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Gru e lavori sulle antenne in centro a Chivasso: "Pericoli per i pedoni, qualcuno ha controllato?"

Il consigliere Prestìa chiede chiarezza su autorizzazioni e controlli nel cantiere

Le fotografie del cantiere allegate all'interrogazione

Le fotografie del cantiere allegate all'interrogazione

Il caso delle antenne di piazza Carletti finisce in Consiglio comunale a Chivasso con un’interrogazione urgente del consigliere Bruno Prestìa, capogruppo di “Per Chivasso”, rivolta al sindaco Claudio Castello. Non sulle onde elettromagnetiche, almeno non direttamente. Ma su ciò che è accaduto subito dopo la segnalazione di un cittadino riportata da questo giornale: un cantiere improvviso, due autogru in pieno centro e, soprattutto, le condizioni di sicurezza.

Prestìa prende le mosse da quanto avvenuto il 16 marzo, quando in piazza Carletti sono stati svolti alcuni lavori sul traliccio che sostiene le antenne telefoniche. Un intervento rapido, arrivato pochi giorni dopo la pubblicazione del video dell’architetto Giuseppe Brucco che denunciava presunti livelli elevati di emissioni. Ma il consigliere non entra nel merito sanitario.

“L’uso di gru mobili comporta rischi di caduta carichi sospesi e richiede misure obbligatorie di sicurezza”, scrive nell’interrogazione.

Secondo quanto riferito da Prestìa, durante le operazioni “pedoni e veicoli transitano liberamente a pochi metri dal carico sospeso”, senza delimitazioni, transenne o segnaletica. Una scena ripresa da alcune fotografie allegate all'interrogazione.

Non è un dettaglio. È il nodo.

Perché mentre in città si discute di antenne, onde e possibili effetti sulla salute, l’interrogazione riporta tutto su un piano amministrativo preciso: chi ha autorizzato quel cantiere? Con quali verifiche? E soprattutto: qualcuno ha controllato?

Prestìa chiede nero su bianco: “Quale ufficio comunale è competente al rilascio dell’autorizzazione”, quali documenti di sicurezza siano stati presentati e “quali organi effettuano i controlli in corso d’opera”. Ma la parte più diretta arriva dopo, quando si entra nel caso concreto.

“È stata rilasciata autorizzazione? Sono stati presentati i documenti? Sono stati effettuati sopralluoghi? Perché non è stata imposta la delimitazione della zona di pericolo?”.

Il cantiere di lunedì 16 marzo e il consigliere comunale Bruno Prestìa

Domande secche. Politiche, prima ancora che tecniche.

Il contesto, però, pesa. Perché tutto questo accade dentro una vicenda che già da giorni agita il centro storico: le segnalazioni di residenti, le misurazioni non ufficiali, il video diventato virale, le paure — fondate o meno — sull’inquinamento elettromagnetico. E poi, all’improvviso, il cantiere.

Su quest'ultimo aspetto, l’interrogazione non dà e nemmeno chiede risposte. Ma suggerisce un dubbio: possibile che un’operazione così complessa avvenga senza un sistema di sicurezza visibile e rigoroso, proprio nel cuore della città?

Il rischio, ora, è duplice. Da un lato una discussione pubblica che scivola sulle percezioni — le antenne, i malesseri, i numeri contestati. Dall’altro, un piano molto più verificabile: quello delle regole.

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