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22 Marzo 2026 - 11:32
POS in tilt e niente biglietti per l'autobus: interrogazione urgente sulla linea sperimentale
A Chivasso puoi anche avere il bus. Ma non il biglietto.
Dal 9 marzo, con l’avvio della linea sperimentale voluta dall’amministrazione guidata da Claudio Castello, il nuovo sistema di biglietteria elettronica ha mostrato subito il suo punto debole: terminali fuori uso, rivendite bloccate, utenti – soprattutto anziani – lasciati senza alternative concrete.
La vicenda, già esplosa pubblicamente con la denuncia della commerciante Cristina Cerato a Castelrosso, approda ora a Palazzo Santa Chiara con un’interrogazione urgente firmata dai consiglieri Bruno Prestìa (Per Chivasso) e Claudia Buo (Liberamente Democratici).
Nel documento presentato dai consiglieri di opposizione il quadro è netto: “il nuovo sistema di emissione biglietti tramite POS digitali presenta gravi malfunzionamenti: terminali non operativi […] impossibilità di vendita presso tabaccai ed edicole”
Non solo. Le conseguenze sono immediate e concrete: “utenti fragili (soprattutto anziani senza smartphone/abbonamento) rischiano di non poter viaggiare o di subire sanzioni”.
Il nodo, ancora una volta, è tutto qui: una scelta tecnologica che sulla carta dovrebbe semplificare, ma che nella pratica rischia di escludere proprio chi utilizza di più il servizio.
La scena si era già consumata nei giorni precedenti, fuori dal Consiglio. Con un video pubblicato sui social, Cristina Cerato aveva raccontato una situazione che molti utenti stavano già vivendo: impossibilità di acquistare i biglietti, terminali non funzionanti, clienti – spesso anziani – lasciati senza alternative.
“Vorrei scusarmi pubblicamente con gli utenti […] perché purtroppo […] non abbiamo la possibilità di erogare i biglietti”, spiegava. E ancora: “questo POS […] non funziona. Il mio terminale è in Comune da una settimana”.
Dal Comune, attraverso l’ufficio stampa, la vicenda era stata ricondotta a “un’anomalia tecnica del POS […] risolta dopo alcuni giorni”, assicurando che “nessun utente […] è stato privato del servizio”.
Una denuncia che non riguardava solo un’attività, ma un intero pezzo di territorio. A Castelrosso, sottolineava, l’edicola-tabaccheria rappresentava l’unico punto di vendita. Quando si ferma quello, si ferma tutto.
Il Comune, nei giorni successivi, aveva ricondotto il problema a un’anomalia tecnica, assicurando che il disservizio fosse stato risolto e che nessun utente fosse rimasto senza possibilità di viaggiare. Ma la percezione sul territorio è stata diversa. E la politica ora chiede conto.
L’interrogazione entra infatti nel merito delle responsabilità operative e delle soluzioni immediate: “quali interventi urgenti sono previsti per risolvere i guasti ai POS e ripristinare la vendita biglietti nei punti tradizionali”
E ancora: “quanti punti vendita sono attualmente operativi sul territorio? Esiste almeno un punto attivo a Castelrosso?”
Ma soprattutto: “è in programma una modalità transitoria (es. vendita cartacea temporanea) per tutelare utenti e commercianti”
È qui che il tema tecnico diventa politico. Perché la digitalizzazione, se non è accompagnata da soluzioni alternative, rischia di trasformarsi in un filtro.
Non basta dire che il sistema funzionerà. Serve garantire che funzioni anche quando non funziona.
E allora la domanda è semplice, ma decisiva: come si tutela chi non ha uno smartphone, chi non usa app, chi si affida ancora a un biglietto comprato sotto casa?
Nel frattempo, i consiglieri chiedono anche trasparenza sui numeri: segnalazioni ricevute, canali di assistenza attivi, risposta concreta nei primi giorni di attivazione.
Il punto, ancora una volta, è lo scarto tra progettazione e realtà. Tra il servizio pensato e quello realmente accessibile.
Perché un sistema può essere anche innovativo. Ma se nel momento in cui serve non permette di salire su un autobus, allora smette di essere un servizio.
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