Dopo circa trent’anni di attese, studi e ripensamenti, il progetto della Gronda Est torna al centro del dibattito politico e amministrativo nella collina torinese. Martedì 10 marzo, nella sede della Città metropolitana di Torino, si è tenuto un nuovo incontro dedicato allo studio di fattibilità dell’opera. Al tavolo erano presenti i sindaci dei Comuni interessati dal tracciato, chiamati a confrontarsi sulle diverse ipotesi progettuali elaborate dai tecnici.
La proposta che ha raccolto maggiori consensi tra quelle illustrate è la variante A/A’, che rappresenta anche l’ipotesi ritenuta più sostenibile in termini di rapporto tra costi e benefici. Non si tratterebbe di una vera e propria tangenziale sul modello autostradale ipotizzato in passato, ma piuttosto di un intervento di potenziamento di infrastrutture già esistenti, in particolare lungo l’asse della provinciale 122, con alcuni tratti nuovi e soluzioni tecniche studiate per ridurre l’impatto sul territorio. La differenza tra le due sottovarianti riguarda principalmente il nodo di Sant’Anna di Chieri, dove si valuta se superare l’intersezione con un sottopasso in galleria oppure con un aggiramento esterno.
Tra i sostenitori più convinti dell’opera c’è il sindaco di Castiglione Torinese, Loris Lovera, che vede nella Gronda una possibile risposta a un problema di traffico che da anni pesa sul centro abitato del suo Comune. «È brutto da dirsi, ma Castiglione di qualsiasi scelta si parli non può che trarre un vantaggio da questa situazione», spiega il primo cittadino. Il nodo principale, secondo Lovera, è rappresentato dalla SP122, che attraversa il paese e che oggi rappresenta uno dei punti più critici della viabilità collinare.
Il traffico, illustra il sindaco, si concentra proprio nel tratto più urbanizzato del Comune: «Arriviamo con una strada dimensionata in un certo modo e poi tutto il traffico si congestiona nel tratto dove la viabilità attraversa il paese, soprattutto su via Caudana», osserva. Una situazione che negli anni ha portato anche a provvedimenti restrittivi: «Negli anni Novanta, il sindaco di allora emanò un’ordinanza per limitare il passaggio dei mezzi pesanti, soprattutto negli orari scolastici, perché abbiamo tre plessi scolastici lungo quella strada con circa 500 alunni». In alcuni punti, aggiunge Lovera, i camion faticano persino a incrociarsi.
Per il sindaco di Castiglione, il problema non è risolvibile intervenendo direttamente sulla strada che attraversa il paese. «Noi nel tempo abbiamo urbanizzato tutta la dorsale di via Caudana: non abbiamo nemmeno gli spazi per avere marciapiedi larghi un metro e venti per far passare le carrozzine. Come facciamo ad allargare l’infrastruttura? Dovrei buttare giù circa mille case». Da qui la convinzione che una nuova infrastruttura possa contribuire ad alleggerire il traffico: «La posizione del Comune è chiara: l’infrastruttura della Gronda Est per Castiglione si deve fare, ovviamente con tutte le prescrizioni per minimizzare il più possibile l’impatto ambientale».

Direttamente coinvolti dalle opere previste dal progetto sarebbero invece soprattutto i territori di San Raffaele Cimena e Gassino Torinese, dove il tracciato dovrebbe attraversare alcune delle aree più delicate della collina.
Il sindaco di San Raffaele Cimena, Ettore Mantelli, mantiene una posizione più prudente: «Pur non essendo tra i più caldi sostenitori della Gronda, ho la responsabilità, essendo San Raffaele lungo il confine con Gassino il luogo di intersezione alla principale viabilità di riferimento, di accogliere la richiesta di un più vasto territorio che ritiene l’infrastruttura necessaria per garantire la soluzione a una serie di problemi di congestione del traffico pesante sulle strette strade collinari».
Mantelli sottolinea però come il progetto debba necessariamente confrontarsi con le caratteristiche ambientali della collina. «L’infrastruttura – spiega il sindaco – dovrà assolutamente mediare il suo impatto con quelle che sono le peculiari caratteristiche del territorio collinare di importante valore ambientale». Nei mesi scorsi, il Comune aveva espresso forti perplessità su alcune ipotesi progettuali, in particolare su una soluzione che prevedeva un viadotto sopra il Canale Cimena. «Quella proposta era per noi inaccettabile», ricorda il sindaco.
Secondo Mantelli, grazie anche alla pressione esercitata dal Comune di San Raffaele e dall’amministrazione di Gassino, quella soluzione è stata abbandonata: «La soluzione a cui lo studio è addivenuto, a seguito del mio ostruzionismo appoggiato anche dall’amministrazione gassinese, è quella a difesa e salvaguardia dell’alto valore paesaggistico del territorio». Oggi l’ipotesi considerata prevede infatti un passaggio in tunnel sotto il Canale Cimena, condizione che il Comune aveva posto fin dall’inizio. «Alla luce di questa soluzione la mia posizione è quella di assecondare la prosecuzione del processo», afferma Mantelli, pur chiedendo ulteriori approfondimenti su alcuni nodi viabilistici, tra cui il rischio di congestione del traffico all’innesto tra la SP500 e la rotonda della SP590.

Ben più dubbiosa invece la posizione del sindaco di Gassino Torinese, Cristian Corrado, che riconosce l’esistenza del problema della mobilità ma invita a una riflessione più ampia: «Il tema del traffico sulla collina esiste ed è giusto affrontarlo con serietà, ma è altrettanto necessario interrogarsi su quale sia la risposta migliore per il futuro del territorio», afferma.
Corrado ricorda come negli ultimi decenni siano stati investiti molti soldi in studi e progettazioni senza che il progetto sia mai arrivato alla fase di realizzazione: «Negli ultimi 25 anni, è stata spesa una ingente somma tra studi e progettazioni legati all’ipotesi della Gronda Est, senza che l’opera sia mai arrivata a una realizzazione concreta». Un elemento che, secondo il sindaco, impone alcune domande: «È inevitabile chiedersi se una parte di queste risorse non avrebbe potuto essere destinata anche ad altri interventi per la mobilità».
Per l’amministrazione gassinese, il punto centrale resta la tutela del territorio: «La collina – spiega il primo cittadino – non è solo uno spazio attraversato dalle infrastrutture, ma è un paesaggio e un patrimonio ambientale che deve essere preservato». Corrado segnala in particolare le criticità legate ad alcune aree del tracciato, come la zona del Bussolino e di Villa Bria, dove l’ipotesi di un cavalcavia potrebbe avere un forte impatto paesaggistico. «La realizzazione di un cavalcavia rischierebbe di snaturare completamente la natura del luogo, con un impatto molto forte su una delle aree più caratteristiche della collina», conclude.

Il confronto tra i Comuni riflette quindi un dibattito più ampio che da anni accompagna il progetto della Gronda Est. Da una parte c’è chi vede nell’opera una possibile soluzione ai problemi di traffico che gravano sulle strade collinari, dall’altra chi teme le conseguenze ambientali e paesaggistiche di una nuova infrastruttura.
Il tema è diventato anche oggetto di discussione politica all’interno dei singoli Comuni. A Gassino Torinese, ad esempio, alcuni esponenti dell’opposizione hanno criticato la posizione dell’amministrazione guidata da Corrado. Il consigliere Maurizio Gazzara, già lo scorso novembre, aveva accusato il sindaco di non assumere una linea chiara sulla questione. Tra i temi sollevati dall’opposizione c’è anche quello della viabilità lungo la SP590 della Val Cerrina, uno dei tratti più congestionati della zona. «Il sindaco continua a sostenere con ostinazione che la Gronda sia inutile, ignorando l’evidenza di un traffico che soffoca il centro cittadino», aveva dichiarato Gazzara.
Il dibattito non riguarda però soltanto le istituzioni. Negli ultimi anni, anche diversi comitati di cittadini e associazioni ambientaliste hanno espresso la loro contrarietà al progetto. A settembre 2024, durante una riunione pubblica nel municipio di San Raffaele Cimena dedicata proprio allo studio di fattibilità della Gronda Est, all’esterno del palazzo comunale si era svolta una manifestazione pacifica di protesta. Mentre tecnici e amministratori discutevano le ipotesi di tracciato, i manifestanti chiedevano maggiore coinvolgimento e trasparenza nelle decisioni che riguardano il territorio.
I comitati temono soprattutto le possibili conseguenze ambientali dell’opera e chiedono di poter partecipare attivamente ai tavoli di confronto. «Non possiamo essere esclusi dalle decisioni che riguardano il nostro territorio», aveva spiegato uno dei portavoce durante la protesta.
Dopo decenni di studi e rinvii, il progetto della Gronda Est resta dunque un tema divisivo. Se da un lato cresce la pressione per trovare una soluzione ai problemi di traffico della collina torinese, dall’altro restano aperte molte domande sull’impatto dell’opera e sulle scelte infrastrutturali più adatte per il futuro del territorio.