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10 Marzo 2026 - 18:22
C’è un dato che più di tutti racconta la trasformazione silenziosa – ma molto concreta – del sistema dei rifiuti nelle Valli di Lanzo e nel Ciriacese: 830 tonnellate in meno di rifiuto indifferenziato in un solo anno. È la fotografia che emerge dal bilancio di previsione 2026–2029 del Consorzio, che analizza l’andamento del 2025 e traccia la rotta per i prossimi anni. Una fotografia fatta di numeri, percentuali e tendenze che raccontano un territorio in cui la raccolta differenziata cresce, l’indifferenziato cala e la tariffa puntuale si conferma lo strumento più efficace per cambiare i comportamenti dei cittadini.
Il quadro complessivo è chiaro: gli obiettivi regionali sono stati superati, sia sul fronte della raccolta differenziata sia su quello della produzione di rifiuto indifferenziato pro capite.
Il primo dato simbolico riguarda la raccolta differenziata complessiva del territorio consortile. Nel 2025 ha raggiunto il 75,54%, superando non solo il target regionale fissato al 70%, ma anche quello previsto per gli anni futuri. Un risultato che colloca il territorio tra le realtà più virtuose del Piemonte e che conferma una tendenza ormai consolidata negli ultimi anni: meno rifiuti indifferenziati e sempre più materiali avviati al recupero.
Il dato medio, tuttavia, nasconde dinamiche molto diverse tra le varie aree. Nei comuni che hanno adottato la tariffa puntuale (TARIP) – cioè il sistema che fa pagare i rifiuti in base a quanto effettivamente si produce – la percentuale di raccolta differenziata sale addirittura all’80,49%. Alcuni centri superano stabilmente l’80%, con punte molto elevate. San Francesco al Campo sfiora l’87%, Givoletto supera l’86%, mentre Nole e Vauda Canavese viaggiano oltre l’85%. Anche Barbania si colloca sopra l’83%. Numeri che testimoniano come il sistema della tariffazione puntuale abbia inciso profondamente sulle abitudini dei cittadini.
Anche centri più grandi mostrano risultati solidi. Ciriè, ad esempio, raggiunge il 77,77% di raccolta differenziata, con un miglioramento rispetto all’anno precedente. Un risultato significativo se si considera la complessità urbana e la presenza di numerosi condomìni, realtà dove la gestione dei rifiuti è tradizionalmente più difficile.
Il secondo indicatore chiave è la produzione di rifiuto indifferenziato, cioè quello destinato al termovalorizzatore del Gerbido. Nel 2025 sono state prodotte 11.421 tonnellate di rifiuti indifferenziati, con una riduzione di 830 tonnellate rispetto all’anno precedente. Tradotto in dati pro capite significa 118 chilogrammi all’anno per abitante, quindi al di sotto del limite regionale fissato a 126 chilogrammi.
Anche in questo caso la differenza tra i territori è evidente. Nei comuni che applicano la tariffa puntuale la media scende addirittura a 92 chilogrammi per abitante all’anno, un valore molto inferiore agli obiettivi regionali. In alcune realtà il dato è ancora più basso: San Francesco al Campo si ferma a 54 chilogrammi per abitante, Barbania a 62, Givoletto a 64 e Nole a 65. Anche centri più grandi registrano miglioramenti significativi. Ciriè passa da 119 a 108 chilogrammi per abitante, San Maurizio Canavese da 124 a 111 e Lanzo Torinese da 128 a 115.
Proprio questi quattro comuni – Ciriè, San Maurizio, Nole e Lanzo – hanno contribuito da soli a circa 500 tonnellate di riduzione dell’indifferenziato. Un risultato legato anche all’introduzione dei cosiddetti cassonetti intelligenti, installati soprattutto nei grandi condomìni grazie ai finanziamenti del PNRR. Si tratta di sistemi che consentono di tracciare i conferimenti e che rendono più efficace la tariffazione puntuale.

Diverso il quadro nei comuni che utilizzano ancora il sistema di raccolta porta a porta senza tariffa puntuale. Qui la produzione media di indifferenziato si attesta a 147 chilogrammi per abitante, quindi sopra il limite regionale. Solo due comuni riescono a rispettare gli obiettivi: Grosso e La Cassa. Negli altri centri i valori restano più elevati, anche se in molti casi si registrano miglioramenti sensibili. Varisella, ad esempio, passa da 212 a 134 chilogrammi per abitante, Vallo Torinese scende da 142 a 129 e Cafasse da 153 a 139. Un segnale positivo che conferma una tendenza alla riduzione dei rifiuti, ma che evidenzia allo stesso tempo come la tariffazione puntuale sia uno strumento più incisivo nel cambiare i comportamenti.
Tra i nuovi comuni entrati nel sistema TARIP emerge un dato particolarmente significativo. Varisella ha ridotto la produzione di rifiuti indifferenziati di oltre un terzo, pari a 66 tonnellate in meno, cioè quasi il 37% in meno rispetto all’anno precedente. Un risultato che dimostra come il sistema possa funzionare anche in realtà più piccole. Buoni risultati arrivano anche da altri comuni: Pessinetto registra una riduzione del 18%, Grosso del 10%, mentre Cafasse e Fiano mostrano cali rispettivamente del 9 e del 6 per cento. Numeri che rafforzano l’idea di estendere progressivamente il modello ad altri territori.
Il quadro cambia quando si sale di quota. Nei comuni montani la produzione di rifiuti indifferenziati resta molto più alta, con una media di 248 chilogrammi per abitante all’anno. Le ragioni sono molteplici: la bassa densità abitativa, la presenza di seconde case e le difficoltà logistiche nella raccolta incidono pesantemente sui dati statistici. Alcuni esempi rendono evidente la dimensione del problema. Lemie e Ala di Stura superano i 430 chilogrammi per abitante, Groscavallo arriva a 438, Usseglio a oltre 500, mentre Chialamberto sfiora i 550 chilogrammi. Balme, con 640 chilogrammi pro capite, rappresenta uno dei valori più alti dell’intero territorio consortile.
Nonostante queste difficoltà emergono anche segnali incoraggianti. Pessinetto, grazie all’introduzione della tariffa puntuale, ha ridotto sensibilmente la produzione di rifiuti indifferenziati e ha portato la raccolta differenziata al 66,5%, dimostrando che anche nei territori montani il sistema può funzionare se adattato alle specificità locali.
Analizzando le singole frazioni di rifiuto emergono dinamiche interessanti. Il vetro registra una flessione sia nei quantitativi raccolti sia nei ricavi. Negli anni precedenti il Consorzio aveva scelto di uscire dal sistema COREVE per vendere il materiale sul mercato libero, approfittando di prezzi particolarmente favorevoli. Ma dalla metà del 2025 il mercato si è raffreddato, riducendo sensibilmente i corrispettivi economici. Il ritorno nella convenzione ha comportato un dimezzamento dei ricavi e controlli più severi sulla qualità del materiale conferito.
La carta mostra invece segnali di recupero dopo i cali registrati negli anni precedenti, anche se i quantitativi restano ancora sotto i livelli storici. Plastica e metalli, dopo la forte crescita registrata fino al 2023, negli ultimi due anni hanno subito un ridimensionamento. Una parte dei materiali viene infatti raccolta da soggetti privati autorizzati dalla Città Metropolitana, che conferiscono poi i dati al sistema complessivo della raccolta differenziata, ma che inevitabilmente riducono i quantitativi e quindi i ricavi del Consorzio.

L’organico torna a crescere, mentre la raccolta del verde resta su livelli comunque superiori rispetto agli anni precedenti. Ma la categoria che registra l’aumento più evidente è quella degli ingombranti, che da anni mostra una crescita costante. Un fenomeno che apre una nuova sfida per il sistema di gestione dei rifiuti: non limitarsi alla raccolta, ma sviluppare sempre di più il recupero e il riutilizzo dei materiali.
Proprio su questo fronte si concentrano molte delle strategie future. L’obiettivo è sviluppare centri del riuso accanto alle eco-stazioni, luoghi dove gli oggetti ancora utilizzabili possano essere recuperati, riparati e rimessi in circolazione. Una prospettiva che si inserisce pienamente nella logica dell’economia circolare: meno rifiuti destinati allo smaltimento e più materiali recuperati.
Con l’ingresso di nuovi comuni nel sistema TARIP l’83% della popolazione servita dal Consorzio – oltre 80.500 abitanti – utilizza ormai la tariffazione puntuale. Il Piano d’Ambito 2025–2030 prevede di estendere progressivamente questo sistema a tutti i comuni della pianura, completando il percorso nei prossimi anni.
Nel complesso i numeri raccontano una trasformazione che negli ultimi anni ha cambiato profondamente il sistema dei rifiuti nel territorio. Meno indifferenziato, più raccolta differenziata e maggiore responsabilità individuale. Una rivoluzione silenziosa fatta di tecnologie, organizzazione e piccoli gesti quotidiani dei cittadini. E se oggi il territorio ha già superato gli obiettivi regionali, la sfida dei prossimi anni sarà ancora più ambiziosa: trasformare sempre più rifiuti in risorse.
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