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22 Marzo 2026 - 13:39
Rifiuti e auto bloccano i soccorsi: il caso di via Togliatti
Le foto non lasciano spazio a interpretazioni: mobili abbandonati, sacchi neri, pannelli, rifiuti ingombranti lasciati a terra a pochi metri dai cassonetti. E soprattutto una strada interna che, in più punti, si trasforma in un ostacolo.
È qui che il problema smette di essere degrado e diventa sicurezza.
In via Palmiro Togliatti, a Chivasso, la situazione è finita nero su bianco in un’interrogazione del consigliere comunale Bruno Prestìa, che porterà il caso in Consiglio comunale. Non una segnalazione isolata, ma una denuncia precisa: i mezzi di soccorso non riescono a passare.
E non è un’ipotesi.
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Rifiuti abbandonati in via Togliatti
Nell’atto si parla di episodi concreti, già avvenuti: ambulanze rallentate, interventi complicati, fino a un caso estremo, con un uomo deceduto in casa mentre i soccorsi non riuscivano ad arrivare sotto l’abitazione . Non solo: allagamenti, problemi agli impianti, difficoltà perfino per il rifornimento della centrale termica che serve centinaia di famiglie .
Le immagini raccontano il resto. Non solo auto in sosta selvaggia, ma rifiuti lasciati ovunque, arredi smontati, sacchi accumulati fuori dagli spazi. In alcuni punti la carreggiata si restringe, in altri viene di fatto occupata. Il risultato è sempre lo stesso: passare diventa difficile, a volte impossibile.
Il punto, però, è un altro.
La questione va avanti da anni. Segnalazioni, incontri, sopralluoghi. Eppure – sostiene Prestìa – non sono mai state adottate misure strutturali: niente dissuasori, controlli sistematici, rimozioni costanti o segnaletica efficace . Un vuoto di intervento che oggi pesa come una responsabilità politica.
Perché qui non si parla solo di decoro urbano.
Si parla di bambini che attraversano quegli spazi, di anziani, di persone fragili. Si parla di ambulanze, vigili del fuoco, emergenze vere. E di una strada che dovrebbe essere accessibile, non un imbuto.
L’interrogazione mette l’amministrazione davanti a una scelta: continuare con interventi episodici o riconoscere che il problema è strutturale e va affrontato come tale. Anche con strumenti straordinari, come un’ordinanza urgente.
La domanda, a questo punto, è semplice.
Serve davvero aspettare il prossimo caso limite per intervenire?
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