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11 Marzo 2026 - 19:57
Torino-Lione, prima talpa per scavare il tunnel di base in Italia
Prende forma uno dei cantieri infrastrutturali più imponenti d’Europa. È stata consegnata ufficialmente oggi, nello stabilimento Herrenknecht in Germania, la prima delle due maxi-frese destinate al versante italiano del tunnel di base del Moncenisio, cuore della futura linea ferroviaria merci e passeggeri Torino-Lione.
La gigantesca macchina, lunga 235 metri, è stata costruita nello stabilimento tedesco – l’ultimo europeo di questo settore – per il raggruppamento di imprese Uxt. La fresa è destinata a Chiomonte, in Val di Susa, dove servirà a realizzare la seconda discenderia prima di avviare lo scavo della galleria sud del tunnel di base.
Qui si trova il principale cantiere italiano della sezione transfrontaliera dell’opera, dove al picco delle attività è previsto l’impiego di circa 700 persone, che diventeranno mille considerando tutti i cantieri italiani legati al progetto.
A regime, nei prossimi anni, saranno sette le frese impegnate nello scavo del tunnel e contribuiranno a realizzare circa il 75% dei lavori sotterranei. La sezione transfrontaliera della linea misura 65 chilometri, tra Susa e Saint-Jean-de-Maurienne, ed è composta da due tunnel ferroviari paralleli, quattro discenderie – utilizzate per accedere alle gallerie durante i lavori – e 204 by-pass di sicurezza.
Secondo i dati aggiornati al 28 febbraio 2026, sono già stati scavati oltre 47 chilometri di gallerie, di cui più di 20 chilometri di tunnel di base, pari a circa il 29% dei 164 chilometri complessivi previsti per l’infrastruttura.
Alla cerimonia di consegna della maxi fresa hanno partecipato il presidente di Telt (Tunnel Euralpin Lyon Turin), Daniel Bursaux, e il direttore generale Maurizio Bufalini. Telt è la società incaricata di realizzare l’opera e gestirla per 99 anni. Collegati da remoto anche il vicepresidente del Consiglio e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini e il ministro dei Trasporti francese Philippe Tabarot.
Bufalini ha definito il progetto un salto tecnologico senza precedenti: «È un progetto che porta un'innovazione straordinaria, con le imprese più importanti del mondo».

MAURIZIO BUFALINI - TELT
Il direttore generale ha spiegato che il numero delle frese operative aumenterà rapidamente nei prossimi anni. «Alla fine del 2026 sui cantieri ci saranno altre tre frese: una in Italia, quella ricevuta oggi in consegna, e due in Francia», ha annunciato.
La macchina destinata al versante italiano dovrà essere smontata, trasportata e poi rimontata nel cantiere di Chiomonte, dove inizierà a scavare nel 2027.
«Da allora al 2028 lo scavo meccanizzato raggiungerà il suo picco», ha aggiunto Bufalini, spiegando anche la complessità tecnica dell’opera: «Scaviamo sotto oltre 2.000 metri di roccia, che pesa 3,5 tonnellate al metro cubo».
Nei cantieri lavorano attualmente circa 3.300 persone, ma il numero è destinato a crescere rapidamente. «Oggi sono al lavoro circa 3.300 persone e diventeranno 4.000 in un anno e mezzo», ha sottolineato.
Le frese utilizzate per questo tipo di scavi sono macchine altamente specializzate e progettate su misura. «Per ogni fresa si parte dalla concezione, viene ordinata e arriva dopo un anno», ha spiegato Bufalini, sottolineando che si tratta di tecnologie talmente avanzate da attirare visite di studenti e ricercatori da numerosi Politecnici europei, anche del Nord Europa.
Il trasferimento della fresa verso l’Italia sarà a sua volta un’operazione logistica complessa. La macchina sarà trasportata a Chiomonte in centinaia di viaggi su camion.
«La testa ha un diametro di oltre 10 metri e il cuscinetto è fuori misura per tutte le strade d'Europa», ha spiegato Bufalini.
Questa sarà anche l’unica fresa dell’opera che inizierà lo scavo direttamente dal piazzale esterno del cantiere. Per tutte le altre, invece, è stata realizzata una caverna di montaggio all’interno della montagna.
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