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“Non sono incinta, sono malata”: Giorgia Soleri rompe il silenzio sull’endometriosi (VIDEO)

Il messaggio dell’attivista: «Voglio essere creduta e curata». Una malattia che colpisce 1 donna su 9 ma resta invisibile

Un video semplice, diretto, ma dal forte impatto. Giorgia Soleri ha scelto i social per tornare a parlare di endometriosi, mostrando la propria pancia e rispondendo a una domanda ricevuta da un utente: non una gravidanza, ma uno dei sintomi di una malattia cronica ancora troppo poco conosciuta.

Nel suo post, pubblicato nel mese di marzo, dedicato alla consapevolezza sull’endometriosi, l’attivista e influencer sottolinea come si tratti di una patologia diffusa ma ancora sottovalutata: «Marzo è il mese della consapevolezza sull’endometriosi, e nonostante colpisca 1 donna su 9, la si conosce troppo poco e se ne parla ancora meno».

Tra i sintomi più evidenti, ma spesso fraintesi, c’è il gonfiore addominale, la cosiddetta “pancia da endometriosi”: «Il gonfiore addominale è solo uno degli innumerevoli sintomi, spesso invalidanti, di questa malattia subdola».

Soleri richiama anche un aspetto particolarmente delicato della patologia, legato alla fertilità: «Un altro è quello di poter soffrire, secondo le stime nel 40%/50% dei casi di endometriosi, di infertilitá o sub-fertilitá. Questo significa che se io fossi alla ricerca di una gravidanza che non arriva, quella domanda avrebbe potuto spezzarmi».

Il suo intervento si trasforma così in una denuncia più ampia, che riguarda il riconoscimento della malattia e il percorso di diagnosi e cura: «Voglio essere ascoltata, creduta, curata. Voglio essere vista dal sistema sanitario e tutelata dalle istituzioni. Voglio più formazione, azione, sensibilizzazione. Voglio più ricerca, voglio una cura».

Un passaggio centrale riguarda i tempi ancora troppo lunghi per arrivare a una diagnosi: «Voglio che le prossime sorelle di dolore non debbano aspettare una media di 10 anni per avere una diagnosi, sentendosi additare lungo il percorso come matte, ansiose, bugiarde, isteriche».

Il messaggio si chiude con un appello a cambiare prospettiva, per evitare che altre donne debbano affrontare lo stesso percorso: «Perché nessuna di loro debba più vivere questo incubo, o giustificarsi davanti a domande come questa».

Le parole di Giorgia Soleri riportano l’attenzione su una malattia cronica che colpisce milioni di donne, ma che ancora oggi fatica a essere riconosciuta, diagnosticata e trattata con la necessaria attenzione, tra ritardi, pregiudizi e carenze di informazione.

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