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22 Marzo 2026 - 15:03
Luigi Broglio
C’è un filo che lega un piccolo paese piemontese all’orizzonte dello spazio. Ricorre quest’anno il 25esimo anniversario della morte e il 115esimo anniversario della nascita del professor Luigi Broglio, ingegnere, generale del corpo del genio aeronautico e maestro dell’astronautica italiana. La comunità di Borgofranco d’Ivrea, di cui era originario e dove oggi riposa nel cimitero di Montebuono, ne custodisce la memoria come un patrimonio collettivo: un tributo a chi, il 15 dicembre 1964, guidò il nostro Paese nel club ristrettissimo delle nazioni capaci di mettere in orbita un satellite con una squadra interamente italiana, seppur con vettore statunitense.
Luigi Broglio nacque a Mestre l’11 novembre 1911, ma le sue radici affondano a Borgofranco d’Ivrea, dove visse con la famiglia. Ingegnere aerospaziale, docente all’Università La Sapienza di Roma e generale del corpo del genio aeronautico, fu tra i primissimi a immaginare un’Italia capace di progettare e governare le proprie attività nello spazio. Il suo profilo professionale incrocia tre dimensioni difficili da far coesistere: il rigore della scienza, l’organizzazione militare, la dedizione alla didattica.
Sotto la sua guida, l’Italia avviò il proprio programma spaziale e raggiunse un traguardo storico: il lancio, avvenuto con successo nel dicembre del 1964, dalla base missilistica di Wallops Island, con razzo vettore Scout. Dopo Unione Sovietica e Stati Uniti, l’Italia centrò il primato di un lancio satellitare in autonomia operativa, con una squadra tutta italiana affiancata da un vettore americano. È un dettaglio che dice molto: l’autonomia non come isolamento, ma come capacità di dirigere e realizzare, collaborando dove serve. Una visione moderna, tanto più attuale oggi.
A Broglio si deve anche l’ideazione e la realizzazione della piattaforma San Marco, il sito di lancio vicino all’equatore, al largo della costa del Kenya. Quell’infrastruttura è oggi base operativa dell’Agenzia Spaziale Italiana e sede di progetti formativi e di ricerca in discipline spaziali: un laboratorio internazionale, nato da un’intuizione italiana, che continua a generare conoscenza e competenze. Non è un caso che la NASA abbia conferito a Broglio la Distinguished Public Service Medal, uno dei riconoscimenti più significativi per chi contribuisce alla causa dello spazio come bene pubblico.
Anche il Comune di Borgofranco ha voluto lasciare un segno tangibile dedicando a Broglio una delle arterie principali del paese: via San Marco. Un nome che trae in inganno più di qualcuno, convinto si tratti di un omaggio al Santo. In realtà richiama il progetto spaziale che ha portato il nome dell’Italia oltre l’atmosfera. Un equivoco gentile, che diventa occasione per ricordare perché certe scelte toponomastiche contano: perché custodiscono una storia e la rimettono in circolo ogni volta che la pronunciamo.
La parabola di Broglio dimostra che ambizione, metodo e servizio possono camminare insieme. È questo, più ancora dei record, il messaggio che la comunità borgofranchese coltiva: trasformare la celebrazione in responsabilità, la memoria in invito alle nuove generazioni a formarsi, sperimentare, misurarsi con la complessità. Se un paese può raccontare lo spazio attraverso il nome di una via, allora è segno che la scienza è davvero entrata nel quotidiano, dove può fare la differenza.

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