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“Mamma, io non ti lascio”: 91 anni per Elisa e una vita intera accanto al figlio Giulio

Amore e tenacia: il figlio che ha lottato contro la burocrazia per stare vicino a sua madre al novantunesimo compleanno.

“Mamma, io non ti lascio”: 91 anni per Elisa e una vita intera accanto al figlio Giulio

“Mamma, io non ti lascio”: 91 anni per Elisa e una vita intera accanto al figlio Giulio

Novantuno candeline. Novantuno anni di vita. E in quelle candeline non c’è solo il tempo che passa, ma tutto l’amore di un figlio che non ha mai lasciato sola la sua mamma.

Sabato 7 marzo 2026, nella casa di riposo San Giuseppe di San Mauro, la signora Elisa Brunello ha festeggiato il suo novantunesimo compleanno. Attorno a lei palloncini colorati, due torte al cioccolato, un grande mazzo di fiori gialli e gli amici della struttura che hanno voluto esserci. E accanto a lei, come sempre, il figlio Giulio Castello.

In piedi, dietro la carrozzina della madre, con una mano appoggiata sulla sua spalla e lo sguardo di chi non ha bisogno di parlare per farsi capire. Perché certe storie si raccontano da sole. Basta guardare un gesto, una carezza, il modo in cui un figlio guarda sua madre dopo una vita passata insieme.

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Elisa sorride. I suoi occhi si accendono davanti alla torta, alle candeline, a quella piccola festa che per molti potrebbe sembrare una cosa normale. Ma normale non è. Perché arrivare fin qui non è stato semplice. Non lo è stato per lei e non lo è stato per Giulio.

Chi ha seguito questa vicenda lo sa bene. Questa non è solo la storia di un compleanno. È la storia di un figlio che ha combattuto contro tutto e tutti pur di non lasciarla sola.

Per capire davvero il peso di quel sorriso bisogna tornare indietro all'estate del 2023 quando Giulio viveva con Elisa nell’appartamento di via Einaudi a Settimo Torinese. Una vita semplice che con il tempo si è trasformata in una battaglia quotidiana. La malattia della signora Elisa Brunello avanzava, lenta ma inesorabile. Demenza senile, le gambe che non reggevano più, la sedia a rotelle, le notti passate a vegliare.

Giulio faceva tutto.

Figlio, infermiere, badante, custode delle paure di quella donna che un tempo aveva fatto lo stesso per lui. Giorno e notte. Senza pause. Senza ferie. Senza sapere come sarebbe finita.

“Mia mamma ha bisogno di cure continue”, ci raccontava allora con la voce stanca. “Per tirarla su dal letto servono due persone. Da solo è impossibile”.

Arrivava un’OSS per qualche ora al giorno. Troppo poco. Il resto del tempo c’era lui. Solo lui.

“Tutti mi dicono che sono bravo a fare quello che faccio, ma io non ne ho più le forze”.

C’era rabbia nelle sue parole, ma soprattutto disperazione. La disperazione di chi vede la persona più importante della propria vita scivolare via giorno dopo giorno e non può fare nulla per fermarlo.

Fu allora che Giulio Castello lanciò il suo appello. Lo fece attraverso questo giornale, con la semplicità di chi non ha più nulla da perdere.

Chiedeva solo una cosa: una casa di riposo per sua madre. Un posto dove Elisa potesse essere seguita ventiquattro ore su ventiquattro. Perché da solo non ce la faceva più.

La risposta arrivò. I servizi sociali si mossero. Sembrava l’inizio della soluzione. Ma quando arrivò il trasferimento, la realtà si rivelò subito diversa. Elisa Brunello venne portata in una RSA a Tonengo d’Asti. Più di quaranta chilometri da Settimo Torinese.

Per molti può sembrare una distanza normale. Per Giulio era un muro impossibile da scavalcare. Perché Giulio una macchina non ce l’ha.

Per andare a trovare sua madre doveva prendere autobus, treni, aspettare coincidenze impossibili. Intere giornate spese per poter stare con lei poche ore.

“Quando arrivo e la vedo piango”, ci disse. “Quando vado via piango”.

E poi quella paura che gli stringeva lo stomaco ogni giorno.

“Vivo con il terrore di ricevere una telefonata. Prima o poi arriverà. Mi diranno che è morta. Se succede proprio il giorno in cui non sono riuscito ad andare da lei non me lo perdonerò mai”.

Giulio non si arrese. Continuò a chiedere, a protestare, a sperare. Non per sé. Per sua madre.

“Mia mamma è una donnina d’oro. Non ha fatto male a nessuno”. Era questo il pensiero che lo teneva in piedi quando tutto sembrava crollare.

Poi, finalmente, qualcosa cambiò. Dopo settimane di articoli, appelli e battaglie, arrivò la notizia che tutti aspettavano. Elisa venne trasferita in una struttura molto più vicina a casa.

Quando la incontrammo il giorno dopo il trasferimento, Elisa Brunello era seduta nella sala comune. Giulio le passava una caramella senza zucchero e lei parlava di ciclismo e di sport, con un sorriso che sembrava quello di una bambina.

“Ah beh, qui sì che sto bene”, disse. E Giulio, con gli occhi lucidi, aggiunse: “Io non so come farò senza di lei, quando non ci sarà più. Ma sono contento che me l’abbiano avvicinata. Così posso godermela un po’ di più”.

Oggi sono passati anni da quel giorno. Il tempo ha continuato a scorrere, come fa sempre. Ma una cosa non è cambiata.

Giulio è ancora lì. Accanto a sua madre.

Sabato, nella sala della casa di riposo di San Mauro, quando Elisa Brunello ha spento le candeline dei suoi novantuno anni, qualcuno ha applaudito. Qualcuno si è commosso. Perché certe storie non sono solo storie. Sono pezzi di vita vera.

Sono la dimostrazione che esiste un amore che non si arrende alla fatica, alla burocrazia, alla solitudine.

Giulio Castello lo disse anni fa con la voce spezzata. “Non si abbandona un cane, figuriamoci una madre”.

Guardando quella festa, quel figlio in piedi accanto alla carrozzina e quel sorriso fragile di Elisa, si capisce che non erano parole buttate lì. Era una promessa. E Giulio quella promessa, fino ad oggi, l’ha mantenuta.

TUTTA LA STORIA DI ELISA E GIULIO

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