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A Chivasso spari e risse in centro: la sicurezza è già uscita dalla “zona rossa”. Che sta succedendo?

Due episodi in pochi giorni riaprono il tema sicurezza mentre scade la zona rossa

A Chivasso spari e risse in centro: la sicurezza è già uscita dalla “zona rossa”. Che sta succedendo?

A Chivasso spari e risse in centro: la sicurezza è già uscita dalla “zona rossa”. Che sta succedendo?

Uno sparo in piazza, una rissa sotto gli occhi dei passanti, vetrine sfondate con i tombini. Non sono episodi scollegati. Sono segnali.

A Chivasso la sicurezza è tornata a essere un fatto concreto, non uno slogan. Domenica sera, intorno alle 22, in piazza della Repubblica, tra i tavolini dei bar e a pochi passi dal Duomo, una lite è degenerata in pochi secondi. Parole, tensione, poi il rumore secco di un colpo di pistola. Un uomo di 42 anni è stato colpito alla gamba, soccorso e portato in ospedale. Non è in pericolo di vita. Ma questo, da solo, non basta a ridimensionare quello che è successo: qualcuno ha sparato in mezzo alla gente e poi è scappato, dileguandosi tra le vie del centro.

Due giorni prima, venerdì sera, la scena è diversa ma il segnale è lo stesso. Piazza d’Armi, poco prima di cena. Tre persone – due uomini e una donna, tutti ubriachi – iniziano a litigare e finiscono per affrontarsi davanti a decine di passanti. Spintoni, urla, colpi. Uno di loro finisce in ospedale. Gli altri vengono identificati. Tutti già noti alle forze dell’ordine. Anche qui: pieno centro, piena luce, gente che guarda.

Il punto non è solo quello che è successo. Il punto è dove e come è successo.

Non più solo stazione, Movicentro, periferie. Il problema si è spostato. O forse, più semplicemente, non è mai stato davvero confinato.

E allora torna inevitabile la domanda: a cosa è servita la cosiddetta “zona rossa”, in scadenza tra pochi giorni (il 20 marzo, ndr)?

Un’area delimitata, controlli rafforzati, ordinanze. Tutto giusto, sulla carta. Ma mentre si presidiava un pezzo di città, altrove la tensione cresceva. E cresceva sotto gli occhi di tutti. Perché la sicurezza non è una linea tracciata su una mappa. È una condizione diffusa. O c’è, o non c’è.

Il sindaco Claudio Castello ha più volte rivendicato il lavoro fatto insieme alla Prefettura e alle forze dell’ordine. Ed è vero: i controlli nell’area della stazione sono aumentati. Ma la realtà, oggi, racconta altro. Racconta che il problema non resta dove lo metti. Si sposta, si adatta, riemerge.

Nel frattempo i fatti continuano ad accumularsi. Le “spaccate” con il tombino ai danni dei negozi del centro, una dopo l’altra, da gennaio. Poi la rissa. Poi lo sparo.

E chi vive e lavora in centro inizia a farsi una domanda semplice: può ancora essere normale tutto questo?

Claudio Castello sindaco di Chivasso

Non è solo una questione di ordine pubblico. È una questione di qualità della vita. Di percezione. Di fiducia. Quando una piazza diventa il teatro di una sparatoria o di una rissa, non è solo un episodio di cronaca. È un pezzo di città che perde sicurezza.

Per questo l’iniziativa della consigliera Claudia Buo di Liberamente Democratici arriva in un momento che non è casuale. Il 26 marzo, in Sala del Consiglio, si parlerà proprio del centro cittadino.

“Sarà un momento di confronto aperto con chi il centro lo vive ogni giorno: residenti e commercianti”, ha scritto. E ancora: “Al centro del dibattito i problemi concreti – degrado, sicurezza, illuminazione, desertificazione commerciale”.

Parole che oggi suonano meno come un elenco e più come una fotografia.

Perché il rischio, se non si cambia passo, è sempre lo stesso: abituarsi. Trasformare l’eccezione in normalità. Ridurre tutto a cronaca.

E invece no. Non è normale che si spari in piazza. Non è normale che una rissa diventi spettacolo. Non è normale che i negozi debbano difendersi dai tombini usati come arieti.

Il centro non è solo un luogo fisico. È il termometro della città. Quando lì qualcosa si rompe, non è mai un caso isolato.

Adesso la politica è davanti a un bivio vero. Prorogare la zona rossa? Cambiare strategia? Rafforzare la presenza? Investire su prevenzione e controllo reale?

Qualunque scelta verrà fatta, dovrà partire da un dato semplice: il problema non è più dove si pensava che fosse.

E forse non lo è mai stato davvero.

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