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E' finita la "zona rossa": Chivasso è ancora una città sotto controllo?

Dalla “banda del tombino” agli spari in piazza: il centro sotto pressione. Prestìa porta in Consiglio mozione e interrogazione su furti e violenza

E' finita la "zona rossa": Chivasso è ancora una città sotto controllo?

E' finita la "zona rossa": Chivasso è ancora una città sotto controllo?

La “zona rossa” è finita, mentre in centro solo qualche giorno fa un uomo è stato "gambizzato" (indagini ancora in corso, ndr).

A Chivasso la sicurezza torna al centro del dibattito politico nel momento più delicato: da un lato la fine delle misure straordinarie attorno alla stazione, dall’altro una sequenza di episodi che hanno spostato il problema nel cuore della città. In mezzo, l’iniziativa del consigliere Bruno Prestìa, capogruppo di Per Chivasso, che deposita una mozione e un’interrogazione e prova a rimettere ordine in un quadro che, oggi, appare tutto fuorché risolto.

Il dato di partenza è semplice: la “zona rossa” scade e non viene prorogata. Cade il divieto di stazionamento, cadono gli allontanamenti fino a 48 ore per soggetti segnalati. Si torna alla gestione ordinaria. Ma nel frattempo la cronaca racconta altro. Racconta di uno sparo in piazza della Repubblica, di una rissa in piazza d’Armi, di una serie di furti con il tombino usato come ariete contro le vetrine. Non episodi isolati. Una sequenza.

È dentro questa sequenza che si inseriscono i documenti di Prestìa.

L’interrogazione parte da un punto preciso: l’escalation dei furti ai danni dei commercianti. “Una preoccupante e sistematica ondata”, la definisce, indicando numeri e luoghi. Cinque attività colpite, tutte nel cuore della città: viale Vittorio Veneto, via Torino, via Roma, vicolo dell’Arco. Un fenomeno che non è più episodico ma strutturato, con un metodo ormai riconoscibile: la cosiddetta “banda del tombino”.

Il punto politico, però, non è solo la descrizione. È quello che viene dopo. Prestìa parla di commercianti “allo stremo”, di un clima di paura e di un “senso di abbandono” che si sta radicando. E soprattutto chiede risposte operative: più controlli notturni sull’asse commerciale, potenziamento della videosorveglianza, coordinamento con le forze dell’ordine, fino all’ipotesi di un fondo o agevolazioni per chi ha subito danni.

Bruno Prestìa e il sindaco di Chivasso Claudio Castello

Non è una richiesta generica. È una lista di interventi concreti. E arriva mentre la città discute ancora se la strategia adottata finora abbia funzionato.

La mozione, depositata il giorno successivo, alza il livello dello scontro. Qui il riferimento è esplicito ai fatti degli ultimi giorni: la rissa del 13 marzo e il ferimento con arma da fuoco del 15 marzo, entrambi in pieno centro.

Prestìa mette nero su bianco quello che ormai è evidente: la proroga della zona a vigilanza rafforzata non è bastata. E da qui la richiesta politica più forte: la convocazione urgente di un tavolo di crisi in Prefettura, con dentro tutti — forze dell’ordine, Comune, categorie economiche, comitati, consiglieri.

Non solo. La mozione fissa anche una direzione: analizzare le cause strutturali, verificare l’efficacia delle misure adottate e mettere in campo azioni entro un mese. Più controlli, più videosorveglianza, presidio costante nelle aree critiche, ma anche prevenzione e politiche sociali.

Il punto è tutto qui: non basta più intervenire su un’area. Non basta più un perimetro.

La fine della “zona rossa” arriva proprio mentre il problema si è spostato — o forse è semplicemente emerso — altrove. Piazza della Repubblica, piazza d’Armi, le vie del commercio. Il centro. Il luogo che dovrebbe essere il più visibile e il più sicuro.

E allora la domanda non è solo cosa fare adesso. La domanda è cosa non ha funzionato prima.

Perché mentre si controllava la stazione, qualcuno sparava in piazza. Mentre si delimitava un’area, altrove si spaccavano vetrine. Mentre si parlava di presidio, la percezione di insicurezza cresceva.

Prestìa porta questi elementi dentro il Consiglio comunale. Ma il nodo è politico prima ancora che amministrativo: la sicurezza può essere gestita con misure emergenziali o serve una strategia diversa?

Il ritorno alla normalità amministrativa — senza ordinanze straordinarie — rischia di lasciare un vuoto proprio nel momento in cui la città chiede il contrario: più presenza, più coordinamento, più chiarezza.

E soprattutto una risposta a una domanda che ormai circola tra commercianti e residenti, senza più filtri: è ancora sotto controllo, questa città?

La risposta, adesso, non può più essere rinviata.

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