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Referendum, Italia spaccata: il No domina nelle città, il Sì resiste al Nord

Affluenza al 60%, Napoli record per il No: in Veneto e Friuli il paradosso dei capoluoghi controcorrente

Referendum

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L’Italia esce profondamente divisa dal voto sul referendum, con un quadro a macchia di leopardo tra territori, città e province. A livello nazionale, l’affluenza si è attestata intorno al 60%, con punte fino al 70% in undici comuni, mentre il No sfiora il 52%, confermandosi prevalente nel risultato complessivo.

Il dato territoriale racconta però una geografia molto più articolata. In alcune regioni del Nord prevale il , mentre nelle grandi città e in molte aree del Centro-Sud è il No a imporsi con margini netti. Emblematico il caso di Napoli, che registra il record tra i capoluoghi con il 75,4% di voti contrari.

In Basilicata l’affluenza si ferma al 53,2%, con il No al 60% contro il 40% del Sì. A Potenza il dato è confermato, mentre a Matera il No sale fino al 68,2%. In Calabria, penultima per affluenza con il 48,3%, il No vince con il 57,2% e supera il 60% a Catanzaro, mentre a Reggio Calabria prevale il Sì con il 50,8%.

In Campania affluenza al 50,3% e vittoria schiacciante del No con il 65,2%, trainata proprio da Napoli.

L’Emilia-Romagna registra il record di partecipazione con il 66,6%, ma anche qui il No prevale con il 57,2% e tocca il 68,1% a Bologna. Il Sì resiste nelle province di Ferrara e Piacenza, imponendosi solo nel capoluogo piacentino con il 51,2%.

Il Friuli-Venezia Giulia è una delle tre regioni dove vince il Sì, con il 54,4%, ma il No domina in tutte le città capoluogo e nelle province di Trieste e Gorizia.

Nel Lazio affluenza al 61,7% e vittoria del No con il 54,5%, mentre a Roma si arriva al 60%. Il Sì conquista invece gli altri capoluoghi.

In Liguria affluenza al 62,2% e No al 57%, con il Sì avanti solo nella provincia di Imperia. A Genova il No tocca il 64%.

La Lombardia traina il Sì con il 53,5% e un’affluenza del 63,7%, ma il No prevale sia nella città che nella provincia di Milano.

Nelle Marche affluenza al 63,7% e No al 53,7%, con il picco del 61,5% ad Ancona. Il Sì prevale solo nella provincia di Macerata.

In Molise affluenza al 54% e No al 54,7%, che sale al 58,6% a Campobasso.

Il Piemonte registra un’affluenza del 62,6% e vede il No al 53,5%, trascinato da Torino e dalla sua provincia. Il Sì domina però in tutte le altre province, con Vercelli al 55,7%.

In Puglia affluenza al 52% e No al 57,1%, oltre il 60% a Bari.

La Sardegna si ferma al 52,8% di affluenza, con il No vicino al 60% e al 61,2% a Cagliari.

La Sicilia è la regione con la partecipazione più bassa, 46,1%, ma con un No oltre il 60% e punte del 68,9% a Palermo.

In Toscana affluenza al 66,2%, seconda più alta, e No al 58,1%, con il 66,5% a Firenze.

Il Trentino-Alto Adige registra un’affluenza del 52,4% e un No di misura al 50,5%, ma a Trento il No sale al 60%.

In Umbria affluenza al 65% e No al 51,6%, oltre il 55% a Perugia.

La Valle d’Aosta segna il 58,5% di affluenza e un No al 51,8%, con il 55% ad Aosta.

Infine il Veneto, dove il Sì vince con il 58,4% e affluenza al 63,4%, ma il No prevale in cinque capoluoghi su sette, compresa Venezia, dove raggiunge il 55,1%.

Il quadro complessivo restituisce un Paese diviso non solo tra Nord e Sud, ma anche tra centri urbani e province, con dinamiche territoriali che evidenziano una frattura profonda nel voto.

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