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23 Marzo 2026 - 14:59
Bufera sul referendum a Torino: polemica per la foto della scheda pubblicata dall’imam
Una foto pubblicata sui social, uno scatto che ritrae una scheda elettorale e un voto esplicitato. Da qui nasce una nuova polemica politica a Torino, destinata ad allargarsi ben oltre il singolo episodio. Al centro della vicenda c’è il post attribuito all’imam torinese Brahim Baya, che avrebbe condiviso online l’immagine della propria scheda durante il voto referendario, indicando esplicitamente la scelta per il “no”.
Un gesto che ha immediatamente innescato la reazione del mondo politico, con l’intervento duro di Roberto Ravello, vice capogruppo di Fratelli d’Italia in Regione Piemonte, che parla di un episodio “grave, irresponsabile e illecito”.
Secondo Ravello, la pubblicazione della scheda elettorale rappresenterebbe una violazione non solo formale, ma anche sostanziale delle regole democratiche. “Non si tratta più di una semplice opinione o di legittimo dibattito politico – afferma – ma di un gesto che calpesta le regole, svilisce le istituzioni e mina la fiducia dei cittadini”.
Il punto centrale della contestazione riguarda proprio la natura del voto, che in Italia è personale e segreto. La diffusione pubblica dell’immagine della scheda, se confermata nei termini descritti, potrebbe configurare una violazione delle norme che tutelano la riservatezza e la correttezza delle operazioni elettorali.
Ma la polemica non si ferma al piano giuridico. Il commento del rappresentante di Fratelli d’Italia si spinge anche su un terreno politico e simbolico, parlando di “propaganda illegale” e di un utilizzo distorto di un momento che dovrebbe rimanere privato.
“Trasformare il voto in uno strumento di propaganda – prosegue Ravello – significa snaturare uno dei pilastri della democrazia”. Un’accusa che si accompagna a una critica più ampia sul tono e sul contenuto del messaggio diffuso, ritenuto divisivo e potenzialmente in grado di alimentare tensioni.
Il riferimento è a quella che viene definita una “retorica che fomenta contrapposizioni”, in un contesto già segnato da un clima politico acceso, soprattutto in vista e durante le consultazioni referendarie.

La figura dell’imam, in questo scenario, assume un peso particolare. Non solo come cittadino, ma come persona con una certa influenza sociale all’interno della comunità. “Chi ha ruoli pubblici o rilevanza sociale dovrebbe unire, non incendiare”, sottolinea Ravello, evidenziando il ruolo che leader religiosi e figure di riferimento possono avere nel mantenere un clima di confronto civile.
Le dichiarazioni del vice capogruppo di Fratelli d’Italia si fanno poi ancora più dure, entrando nel merito di posizioni e prese di posizione attribuite all’imam in altri contesti. Un passaggio che contribuisce ad ampliare la portata dello scontro, spostandolo dal singolo episodio a una critica più generale.
Al momento non risultano comunicazioni ufficiali da parte delle autorità competenti su eventuali verifiche o accertamenti in corso. Resta tuttavia aperta la questione legata alla legittimità del gesto e alle possibili conseguenze sul piano amministrativo o penale.
La vicenda si inserisce in un quadro più ampio, in cui il rapporto tra social media e processi democratici continua a sollevare interrogativi. La possibilità di condividere in tempo reale contenuti legati al voto, infatti, pone nuove sfide in termini di rispetto delle regole e di tutela della libertà individuale.
Da un lato, la libertà di espressione; dall’altro, la necessità di preservare la correttezza delle consultazioni. Un equilibrio non sempre semplice da mantenere, soprattutto in un’epoca in cui la dimensione pubblica e quella privata tendono a sovrapporsi.
Il caso torinese riporta al centro questo tema, mostrando come anche un singolo gesto possa avere ripercussioni politiche e simboliche rilevanti.
In attesa di eventuali sviluppi, la polemica resta aperta e contribuisce ad alimentare un dibattito che va oltre il referendum e tocca questioni fondamentali per il funzionamento della democrazia.
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