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Cronaca
26 Febbraio 2026 - 16:24
La morte di Domenico scuote la sanità
Il cuore malato del piccolo Domenico è stato espiantato alle 14,18. Il via libera all’arrivo dell’organo prelevato a Bolzano è giunto solo alle 14,22. Quattro minuti di differenza che ora sono al centro dell’inchiesta della Procura di Napoli sul trapianto fallito che ha portato alla morte del bambino.
Il dato emerge dalle testimonianze rese dai sanitari ascoltati dagli inquirenti. Il cuore vecchio di Domenico era già sul tavolo operatorio quando i medici si sono accorti che qualcosa non andava nel contenitore utilizzato per trasferire al Monaldi l’organo prelevato a Bolzano.
Secondo quanto riferito da alcuni sanitari, il cardiochirurgo Guido Oppido, che ha impiantato il cuore danneggiato, avrebbe ripetuto più volte che, a suo parere, quell’organo non sarebbe ripartito.
Dalle testimonianze emergono anche momenti di forte tensione. Il 10 febbraio scorso si è svolta una riunione particolarmente accesa alla quale ha partecipato anche Guido Oppido. Al centro della disputa, la tempistica dell’espianto rispetto all’arrivo dell’organo. In quell’occasione, secondo quanto riferito, il cardiochirurgo avrebbe anche sferrato un calcio a un termosifone.
All’espianto del cuore nell’ospedale di Bolzano ha partecipato, come previsto dalla rete internazionale Eurotransplant, un’équipe austriaca del Centro Trapianti di Innsbruck. Sono stati i medici austriaci a intervenire in sala operatoria quando si è presentata una criticità durante l’espianto effettuato dai colleghi di Napoli. I sanitari di Innsbruck sono stati ascoltati dagli inquirenti italiani per completare la documentazione sui fatti. Interpellata dall’ANSA, la Clinica universitaria di Innsbruck non ha rilasciato dichiarazioni a causa dell’inchiesta penale in corso.

'Ospedale Monaldi e il frigo/box utilizzato nel trasporto del cuore - Ansa
Tra gli atti dell’indagine figura anche la testimonianza di tre infermieri presenti in sala operatoria al momento dell’arrivo del cuore da Bolzano. «Provammo a scongelare il cuore con acqua fredda, poi tiepida, infine calda». Il cestello venne estratto e all’interno c’era il cuore trasformato in un pezzo di ghiaccio.
Di fronte alla situazione, gli operatori sanitari avrebbero tentato ogni soluzione possibile. Poi la decisione di Guido Oppido, definita da lui inevitabile «per assenza di alternative», di procedere comunque al trapianto sul piccolo Domenico, che sarebbe morto due mesi dopo. Le testimonianze dei tre infermieri aprono un ulteriore squarcio sulle drammatiche fasi di quel pomeriggio del 23 dicembre scorso.
Intanto prosegue all’ospedale di Bolzano il lavoro degli ispettori inviati dal ministero della Salute per acquisire i documenti relativi al trapianto fallito. Emergono nuovi elementi sulle delicate fasi dell’espianto. In sala operatoria, come riportato da Corriere della Sera, Repubblica e Alto Adige, ci sarebbero stati momenti di tensione. Indiscrezioni confermate all’ANSA.
Come già comunicato nei giorni scorsi dal Dipartimento prevenzione sanitaria e salute di Bolzano agli inquirenti di Napoli, durante l’intervento sarebbero emerse significative criticità operative a carico del team di prelievo di Napoli. A complicare ulteriormente le operazioni, anche difficoltà di comunicazione tra l’équipe napoletana e quella di Innsbruck, avvenute in inglese.
Gli inquirenti dovranno chiarire se i medici intervenuti a Bolzano abbiano effettivamente informato i colleghi di Napoli delle criticità emerse in sala, in particolare del drenaggio insufficiente durante la fase di perfusione e dell’intervento correttivo eseguito dal team di Innsbruck.
L’analisi dei telefonini sequestrati potrebbe fornire ulteriori risposte. Resta infine aperta la questione del ghiaccio aggiunto a Bolzano e del rispetto dei protocolli e dei controlli previsti. Su questo punto gli inquirenti mantengono il massimo riserbo.
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