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13 Marzo 2026 - 18:57
Donazione organi (foto di repertorio)
La tragedia del piccolo Domenico, il bambino di due anni morto lo scorso 21 febbraio all’Ospedale Monaldi di Napoli dopo il trapianto di un cuore danneggiato, non ha fermato la solidarietà degli italiani. Nonostante il forte impatto emotivo della vicenda sull’opinione pubblica, le donazioni di organi continuano a crescere.
I dati aggiornati diffusi dal Centro nazionale trapianti (Cnt) mostrano infatti un aumento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Dal 1° gennaio all’8 marzo 2026 le donazioni sono state 340, contro le 316 registrate nello stesso arco temporale del 2025. Un segnale importante che allontana il timore di un possibile “effetto rebound”, ovvero un calo delle donazioni dovuto alla sfiducia dopo il caso che ha scosso il Paese.
A spiegare il quadro è il direttore del Centro nazionale trapianti, Giuseppe Feltrin: «Gli ultimi dati aggiornati mostrano che dall'1 gennaio all'8 marzo abbiamo avuto 340 donazioni, mentre nello stesso periodo del 2025 erano state 316. Il tasso di opposizione nelle rianimazioni attualmente scende dal 27,7% al 26,9%. Ed anche i trapianti, sempre nel periodo 1 gennaio-8 marzo, sono saliti dai 764 del 2025 agli 837 di oggi».

GIUSEPPE FELTRIN - DIRETTORE CENTRO NAZIONALE TRAPIANTI
Secondo Feltrin, il dolore per quanto accaduto non ha rallentato il lavoro della rete trapianti italiana: «Certamente la tragedia di Domenico ha segnato l'opinione pubblica ed è una ferita profonda anche per la rete trapianti, ma al momento l'attività sta proseguendo senza variazioni negative».
La vicenda del piccolo Domenico aveva fatto temere un crollo della fiducia nel sistema sanitario e nelle donazioni. Anche il ministro della Salute Orazio Schillaci aveva invitato alla massima trasparenza dopo l’accaduto, sottolineando la necessità di chiarire ogni dubbio per tutelare la fiducia dei cittadini. «La sanità pubblica italiana è un'eccellenza e dobbiamo far sì che i cittadini continuino ad avere fiducia e chi compie un atto così nobile come quello di donare un organo, deve sapere che quell'organo verrà usato nel miglior modo possibile per salvare vite».

ORAZIO SCHILLACI, MINISTRO DELLA SALUTE
Nonostante la tragedia, la risposta della società italiana sembra andare nella direzione opposta ai timori iniziali. Lo dimostrano i numeri ma anche le parole della madre del piccolo, Patrizia Mercolino, che ha accolto i dati con emozione. «È una notizia che mi riempie di gioia. Ho sempre creduto nella donazione di organi, fino all'ultimo istante di vita di mio figlio ho chiesto e sperato che arrivasse un cuore nuovo. C'era il rischio che la tragedia di Domenico avesse un effetto negativo sulle donazioni, lo abbiamo temuto e invece non è stato così. È importante continuare ad avere fiducia nella buona sanità, nell'impegno quotidiano dei medici».

Patrizia Mercolino e Domenico
Proprio per mantenere viva questa cultura della solidarietà nascerà la Fondazione dedicata a Domenico, che sarà presentata il 18 marzo. L’iniziativa, spiega ancora la madre del bambino, avrà l’obiettivo di promuovere la cultura del dono e l’attenzione verso chi soffre. «La Fondazione intende anche promuovere la cultura del dono, della solidarietà, dell'attenzione a chi soffre. So cosa significhi attendere per anni la telefonata che può riaprire la speranza di vita per una persona cara, spero che questo trend di donazioni si rafforzi ulteriormente, anche per onorare la memoria del mio piccolo guerriero Domenico».
Il segnale positivo delle donazioni viene letto anche come una risposta collettiva alla tragedia. Secondo Maria Antonietta Gulino, presidente del Consiglio nazionale dell'Ordine degli Psicologi (Cnop), si tratta di un gesto di grande valore sociale. «È un segnale importante di resilienza sociale: evidentemente l'idea di solidarietà e di benessere comune non si lascia fermare da quanto purtroppo accade, a volte in maniera tragica, come nel caso del piccolo Domenico».

MARIA ANTONIETTA GULINO, PRESIDENTE CNOP
Per la presidente degli psicologi, continuare a donare significa anche trasformare il dolore in speranza. «Salvare altri bambini e altri pazienti in attesa di un organo per la loro sopravvivenza non solo resta prioritario, ma non si arresta. Indirettamente è anche un modo per ricordare Domenico e la difficile perdita della sua famiglia, che non può fermare la vita di altri bambini o di persone bisognose di cure».
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