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Referendum giustizia, il fronte del Sì ammette la sconfitta: “Nessun rimpianto, ma serve una riforma”

Dopo il risultato netto, accuse a magistratura e campagna “distorta”: “Disinformazione e scontro politico hanno deciso tutto”

GIORGIA MELONI, PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

GIORGIA MELONI, PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

La “fine della corsa” arriva con le prime proiezioni: il fronte del alla riforma della giustizia prende atto della sconfitta, definita “chiara e netta”, al termine di una campagna elettorale segnata da tensioni e polemiche.

Il pessimismo già percepito prima della chiusura dei seggi si è trasformato in realtà con lo spoglio, che ha mostrato una forbice sempre più ampia a favore del No. Nonostante il risultato, i promotori della riforma rivendicano il lavoro svolto.

«Ce l'abbiamo messa tutta» afferma Nicolò Zanon, presidente del Sì Riforma, aggiungendo: «Nessun rimpianto e nessuna critica al modo con cui abbiamo condotto la battaglia».

NICOLO' ZANON - PRESIDENTE COMITATO SI RIFORMA

Secondo Zanon, la campagna è stata influenzata anche da messaggi non corretti, ma il dato dell’affluenza dimostra comunque una partecipazione significativa.

Tra le cause della sconfitta, Francesco Petrelli, presidente del Comitato delle Camere Penali, individua la forte polarizzazione politica: «alla contrapposizione polarizzata tra governo e opposizione» si è affiancata «una formula semplice» che ha permesso «di parlare alla pancia del proprio bacino elettorale, usando slogan senza affrontare il cuore della riforma: noi ci siamo trovati davanti a questo muro».

FRANCESCO PETRELLI, PRESIDENTE UNIONE CAMERE PENALI ITALIANE

Per il rappresentante dei penalisti, la campagna ha evidenziato anche un ruolo anomalo della magistratura: «in questi mesi è accaduto un fatto straordinario: una esondazione della magistratura rispetto al suo compito ordinario di organo della giurisdizione», parlando di «un salto di qualità consistito da parte dell'Anm di fondare un Comitato: la magistratura ha tracimato al di fuori di quella che dovrebbe essere la sua vocazione di imparzialità istituzionale».

Sulla stessa linea Gian Domenico Caiazza, presidente del Comitato Sì Separa, che punta il dito contro la comunicazione: «una formidabile campagna di mistificazione e di disinformazione» che avrebbe trasformato il referendum in «uno scontro politico del tutto estraneo al contenuto della riforma: è stata una consultazione schiettamente politica».

GIAN DOMENICO CAIAZZA 

Nonostante la bocciatura, per i sostenitori del Sì restano irrisolte le criticità del sistema giudiziario. Carmine Foreste, responsabile del Comitato Riforme - Sì Cambia, sottolinea: «Quanto avvenuto oggi non esaurisce il bisogno di intervenire su alcuni aspetti centrali del sistema giudiziario, a partire dalla chiarezza dei ruoli, dalla percezione di terzietà del giudice e dal rafforzamento della fiducia dei cittadini nelle istituzioni».

Dal fronte favorevole alla riforma emerge quindi la richiesta di aprire comunque un confronto e avviare un nuovo percorso di riforma della giustizia, nonostante una campagna che ha lasciato profonde divisioni.

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