invita a guardare avanti: «da ora è necessario lavorare con sobrietà e concretezza alla soluzione delle questioni reali, cominciando col potenziare mezzi e risorse».

Dalla giunta dell’Anm arriva la definizione di «un bel giorno per il nostro Paese», ma anche la consapevolezza che il risultato «non è un punto di arrivo, ma un punto di partenza».

Tra i sostenitori del No, il presidente onorario del Comitato Giusto dire No Enrico Grosso è netto: «Ha perso chi voleva affievolire le garanzie e l'indipendenza della magistratura», aggiungendo che «la maggioranza degli italiani ci ha premiato per la nostra sincerità» e parlando di «una straordinaria prova di democrazia», sottolineando anche la partecipazione dei giovani.

Infine, il presidente del Comitato Società Civile per il No Giovanni Bachelet paragona il risultato a una svolta storica, «della lotta partigiana o del referendum con pochissimo margine tra monarchia a Repubblica».

Una giornata che segna uno spartiacque nel rapporto tra magistratura, politica e cittadini, tra esultanza e richieste di riforma ancora aperte.

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